Tag: Nba 2015/16

  • Diario di un tifoso a Brooklyn: Nets-Celtics

    Diario di un tifoso a Brooklyn: Nets-Celtics

    Qualche giorno per riprendersi dalle emozioni del Madison e siamo già pronti ad affrontare un altro episodio di questo sogno americano.

    Prendiamo la metro, fermata: Atlantic Avenue/Barclays Center. Pochi gradini e ci troviamo di fronte a questo gioiellino architettonico aperto nel 2012 e da quel giorno casa dei Brooklyn Nets.

    L’interno è uno spettacolo, appena entrati  un gruppo di cheerleader mi chiede di fare una foto con loro (dopo il permesso della fidanzata presente al campo insieme a me) si corre a fare la foto, voi non lo avreste fatto? Se al Madison si respira la storia qui si vede la voglia della proprietà di creare qualcosa di unico in modo tale da far avvicinare tifosi a questa squadra da sempre considerata la formazione B rispetto ai Knicks.

    Questa voglia di rivalsa è dimostrata anche dalla presentazione delle squadre, niente di spettacolare, nessun laser o fumogeno ma un video. Un video in cui vengono mostrate immagini di campetti di periferia, immagini di Brooklyn vista come una città e una classe sociale diversa dalla più ricca Manhattan. Il messaggio è chiaro “Rappresentiamo Brooklyn”, un video che punta a stimolare l’orgoglio di una società spesso maltrattata mediaticamente dal mondo dell’Nba. Una società che dall’arrivo della nuova dirigenza targata Prokhorov sta cercando di salire di livello con investimenti importanti soprattutto nelle prime stagioni (Pierce, Garnett e Terry su tutti), ma che nelle ultime due annate sta costruendo una squadra basata su un progetto più a lungo termine magari non puntando su nomi di primo livello ma su giocatori che ben si adattano al gioco del loro allenatore Lionel Hollins.

    Dopo la cessione a Dallas di Deron Williams, le stelle della squadra sono Brook Lopez, Joe Johnson e Jarret Jack con alcuni buoni giocatori in panchina come Young, Hollis-Jefferson ma soprattutto il nostro Andrea Bargnani. Naturalmente il mio tifo di stasera è tutto per lui, il Mago, che dopo alcuni stagioni incolore passate tra Toronto e i Knicks ha rifiutato in estate un contratto da parte dei Kings (dove avrebbe ritrovato Belinelli) per accasarsi ai Nets. In cerca di rivalsa sperando che gli infortuni diano tregua ad un giocatore che ha dimostrato in questi anni di possedere una mano delicata e grandi capacità offensive, purtroppo poco accompagnate da una dedizione difensiva e al rimbalzo idonea al livello.

    foto nets

    Avversario di giornata per i Nets sono i Boston Celtics, squadra leggendaria che ha visto nel suo roster alcuni tra i più grandi giocatori dell’Nba su tutti Larry Bird e Bill Russell.

    Purtroppo per tutti i tifosi bianco-verdi i tempi di gloria sono lontani, il roster è giovane e ha come punte di diamante due “piccoletti” come Thomas e Bradley coppia da 20 punti a serata ciascuno che potrebbe bastare per centrare l’obiettivo playoff.

    La partita è gradevole  i protagonisti in campo mettono in mostra grandi gesti atletici e tecnici. Hollis-Jefferson gioca da rookie corre e salta su ogni pallone, volando a canestro su ogni alzata di Jack mentre per Johnson  gli anni passano ma dal perimetro è sempre una sentenza. Boston risponde con i due piccoletti terribili e rimane in partita; ma la mia attenzione si accende quando entra il numero 9 dei Nets il nostro portacolori: Bargnani.

    Pronti via e Bargnani va già a segno le sue azioni sono semplici e remunerative; blocco sulla linea dei tre punti taglio verso l’interno e tiro morbido che si adagia lento lento nel canestro. Magari non sarà un mostro nel gioco spalle a canestro o non avrà la potenza di andare a schiacciare sfondando le difese avversarie, ma nel tiro piazzato è probabilmente uno dei migliori giocatori della lega.

    Davanti a me due omoni  lo insultano per tutto il tempo che è sul parquet, non riuscendo a far finta di niente da buon patriottico mi muovo in difesa del mago e ad ogni canestro esulto come fosse la finale dei Mondiali.

    I Celtics cercano di stare in partita ma i Nets stasera sono carichi grazie anche all’ottima prestazione di Lopez che oltre ad una dose massiccia di rimbalzi mette insieme una strabiliante doppia-doppia segnando sul personale tabellino venti-tre punti.

    Strano come i fratelli Lopez si siano ritrovati nella stessa città ma con casacche differenti (Robin gioca nei New York Knicks). Tra i due è la stella dei Nets il più talentuoso anche se, come Bargnani, spesso vittima di infortuni.

    Nelle pause del gioco mi guardo intorno e ammiro le maglie ritirate, due su tutte mi emozionano: quelle di Jason Kidd e Julius Erving. Due nomi che non avrebbero bisogno di presentazione ma per chi non li conoscesse Jason Kidd (attuale allenatore dei Milwaukee Bucks) è stato uno dei più grandi playmaker degli ultimi 20 anni vincendo il titolo con i Dallas Mavericks. Il secondo, per tutti Doctor J, è l’uomo che ha rivoluzionato il basket volando letteralmente sopra gli avversari, influenzando il gioco degli anni successivi a lui (Jordan ne è stato un grande ammiratore) e, anche per lui, un titolo solo in Nba con Philadelphia ma l’immortalità della Hall of Fame.

    doctor j

    Il clima al Barclays è una vera festa, lo speaker urla ed esalta la folla per tutti e quattro i tempi. Qui la gente viene invitata ad urlare –“Make some noise“- e i giocatori dei Nets in campo ricambiano l’affetto dei tifosi arrivando alla vittoria finale con relatività facilità.

    Anche questa esperienza è finita è il momento di andare, non prima di aver svaligiato l’official store del palazzetto; un esperienza diversa rispetto a quella del Madison, dove l’emozione e la sacralità aveva toccato punti altissimi, qui la partita è stata più vissuta, più chiassosa ma senza ombra di dubbio uno spettacolo meraviglioso come quello del MSG.

    Per un tifoso come me sono state due partite che rimarranno sempre nella mia mente, qualcosa di magico che sicuramente non scorderò mai.

    Grazie Nba … See you soon.

  • Parte l’Nba 2015, tutti a caccia dei Warriors

    Parte l’Nba 2015, tutti a caccia dei Warriors

    La notte che tutti gli appassionati stavano aspettando è finalmente arrivata, stasera si comincia, dopo settimane e mesi di snervante attesa…STASERA riparte il campionato di basket più bello del mondo l’NBA, anche se molti sottolineano come lo spettacolo offerto dai giganti americani non abbia paragoni in nessun altro sport.

    Riparte con i Warriors di Steph Curry e Andre Iguodala, rispettivamente mvp della season e mvp delle finals, con un anello pesante al dito e un bollino rosso sul petto. Loro sono la squadra da battere, loro sono il metro di paragone ma dietro l’armoniosa orchestra allenata da Kerr ci sono una serie di pretendenti che non faranno certe dormire sonni tranquilli ai campioni in carica.

    season

    Quattro su tutte: Clippers, Rockets, Spurs e Cavs.

    I Clippers, come abbiamo gia detto nello speciale a loro dedicato, hanno costruito intorno alle loro stelle Paul e Griffin una squadra da titolo sopratutto grazie ad una panchina lunghissima e ad una guida in campo come Paul Pierce che quando sente profumo di partite epiche si esalta.

    Anche i Rockets hanno due stelle importanti Harden e Howard dove sopratutto il primo ha dimostrare di poter stare al tavolo dei grandi campioni di questo sport e nella campagna acquisti ha richiesto e ottenuto un play come Ty Lawson con molti punti nelle mani.

    Degli Spurs abbiamo gia detto tanto al gruppo vincente di due anni fa è stata aggiunta un ala grande dominante come La Marcus Aldridge, se l’ex stella di Portland saprà inserirsi negli schemi di Coach Popovich (appena nominato coach della formazione Usa) ne vedremo delle belle.

    E poi c’è il re, il piu forte giocatore della lega tornato a casa per inseguire un anello che lo porterebbe ad un livello incredibile di questo gioco, la dirigenza Cavs si è svenata per lui, ha rivoluzionato la squadra al suo volere portando oltre ad Irving una stella come Love e tanti buoni giocatori come Mozgov, Smith e Shumpert, ma per lui si fa questo e altro sopratutto perchè Lebron James può veramente portare il titolo a Cleveland.

    Dietro loro ne potremmo citare altre di formazioni che possono dire la loro in vista delle Finals, ad esempio Memphis, Chicago, Oklahoma hanno il roster e l’esperienza per puntare al bottino grosso ma se c’è una cosa che l’Nba ci ha insegnato è mai fare pronostici azzardati, tutto può succedere quando la palla pesa dopo 82 partite di regular season ma anche per questo è il campionato più bello del mondo.

    Buon campionato a tutti…

  • Italians do it better: Sacramento Kings

    Italians do it better: Sacramento Kings

    Cominciamo il nostro racconto della squadre Nba che vedono coinvolti i nostri portabandiera della palla a spicchi, analizzando la campagna acquisti e il roster di una formazione che saprà essere assoluta protagonista della lotta playoff: i Sacramento Kings.

    La squadra di Vlade Divac, il quale dopo le grandi stagione da giocatori si sta ritagliando un ruolo di assoluto valore come Gm nella lega, ha svolto un ruolo da assoluta protagonista portando in California molti pezzi pregiati della free agency 2015, uno di questi è senza dubbio Marco Belinelli.

    Quello che spesso è stato considerato il “meno dotato” dei tre fenomeni italiani, sicuramente al suo arrivo in Nba gli occhi erano puntati sulla prima scelta Bargnani e sull’impatto che stava già avendo a livello europeo Gallinari, si presenta alla corte di Coach George Karl con un esperienza da campione Nba vissuta in una franchigia come i che lo hanno fatto crescere diventando un autentica sentenza dall’arco dei 3 punti.

    Il contratto strappato in estate lo porterà ad essere uno dei punti fondamentali delle rotazioni Kings, sia partendo negli starting five sia uscendo dalla panchina; starà al nativo di San Giovanni Persiceto dimostrare che la crescita sotto la tutela degli speroni lo ha fatto diventare finalmente un elemento di spicco in questa franchigia.

    Il bombardiere italiano però non è la sola faccia nuova di una formazione che per ritornare ai fasti dei primi anni del millennio, quando il pubblico di Sacramento si emozionava per le giocata di Webber, Christie e Bibby. Si perché intorno al confermatissimo Cousin, il quale dovrà dimostrare di essere a pieno diritto uno dei migliori centri della lega tralasciando quei limiti caratteriali che troppo spesso  lo hanno coinvolto nei suoi anni in Nba, e il poliedrico e talentuoso Rudy Gay autentica stelle della squadra è arrivato un altro ex campione Nba Rajon Rondo.

    Per Rondo questa suona molto come l’ultima chiamata di rilancio di una carriera che dopo gli anni a Boston dove il play con il numero 9 aveva il compito di accendere le micce da fuoco di giocatori come Ray Allen, Paul Pierce e Kevin Garnett; ha visto un brusco ridimensionamento nella corta esperienza con i Mavs dove il talento di Rondo non è mai emerso e la squadra dal suo arrivo ha subito una crisi profondissima.

    rondo

    Rondo, Gay, Cousin, Belinelli e Maclemore sarebbe gia un quintetto ottimo in vista dei playoff ma Divac non ha finito qui e si è accaparrato le prestazioni di due ottimi comprimari come Caron Butler, capace di portare molti punti in uscita dalla panchina, e il greco Kosta Koufos lungo capace anche di giocare in posizione 4 e di creare una gran coppia sotto i canestri con il suddetto Cousin.

    Tanti giocatori d’esperienza e con tanti punti nelle mani ma probabilmente il più interessante nuovo arrivato in prospettiva è l’arrivo dal draft di Willie Cauley-Stein, un 4-5 con le mani dolci che potrà essere un ottimo alternativa nei giochi di Coach Karl.

    Un allenatore importante, un organico importante che mischia ardore giovanile ed esperienza con tanti punti nelle mani gli ingredienti per la lotta playoff ci sono tutti ora sta ai King riportare la postseason alla vecchia Arco Arena.

  • Spurs: Aldridge a scuola da Duncan per il futuro della franchigia

    Spurs: Aldridge a scuola da Duncan per il futuro della franchigia

    Iniziamo il nostro percorso di introduzione al campionato Nba che andrà ad iniziare a breve, analizzando due formazioni che si sono distinte nella free agency di quest’estate guadagnando con pieno merito il titolo di regine del mercato: San Antonio Spurs e Los Angeles Clippers.

    Un altro giro, ancora un altro giro anzi un ultimo giro, queste sono le parole che sono nella testa di due autentici simbolo dell’Nba come Ginobili e Duncan; queste sono le parole che hanno scosso tutta l’America cestistica.

    Si perché i due veterani degli Spurs, hanno deciso di ritardare il ritiro dai parquet per provare ancora una volta la rincorsa verso quell’anello tanto desiderato che viene assegnato ai campioni dell’Nba.

    Un altro giro con una squadra dove l’era dei Big Three sembra arrivata al capolinea ma dietro i vari Duncan, Manu Ginobili e Tony Parker stanno crescendo giocatori capaci di continuare a mantenere i neroargentoai vertici del campionato, la dove una leggenda delle panchine come Greg Popovich merita di stare.

    Leonard e Green sono il futuro della franchigia ma per completare un futuribile triumvirato i dirigenti della società hanno portato in Texas il pezzo più pregiato del mercato free agent del 2015: Lamarcus Aldridge.

    Aldridge dopo essersi imposto agli occhi degli appassionati con la casacca di Portland tenta il salto di qualità in una franchigia abituata a vincere dove lui può diventare l’uomo franchigia per le stagioni future. Lamarcus ha mani delicate e centimetri per imporsi definitivamente in questa lega e sicuramente la presenza sotto canestro di Tim Duncan potrà solo farlo crescere, cosa che non è successo all’uscente Thiago Splitter (sacrificato dalla dirigenza in direzione di Atlanta per liberare spazio salariale).

    tim

    Si perché alla fine tutti i sogni della franchigia neroargento passano sempre dal numero 21 (normale direte voi quando si parla di uno dei giocatori più forti della storia dell’Nba) ma il caraibico è ancora l’ago della bilancia per il gioco di Gregg Popovic e sicuramente con Aldridge vicino a lui le difese avversarie avranno molte difficoltà nel decidere il da farsi.

    Aldridge è l’emblema del cambiamento di mentalità da parte della dirigenze texana perché se una volta i cicli vincenti degli Spurs si costruivano partendo dalle scelte del draft invece quest’anno ha fatto la voce grossa nella “campagna acquisti” dei free agent portando a casa il centro ex Portland ma anche un ottimo rincalzo per il reparto lunghi come David West.

    West dopo le ulltime stagione passate con Indiana dove ha sfiorato le Finals dovendo arrendersi solamente ai Miami Heat di Lebron James, arriva a San Antonio desideroso di dare il suo contributo nella rincorsa a un titolo che può essere il coronamento di una ottima carriera.

    Due grandi acquisti per un organico che ha cambiato molto soprattutto tra i giocatori che compongono la panchina (Belinelli a Sacramento ne è un esempio) ma che si presenta ai nastri di partenza con lo status di una delle squadre favorite in una conference come quella dell’Ovest che vede la qualità delle sue formazioni sempre più in crescita con i campioni in carica di Golden State che dovranno difendersi da molte pretendenti al loro titolo.

    Unico punto di domanda per Popovic e il suo staff, tra i quali ricordiamo esserci anche Ettore Messina; è sicuramente la questione riguardo la tenuta fisica di Tony Parker e Manu Ginobili. Si perché se i due geometri del gioco neroargento riusciranno a mantenersi in forma fino alla fine della post-season allora San Antonio avrà delle grossissime possibilità di arrivare fino all’ultimo possesso delle Finals, in caso contrario se dovessero avere problemi come la passata stagione Popovic dovrà trovare un alternativa per far si che non si rivelino un peso sui due lati del campo