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  • I perché della lite Allegri-Inzaghi

    I perché della lite Allegri-Inzaghi

    In casa Milan non si parla d’altro. La lite Allegri-Inzaghi è sicuramente l’argomento del giorno. Una notizia rilanciata in esclusiva nel pomeriggio da Novastadio e diventata nello spazio di pochi minuti una bomba ad orologeria, grazie anche ad un social network come Twitter. Il portale d’informazione rossonero Milannews ha immediatamente dato risalto al “fattaccio”. Il tutto è avvenuto nel pomeriggio di ieri, quando Allegri si è presentato al Centro Vismara, dove si tengono le sedute di allenamento del settore giovanile rossonero. Il tecnico livornese, accompagnato dal responsabile dell’area tecnica Filippo Galli, era andato a salutare i colleghi di Milanello, fra cui lo stesso Filippo Inzaghi, attuale allenatore degli Allievi Nazionali. Allegri avrebbe rivolto il saluto a Superpippo, ma quest’ultimo, ignorandolo, ha continuato come se niente fosse l’allenamento (secondo una prima ricostruzione offerta dal giornalista del Corriere dello Sport Furio Fedele).

    Ciò ha mandato in bestia il Conte Max, che avrebbe apostrofato in maniera poco elegante Inzaghi con un colorito “pezzo di m.”.  L’ex attaccante del Milan non si sarebbe fatto pregare, rispondendo per le rime, dopo aver trascorso gli ultimi due anni ai margini della squadra durante la gestione Allegri (senza dimenticare che fino a giugno scorso c’era un certo Zlatan Ibrahimovic in rosa). Chi ha assistito al violento diverbio tra i due tecnici, riferisce inoltre che i due sarebbero venuti quasi allo scontro fisico. L’aggravante è ovviamente che il tutto dovrebbe essere avvenuto davanti ai ragazzi allenati da Inzaghi (sebbene quest’ultimo particolare sia stato negato dallo stesso Filippo Galli).

    Filippo Inzaghi sulla panchina degli Allievi Nazionali | ©Marco Luzzani/Getty Images

    Il nervosismo e la tensione alle stelle degli ultimi giorni hanno tirato un brutto scherzo ad Allegri, che sente la sua panchina traballare ad ogni nuova ora. L’atteggiamento di Inzaghi non è andato giù al livornese, lo stesso Inzaghi che i media danno in pole-position per raccogliere il posto vacante dell’ex Cagliari (ricordiamo che lo stesso tecnico degli Allievi ha compiuto un’importante apertura per la panchina della Prima squadra, offrendo la propria disponibilità). I due non si sono mai amati, complici anche le due esclusioni consecutive dalla lista Champions nell’ultima stagione.

    In serata è arrivato un comunicato stampa della società rossonera, il quale smentisce la lite tra Inzaghi e Allegri (di solito è questa la prassi). Sono quindi arrivate le stesse dichiarazioni ufficiali di Galliani, che ha raccontato di aver parlato con entrambi e che questi abbiano minimizzato l’accaduto. Come conseguenza l’allarme è rientrato. Sì, ma per quanto?

  • Maldini psicologo del Milan? Berlusconi ci pensa

    Maldini psicologo del Milan? Berlusconi ci pensa

    Maldini torna al Milan? La situazione in casa Milan è disperata e le voci sul futuro della squadra rossonera stanno iniziando a diventare incontrollabili. L’ultima trovata della carta stampata nazionale vuole Paolo Maldini come nuovo psicologo del Milan. Secondo quanto riportata dall’edizione di stamani del Corriere dello Sport, il presidente Berlusconi avrebbe individuato nel leggendario difensore del Milan una possibile soluzione per fortificare lo spirito di un gruppo che mentalmente pare a pezzi. La gestione Allegri è ormai ai titoli di coda, Udine sarà verosimilmente l’ultima tappa per il tecnico livornese, con il numero uno di Via Turati che avrebbe voluto licenziarlo già nella notte di Champions League post Anderlecht. In pole position c’è Mauro Tassotti, che insieme a Maldini andrebbe così a ricostituire un pezzo di storia del Milan, di quella squadra che nei primi anni ’90 aveva incantato l’Europa e il mondo con il maestro Sacchi e mister Capello.

    Una notizia che stride rispetto al velo della realtà rossonera. Non si può nascondere il fatto che Maldini non sia mai stato cercato dalla società di Via Turati, lui che più di ogni altro aveva contribuito negli ultimi 20 anni ad accrescere la leggenda del club e il senso di bandiera, un concetto che oggigiorno pare essersi estinto in Italia (se si esclude l’argentino Zanetti, dopo la partenza di Del Piero in Australia). Allora perché proprio adesso si parla del suo ritorno al Milan? Forse per la situazione disperata in cui versa Milanello? Più semplicemente perché forse sta cambiando qualcosa a livello dirigenziale.

    Paolo Maldini premiato da Platini nel 2009 | ©STEPHANE DANNA/AFP/Getty Images

    Non fu Berlusconi, bensì Galliani ad osteggiare fin dall’inizio l’ingresso in società di Paolo Maldini. Il motivo è rimasto ad oggi sconosciuto, anche se non è difficile individuare la causa. L’ex capitano del Milan è visto come un personaggio scomodo, fin troppo amato dal tifo rossonero, e questa popolarità potrebbe alterare in via definitiva gli equilibri già precari che si registrano in Via Turati. Galliani è sempre più soffocato dalla presenza di una certa Barbara Berlusconi, che il padre ha voluto inserire nel quadro dirigenziale lo scorso anno. Scegliere Maldini quindi sarebbe una decisione presa al 100% dalla famiglia Berlusconi, intenzionata però ad assegnare un ruolo tecnico alla bandiera rossonera e non societario, una sorta di compromesso quindi per rispetto di Galliani ma neanche silenziosa a tal punto da passare inosservata.

  • Esonero Allegri? Udine decisiva

    Esonero Allegri? Udine decisiva

    Qual è la parola chiave più ricercata su internet relativa al Milan? Esonero Allegri. Sì, pare che ormai tutti gli indizi portino al licenziamento del tecnico livornese. Come riportato da Sky stamani, Galliani ha ricevuto nel post partita di ieri la telefonata del patron Silvio Berlusconi. Un colloquio telefonico, il secondo nel giro di pochi giorni, che ha per certi versi segnato il destino di Allegri. La condanna sull’ex allenatore di Sassuolo e Cagliari è stata già firmata: il giudice ultimo sarà l’Udinese. Quattro giorni ancora e poi si saprà se l’attuale tecnico rossonero resterà in sella o meno. La crisi è ormai aperta, profonda, poco controllabile anche da chi è stato un perfetto gestore in questi due anni al Milan. Succede sempre così nel calcio, alla fine sono i più deboli a pagare il prezzo più salato.

    Sarebbe da stupidi pensare che il flop della squadra rossonerain questo avvio di stagione sia da attribuire esclusivamente ad Allegri. Lo stravolgimento estivo della rosa non poteva non avere conseguenze immediate sul piano sportivo, anche se nessuno immaginava che potessero essere di tale portata. Manca la qualità in mezzo al campo, in attacco Ibrahimovic non c’è più, e la difesa è orfana di quello che è tutt’ora considerato il centrale difensivo più forte al mondo. Tutto chiaro, meno il perché la società non abbia rimpiazzato a dovere i calciatori che sono andati via, considerato il denaro entrato nelle casse rossonere. Qui finiscono le colpe della società, se di colpe si può parlare, e qui iniziano quelle di Allegri.

    Massimiliano Allegri durante Milan-Anderlecht | ©OLIVIER MORIN/AFP/GettyImages

    Dal livornese ci si aspettavano nuove idee, un gioco diverso rispetto a quello offerto negli ultimi due anni, che aveva in Ibrahimovic l’accentratore totale. Sono trascorsi più di tre mesi e la situazione sotto questo punto di vista è disperata. Contro la Sampdoria sembrava quasi che in campo ci fosse ancora Ibrahimovic, con lanci lunghi incomprensibili verso una prima punta che non c’è più. Pazzini è diverso da Ibra, non brilla tanto nel far risalire la squadra o giocare di sponda quanto invece per colpo di testa e finalizzazione  in area di rigore. Sapendo questo, perché allora proseguire nello stesso canovaccio delle ultime due stagioni?

    C’è poi il caso Boateng che merita una riflessione particolare. Il ghanese si è preso la maglia numero 10, quella promessa da Galliani a Ibra prima che lo svedese fosse venduto insieme a Thiago Silva al Psg. Un maglia e un numero che assegnano pressione e responsabilità a chi la indossa. Che il Prince sia fuori forma è fin troppo evidente. Ma forse c’è qualcosa di più, un problema psicologico di fondo che frena il ghanese. Senza Ibrahimovic sono forse troppe le responsabilità che gravano sul Boa? Sì. Prima bastava passarla a Ibracadabra e lanciarsi in area (vedi Nocerino, vedi Boateng). Ora non è più possibile giocare in questa maniera e i limiti tecnici del Prince vengono a galla indistintamente. Perché quindi ostinarsi a schierarlo in quella posizione, anche se è quella preferita dal ghanese? Perché non varare il 4-3-3, con Bojan ed El Shaarawy esterni insieme a Pazzini, retrocedendo Boateng a centrocampo per dare più forza ad un reparto che con De Jong e Montolivo è ancora competitivo? L’ora della verità si avvicina, Udine è alle porte.

  • San Siro resta tabù, Milan fermato dall’Anderlecht

    San Siro resta tabù, Milan fermato dall’Anderlecht

    Termina a reti bianche la sfida tra Milan-Anderlecht, valida per la prima giornata della Fase a gironi di Champions League. Un pareggio che non aiuta la condizione psicologica della squadra rossonera, tanto meno quella del tecnico. Allegri rischia, lo sa, e dopo lo 0-0 di ieri sera serpeggia in Via Turati il desiderio di voltare pagina. In questo senso Udine diventa una tappa fondamentale, crocevia chiave per l’intera stagione del Milan. Tornare al gol, ma sopratutto alla vittoria, darebbe ossigeno puro alla squadra e un’esame in più per il livornese. La volontà nello proseguire insieme è stata ancora una volta espressa nella giornata di ieri da Adriano Galliani, ma è normale che l’allenatore di un club come quello rossonero debba sempre confrontarsi con i risultati. Quando questi vengono a mancare, va da sé che la fiducia intorno a lui può scemare, fino all’inevitabile licenziamento. I segnali lanciati dalla squadra contro i campioni del Belgio non sono incoraggianti. San Siro d’altronde ha palesato chiaramente ciò che prova in questo momento, il più difficile se consideriamo la sola gestione Allegri.

    Primo tempo da brividi per il Milan, con l’Anderlecht capace di tenere maggiormente palla nonostante difronte abbia quelli che fino a due anni fa erano considerati i maestri del palleggio. Le scelte iniziali del tecnico toscano non sortiscono l’effetto sperato. Boateng è ancora lontano dalla migliore forma fisica, mentre Pazzini non riceve quasi mai il pallone, nonostante il modulo prevedesse un uomo in più (Emanuelson) deputato a servire cross importanti per la testa dell’ariete rossonero. L’ex centravanti di Inter e Samp appare ancora poco mobile lì davanti, corpo estraneo alla “manovra” della squadra. La più ghiotta occasione nella prima frazione di gioco capita fra i piedi di Flamini, servito ottimamente da Emanuelson, ma il francese spreca la palla del possibile vantaggio. Per il resto è più Anderlecht che Milan, con Abbiati bravo a sventare i pericolosi attacchi degli ospiti. La ripresa inizia subito con l’occasionissima per Biglia, a cui risponde El Shaarawy (entrato al posto di Boateng), che di testa per poco non trova la rete dell’1-0. Con l’ingresso del Faraone i rossoneri appaiono più volitivi. La catena di destra è quella che convince di più, anche grazie a un bravissimo De Sciglio. Il giovane terzino destro serve un cross perfetto per l’inserimento di Pazzini che manca di un soffio la deviazione vincente. L’ultimo sussulto alla gara lo da Emanuelson che in corsa spara alto da posizione difficile, dopo l’ennesima discesa dalla sinistra di El Shaarawy. Finisce tra i fischi di un San Siro deluso. La musica della Champions stavolta non ha aiutato il Diavolo.

    Kevin Prince Boateng al momento della sostituzione | ©Claudio Villa/Getty Images

    Milan-Anderlecht le pagelle

    De Sciglio 6,5: insieme al rientrante Mexes è il più brillante del reparto difensivo rossonero. La personalità del ragazzo classe ’92 è importante.
    De Jong 5: a tratti imbarazzante la prova dell’olandese. In fase di palleggio sbaglia tanto, troppo quando sei in mezzo al centrocampo del Milan.
    Boateng 4: il ghanese è fuori forma. Come aggravante, il numero 10 del Milan cerca sempre la conclusione personale anziché il passaggio ai compagni.
    Pazzini 5: fa davvero poco per smarcarsi dal suo diretto avversario. Il gioco dei rossoneri non lo aiuta, ma anche lui non è esente da colpe.
    El Shaarawy 6,5: entra in campo ad inizio ripresa e dopo cinque minuti ha subito il pallone dell’1-0. Mostra costanti segnali di crescita dal punto di vista fisico.
    Allegri 5: si ostina ad utilizzare dal primo minuto Boateng anche se fuori condizione. Ancora una volta non convincono i cambi, specialmente Emanuelson sostituito nel finale da Constant. Perché non mettere una punta in più (Bojan)?

    GLI HIGHLIGHT DI MILAN-ANDERLECHT

     

  • Allegri cambia il Milan, Pazzini unica punta

    Allegri cambia il Milan, Pazzini unica punta

    Stasera a San Siro il Milan fa il suo esordio nell’edizione 2012-2013 della Champions League. Ospite dei rossoneri l’Anderlecht, i campioni del Belgio in carica. Un match che può dire tanto sull’immediato futuro in casa Milan. Allegri è a rischio, nonostante le continue cene tra lui e Galliani facciano pensare ad una situazione ancora piuttosto stabile. Sullo sfondo si profila un inedito duo composto da Tassotti e Inzaghi, soluzione che ad oggi rimane come la più probabile, considerando anche l’assenza di alternative. La sconfitta interna contro l’Atalanta tre giorni fa ha gettato nello sconforto il tifo rossonero e la sfida di oggi sarà un test probante anche per misurare lo stato d’animo degli spettatori presenti al Meazza. La tradizione e il blasone europeo del Milan sarà sufficiente per avere la meglio sull’Anderlecht oppure si registrerà l’allargarsi di una crisi il cui unico rimedio sembra quello del licenziamento di Allegri?

    L’undici titolare del Milan di questa sera potrebbe essere molto diversorispetto a quello visto negli ultimi 2 anni con il tecnico livornese e più in generale negli ultimi dieci anni. Allegri infatti pare intenzionato a giocarsi la carta del 4-3-2-1. Il ritorno all’albero di Natale segnerebbe un cambio storico, che i maligni leggono come scelta dettata dalla sindrome da “ultima spiaggia”. La crisi tattica-tecnica dei rossoneri si è palesata in questo primo mese di competizioni ufficiali. Una vittoria esterna a Bologna stentata e i due ko in casa contro Samp e Atalanta segnano di fatto un punto di non ritorno. A non tornare più sarà proprio il 4-3-1-2, sostituito dal modulo di ancelottiana memoria. Per onore di cronaca va detto che lo schieramento di stasera non deve considerarsi una novità assoluta per il Milan di Allegri. Anche d’estate il tecnico aveva optato per questa soluzione tattica, per poi abbandonarla ad inizio stagione. E’ la notte del Conte Max, forse l’ultima per stravolgere un destino già scritto da giorni a Milanello.

    Urby Emanuelson, la carta di Allegri per l’Anderlecht | ©Claudio Villa/Getty Images

    I due trequartisti dietro Pazzini saranno Boateng ed Emanuelson. Bocciatura totale per El Shaarawy e Bojan, considerando che l’albero di Natale esclude gli esterni offensivi. Tornano dal primo minuto anche i due francesi Flamini e Mexes. Il primo occuperà la posizione di interno destro, e verosimilmente sarà lui a sobbarcarsi il lavoro offensivo, considerando la scarsa forma dimostrata fin qui da Nocerino. In mezzo al campo il nuovo acquisto De Jong. Per l’ex difensore della Roma invece si tratta dell’esordio assoluto in questa stagione. Il transalpino sostituisce Acerbi, andando a fare coppia con Bonera. Sulla corsia di destra il giovane De Sciglio viene preferito ad Abate mentre a sinistra gioca Antonini.

    Milan-Anderlecht le probabili formazioni

    Milan (4-3-2-1): Abbiati, De Sciglio, Bonera, Mexes, Antonini, De Jong, Flamini, Nocerino, Boateng, Emanuelson, Pazzini.
    A disposizione: Amelia, Abate, Yepes, Constant, Ambrosini, Bojan, El Shaarawy. Allenatore: Massimiliano Allegri.
    Anderlecht (4-4-2): Proto: Wasilewski, Kouyatè, Nuytinck, Deschant, Biglia, Kljestan, Gillet, Kanu, Yakovenko, Mbokani.
    A disposizione: Kaminski, Safari, Juhasz, Praet, Vargas, De Sutter, Bruno. Allenatore: John van den Broum.

  • Alla scoperta dell’Anderlecht: Jovanovic l’esperto, Mbokani il bomber

    Alla scoperta dell’Anderlecht: Jovanovic l’esperto, Mbokani il bomber

    Domani il Milan di Allegri comincia la sua avventura in Champions League. L’esordio è fissato per le 20.45, a San Siro, con l’Anderlecht. I belgi sono i campioni in carica del proprio Paese, nel quale sono da anni i padroni incontrastati. Dal 1999 ad oggi hanno conquistato 7 scudetti. Quello vinto l’anno scorso è stato il 31 titolo, record della Jupiler Pro League, stagione nella quale l’Anderlecht ha chiuso la stagione regolare con 6 punti di vantaggio sul Brugge (con un ruolino di 20 vittorie, sette pareggi e tre sconfitte). In campo internazionale la squadra belga può vantare nel proprio palmares due Coppe delle Coppe, due Supercoppe Europee ed una Coppa Uefa (stagione ’82-83). Inutile ribadire che anche in campo internazionale l’Anderlecht fino ad oggi non ha avuto rivali.

    Dal luglio scorso c’è un nuovo tecnico alla guida dei belgi, l’orange John van den Brom, nel 2011-2012 condottiero del Vitesse, che è riuscito a spingere a giocarsi i play-off per un posto in Europa League con una formazione sulla carta decisamente inferiore rispetto a tante altre avversarie più quotate (spiccavano le individualità di Alexander Buttner, neo acquisto del Manchester United, e il georgiano Giorgi Chanturia, in passato cercato anche dal Grifone del presidente Enrico Preziosi). Il nuovo tecnico però non ha convinto in questo avvio di campionato. L’Anderlecht è reduce da tre pareggi consecutivi (l’ultimo questo sabato a Lierse). Dopo sette giornate, i detentori del titolo si ritrovano al secondo posto in coabitazione con il Zulte-Waregem, distante 4 punti dalla vetta occupata dai rivali del Brugge. Anche la qualificazione alla Fase a gironi di Champions League non è stata particolarmente agevole per l’Anderlecht. Sconfitti a Cipri dal Limassol per 2-1, i belgi sono riusciti ad ottenere il pass per il turno successivo grazie al 2-0 tra le mura di casa del Constant Vanden Stock, incontro sbloccato soltanto a dieci minuti dal termine grazie alla rete del bomber congolese Mbokani (quattro reti per lui in questa Champions) e quella di Yakovenko quando mancava un solo giro di lancette al 90′.

    Dieumerci Mbokani, il bomber dell’Anderlecht | ©VIRGINIE LEFOUR/AFP/GettyImages

    L’Anderlecht di John van den Brom è solito schierarsi con un offensivo 4-4-2. L’uomo con maggiore spessore internazionale è senza dubbio il numero 11 Jovanovic, esterno di sinistra d’attacco ex Liverpool, dalla scorsa estate in forza ai belgi. Tra le altre cose proprio il serbo l’anno scorso fu vicino al trasferimento in rossonero. La punta centrale, colui che è deputato a centrare la porta avversaria, è però Mbokani, attaccante congolese classe ’85, in quest’avvio di stagione autore di 7 gol in 8 presenze complessive, sicuramente il giocatore più in forma del momento su cui il tecnico olandese può contare. In coppia con lui gioca il belga De Sutter, alto 192 cm e che può dire la sua nei calci piazzati, da sempre tallone d’Achille della difesa del Milan (a maggior ragione ora che Thiago Silva e Nesta non ci sono più). Sulla corsia di destra corre invece  Gillet, anche lui fisicamente prestante (187 cm) e con una buona esperienza alle spalle (18 presenze con la Nazionale del Belgio e dal 2008 tra le fila dell’Anderlecht). A centrocampo troviamo poi Kanu, altro gigante della squadra belga (190 cm per il brasiliano 24 enne), il quale nasce come esterno di sinistra ma che nelle ultime partite è stato schierato in mezzo al campo dove spesso e volentieri ha dato una mano al reparto offensivo (anche in termini di reti segnate, con 3 gol tra campionato e Champions). Anche la coppia dei centrali difensiva può rappresentare un pericolo costante nelle aeree, dal momento che Kouyate e Wasilewski superano il metro e novanta.

    Va comunque sottolineato come la tradizione dell’Anderlecht in Coppa Campioni sia pressoché nulla. Attualmente occupa il 41° nel Ranking Uefa e può vantare due semifinali. Negli ultimi dieci anni il miglior risultato è stato il raggiungimento del secondo turno a gironi (stagione 2000-2001). L’ultima volta che il Milan ha incontrato i belgi ha poi vinto la Champions (2006-2007), l’ultima del club rossonero.

  • Esonero Allegri, Berlusconi pensa ad Inzaghi

    Esonero Allegri, Berlusconi pensa ad Inzaghi

    Esonero Allegri, l’indiscrezione arriva dalla Gazzetta dello Sport e porta la firma di Berlusconi. Il pensiero del presidente va a Tassotti e Inzaghi.

    Il ducato di Massimiliano Allegri si avvia alla conclusione. In casa Milan si percepiscono in maniera chiara gli spifferi presidenziali, i quali soffiano pesantemente sulla panchina del Conte Max. Berlusconi è sceso di nuovo in campo (lo speciale al Tg4 di ieri sera non lascia dubbi in merito) e ora per il tecnico livornese l’atmosfera diventa irrespirabile. Una partenza da brividi quella della squadra rossonera, la peggiore degli ultimi 82 anni (si è dovuti risalire fino al 1930 per certificare due ko nelle prime tre partite di campionato). Sconfitte rimediate fra l’altro contro squadre sulla carta nettamente inferiori alla rosa di Allegri, che sebbene sia stata mutilata degli ultimi due fuoriclasse rimasti (Ibrahimovic e Thiago Silva), non può e non deve considerarsi inferiore a squadre che hanno iniziato la stagione con l’obiettivo salvezza da raggiungere. Come affermato all’indomani della sconfitta di sabato contro l’Atalanta, Allegri non può contare su molti altri esami. Gli appelli stanno per finire, inesorabilmente. Già da domani potrebbe registrarsi l’ultimo. Anche se perdere domani contro l’Anderlecht non se lo augura nessuno dei tifosi del Milan, nemmeno il più acerrimo nemico del tecnico.

    Mauro Tassotti pensieroso sulla panchina del Milan | ©Marco Luzzani/Getty Images

    L’ultima idea di Berlusconi è affidarsi al duo Tassotti-Inzaghi. Da una parte un’esperienza infinita, sebbene la guida della Prima squadra ne segnerebbe il debutto ufficiale. Dall’altra invece un pezzo recente di storia rossonera, che di diritto si è preso un posto nel grande libro del Milan, sia nei capitoli nazionali che in quelli internazionali. Una carriera appena iniziata, quella da allenatore, per Inzaghi, ma che ha già ricevuto la benedizione di due illustri neo colleghi come Carlo Ancelotti e Jose Mourinho. Il campo, sebbene sia presto per lanciare una sentenza di terzo grado, sta dando ragione a Superpippo (due vittorie su due con gli Allievi Nazionali, sei gol segnati e uno subito), e se continuasse con la stessa determinazione e passione che era solito mettere sul terreno di gioco in ogni partita, allora non potremmo esimerci dal dire che la carriera di Inzaghi come allenatore ha tutte le premesse per essere una brillante e fortunata scommessa vinta.

    C’è poi Tassotti. Zitto zitto, l’ex laterale destro del Milan di Sacchi e Capello è rimasto sempre a stretto contatto con lo spogliatoio. Sono trascorse diverse generazioni, ma Tassotti è una presenza costante al fianco dell’allenatore rossonero. Undici anni sono tanti, troppi per non ambire alla guida tecnica di una squadra e di un club nel quale si è dentro da 32 anni ormai. I maestri di certo non sono mancati all’attuale vice-allenatore rossonero, fra tutti Sacchi. Forse è arrivato davvero il tempo di offrire questa opportunità all’uomo ombra di Ancelotti, Leonardo e ora Allegri. Le carte in regola crediamo le abbia, così come in pochi possono vantarsi di conoscere meglio di lui lo spogliatoio e l’ambiente del Milan. Adesso però c’è ancora Allegri.

    Crisi Milan, giusto addossare le colpe solo ad Allegri?

    • No, è l’effetto del ridimensionamento attuato dalla società (72%, 108 Voti)
    • Si, non è l’allenatore adatto per il Milan (28%, 43 Voti)

    Totale Votanti: 151

  • Maledizione San Siro, il sintetico unica attenuante per Allegri

    Maledizione San Siro, il sintetico unica attenuante per Allegri

    La maledizione di San Siro. Se l’inizio di stagione di Milan e Inter non è stato del tutto brillante la causa sembra risiedere essenzialmente nelle partite interne delle due squadre. Da quando sono stati svolti i lavori, con il sintetico misto ad erba naturale, le due milanesi non sono riuscite a vincere nemmeno una partita all’interno del proprio impianto. Un pareggio e ben quattro sconfitte in partite ufficiali, dato che potrebbe ingrandirsi considerando anche il trofeo Berlusconi dove la Juventus ha superato nettamente il Milan.

    Una casualità piuttosto curiosa, tanto che nessuno sin qui se l’è sentita di addebitare la colpa di tutto ciò al nuovo terreno. D’altronde infatti è una novità per tutte le squadre che lo calcano e non solo per le due formazioni di casa. Trattarsi dunque di coincidenza peraltro piuttosto particolare considerando che, Roma e Juventus a parte, a San Siro ancora non sono arrivate avversarie insuperabili. A subire la prima sconfitta è stata l’Inter contro i croati dell’Hajduk Spalato: 0-2 nel preliminare di Europa League e nerazzurri salvi a causa del roboante successo dell’andata.

    Seconda sconfitta in casa per il Milan | © Claudio Villa / Getty Images

    Nel turno successivo la sconfitta era veramente ad un passo per la squadra di Stramaccioni, ma contro i modesti avversari rumeni del Vaslui il gol del 2-2 è arrivato appena prima del fischio finale. Ci ha pensato il Milan poi ha proseguire questo trend tutt’altro che invidiabile: prima il ko per 3-2 nel trofeo Luigi Berlusconi, poi il clamoroso scivolone alla prima di campionato contro la Sampdoria. Passano appena sette giorni ed ecco che l’Inter crolla contro la Roma (1-3) e allunga questa sequela negativa proseguita sabato sera dal Milan contro l’Atalanta.

    La curiosità sta poi nel fatto che sin qui le due milanesi sono state invincibili fuori casa: l’Inter infatti ha battuto l’Hajduk Spalato in campo avverso 3-0, il Vaslui 2-0, il Pescara 3-0 e il Torino 2-0 mentre il Milan ha violato Bologna per 3-1. Adesso ci sarà una doppia possibilità per sfatare questo tabù nel giro di due giorni: domani infatti il Milan riceve i belgi dell’Anderlecht nella prima giornata del girone eliminatorio di Champions League, giovedì invece l’Inter ospiterà i russi del Rubin Kazan. Sarà la volta buona?

  • Milan-Atalanta 0-1, Allegri ora rischia. Decide Cigarini

    Milan-Atalanta 0-1, Allegri ora rischia. Decide Cigarini

    Il Milan incappa nella seconda sconfitta casalinga consecutiva dopo le prime tre giornate di campionato. A San Siro l’Atalanta strappa una storica vittoria per 1-0 grazie alla rete di Cigarini nella ripresa. Tifo rossonero spaccato, con gli applausi nel finale di partita a testimoniare ciò che pensano i pochi supporter del Diavolo presenti ieri sera (circa 34 mila, di cui 23 mila abbonati): i giocatori hanno poche colpe. Quando Boban, che di Milan se ne intende, sostiene come la rosa di quest’anno sia la più mediocre dell’era Berlusconi, forse non si discosta molto dalla realtà. Quello di ieri sera era il primo esame di Allegri, atteso da altre 6 partite nelle prossime due settimane e mezzo. La sensazione è che abbia ancora poche carte da giocarsi.

    La partita Confermate le indiscrezioni della vigilia che volevano El Shaarawy al fianco di Pazzini dal primo minuto. Dall’altra parte Colantuono si presenta a San Siro con un coperto 4-4-1-1, rivelatosi al termine della partita letale per la difesa rossonera. L’intero match sembra una replica della prima giornata di campionato. Un Milan irriconoscibile nel primo tempo, mentalmente assente, privo di qualsiasi idea che abbia come affinità il gioco del calcio. Ciò che cambia è l’avversario, che a differenza della Sampdoria non rinuncia ad attaccare, sfruttando a dovere le ripartenze con il funambolo Moralez e un brillante Denis. In una di queste la squadra di Colantuono sfiora il vantaggio già nel corso del primo tempo, ma il palo dice no al Tanque. Gli errori in difesa iniziano a diventare macroscopici per i padroni di casa, dove Acerbi e Antonini interpretano il ruolo di protagonisti in negativo della serata (si aggiungerà poi anche Abate nel secondo tempo). La ripresa conosce le scelte piuttosto discutibili di Allegri. Prima fa entrare uno spento Nocerino per Ambrosini, poi arriva il turno di Bojan che sostituisce un propositivo El Shaarawy e infine arriva la perla del cambio Emanuelson-Constant. In tutto questo si rimane ancorati al 4-3-1-2 di partenza, senza neanche provare a rendere più offensiva una squadra che si trova in svantaggio, per lo più di fronte al proprio pubblico. Il triplice fischio del direttore di gara sancisce il peggior avvio casalingo del Milan in campionato degli ultimi 82 anni.

    Le pagelle di Milan-Atalanta

    Luca Cigarini esulta dopo il gol vittoria a San Siro | ©OLIVIER MORIN/AFP/GettyImages

    Acerbi 5: nell’ordine delle idee di Galliani l’ex Chievo dovrebbe andare a rimpiazzare Nesta. Purtroppo del difensore romano Acerbi non ha nulla, ma proprio nulla.
    De Jong 6: insieme al Faraone è l’unico a salvarsi nella disfatta contro l’Atalanta. Onnipresente a centrocampo, spazia da sinistra a destra in cerca di palloni. A calcio però si gioca in 11.
    Boateng 5,5: la partenza del ghanese non è malvagia. Dimostra però di essere ancora lontano dal top della forma, spegnendosi del tutto nella ripresa.
    Pazzini 5: alzi la mano chi l’ha visto. Per tutta una serie di fattori i palloni toccati dall’ariete rossonero sono nulli. Colpa dei compagni, ma anche del suo immobilismo.
    Consigli 5,5: per fortuna che i tre punti sono arrivati, altrimenti la critica non lo avrebbe risparmiato dopo le parate a dir poco insicure offerte durante la partita.
    Cigarini 6,5: metronomo del centrocampo nerazzurro, da solo mostra più tecnica di Ambrosini-De Jong-Emanuelson messi insieme. E’ lui il match winner della serata.
    Denis 6,5: è bastato El Tanque per mettere in bambola la difesa del Milan. L’ex attaccante di Napoli e Udinese sfiora il gol nel primo tempo colpendo il palo alla destra di Abbiati.

    Il tabellino di Milan-Atalanta
    Milan: Abbiati 6, Abata 5, Bonera 5,5,  Acerbi 5, Antonini 5, De Jong 6, Ambrosini 5,5 (55′ Nocerino 5), Emanuelson 5,5 (79′ Constant s.v.), Boateng 5,5, El Shaarawy 6 (70′ Bojan 5), Pazzini 5. Allenatore: Allegri 5
    Atalanta: Consigli 5,5, Bellini 6, Lucchini 6, Manfredini 6, Brivio 6, (72′ Ferri 6), Raimondi 6, Cigarini 6,5 (80′ Cazzola s.v.), Biondini 6, Bonaventura 6 (77′ De Luca s.v.), Moralez 6,5, Denis 6,5. Allenatore: Colantuono 6,5

    Gli highlights di Milan-Atalanta
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  • Milan con Pazzini sfida l’Atalanta e il tabù San Siro

    Milan con Pazzini sfida l’Atalanta e il tabù San Siro

    Torna la Serie A con i due anticipi del sabato. A San Siro i riflettori saranno puntati su Milan-Atalanta, match valido per la terza giornata di campionato. Per i rossoneri non sarà un impegno facile, sebbene i bergamaschi rappresentino un avversario storicamente agevole, con il Diavolo imbattuto negli ultimi nove incontri disputati contro la squadra nerazzurra. I rossoneri, reduci dall’importante successo esterno al Dall’Ara, vogliono essere i primi a sfatare il tabù San Siro, che da quando ha cambiato manto erboso non ha ancora assistito ad una vittoria delle due squadre di casa. Da valutare anche la situazione di Allegri, apparso come sempre rilassato e sorridente nella conferenza alla vigilia della partita, ma sul quale pende una spada di Damocle non indifferente. Il rumore dei “nemici” diventa ogni giorno più assordante per il livornese, con una fila dietro la panchina rossonera che continua a infoltirsi. L’ultimo in ordine di tempo ad aggiungersi allo speciale casting è stato Ruud Gullit, che è arrivato dopo le new entry Inzaghi e Tassotti (sebbene quest’ultimo non possa definirsi proprio un nome nuovo, leggi post Ancelotti). Ogni gara sarà un esame diverso per Allegri. Stanotte il primo.

    Carta EmanuelsonCome anticipato nella giornata di ieri, Giampaolo Pazzini figura regolarmente nell’undici titolare di oggi. A far coppia con l’ex Inter sarà con ogni probabilità il Faraone, che ha vinto il secondo ballottaggio consecutivo con lo spagnolo Bojan. Su El Shaarawy la pressione rimane comunque elevata, nonostante ci piaccia ricordare come il talentuoso calciatore milanista abbia soltanto 19 anni (che in Italia significa essere ancora bebè). El verrà schierato sul lato sinistro dell’attacco, dove ha dimostrato di saper  offrire prestazioni qualitativamente superiori. Alle spalle delle due punte agirà Boateng, pienamente recuperato dopo l’intervento alla mano subito la settimana scorsa. A centrocampo invece Allegri si gioca la carta Emanuelson, alla sua prima presenza da titolare in questa stagione. L’olandese ricoprirà il ruolo di mezzala sinistra, posizione nella quale l’ex lanciere si è disimpegnato in maniera brillante durante il finale di campionato conclusosi quattro mesi fa. La diga difronte alla difesa sarà costruita da Ambrosini. Il capitano, tornato a completa disposizione dopo la buona prova di Bologna, dovrà quindi essere il collante tra difesa e centrocampo, con compiti che saranno per lui prettamente difensivi, dovendo saper tamponare gli spazi lasciati indifesi da Emanuelson quando quest’ultimo si sgancerà verso la trequarti avversaria. Parte dal primo minuto anche De Jong, impegnato sul centrodestra. In difesa recupera Abate, che si riprende così la maglia da titolare ai danni del giovane De Sciglio. Invariate le restanti pedine del reparto arretrato tutto italiano, con Abbiati tra i pali, Antonini a sinistra e la coppia centrale costituita da Acerbi e Bonera.

    Allegri cerca i tre punti contro l’Atalanta | ©AFP PHOTO / FABRICE COFFRINI

    Chiave di lettura L’undici titolare del Milan lascia adito a diverse speculazioni tattiche. Nella specifica realtà sarà un 4-3-1-2, ma gli interpreti scelti da Massimiliano Allegri possono adattarsi anche ad un più difensivo/offensivo 4-4-2, con Emanuelson e Boateng sulle fasce e la diga di centrocampo costituita da Ambrosini e De Jong. C’è poi anche una remota ipotesi di 4-2-3-1, con Ambrosini e De Jong in mediana, Emanuelson ed El Shaarawy esterni offensivi, Boateng trequartista e Pazzini unica punta.

    Milan-Atalanta le probabili formazioni
    Milan (4-3-1-2): Abbiati, Abate, Bonera, Acerbi, Antonini, Ambrosini, De Jong, Emanuelson, Boateng, El Shaarawy, Pazzini.
    A disposizione: Amelia, Zapata, Yepes, De Sciglio, Mesbah, Flamini, Nocerino, Constant, Traorè, Valoti, Bojan, Niang. Allenatore: Allegri.
    Atalanta (4-4-2): Consigli, Bellini, Lucchini, Manfredini, Brivio, Raimondi, Cigarini, Biondini, Bonaventura, Maxi Moralez, Denis.
    A disposizione: Frezzolini, Polito, Stendardo, Matheu, Ferri, Cazzola, Scozzarella, Triosi, Parra, De Luca. Allenatore: Colantuono