Tag: Italia

  • La grinta di Gattuso e il tridente. Ecco la nuova Italia di Lippi

    La grinta di Gattuso e il tridente. Ecco la nuova Italia di Lippi

    E’ giorno di verdetti anche per gli azzurri di Marcello Lippi, l’inedito confronto delle 16 contro la Slovacchia decreterò il futuro del movimento italico nel campionato del mondo sudafricano. Le prestazioni contro Paraguay e Nuova Zelanda impongono cautela nei tifosi azzurri anche se l’ottimismo pare non voglia lascia spazio alla rassegnazione.

    In questi tre giorni di allenamenti l’Italia ha provato e riprovato gli schemi d’attacco sperando di riuscir finalmente a sbloccare le punte e da un senso alla loro presenza in Sudafrica. La necessità di far risultato pare abbia condizionato le scelte di Lippi che dovrebbe affidarsi ad un tridente puro con Pazzini vertice alto mentre ai lati Di Natale e Iaquinta sembrano in vantaggio su Pepe e Quagliarella.

    L’altra novità riguarda il centrocampo e la presenza dal primo minuto di Ringhio Gattuso. La grinta del milanista servirà a tener stretti i reparti e aggredire quindi gli avversari in fase di non possesso. Gattuso con De Rossi dovranno coprire le spalle a Riccardo Montolivo che questa volta avrà il compito di curare solo la fase d’impostazione.

    In difesa sembra scontata la conferma dei 4 delle prime due partite anche se non è da escludere un avvicendamento tra Maggio e Criscito con il consequenziale spostamento di Zambrotta sull’out sinistro. La Slovacchia si schiererà ancora con il 4-4-2 con Vittek e Stock in attacco e il napoletano Hamsik a supporto.

  • Mondiali 2010: i bocciati di Lippi. Ecco la nazionale degli assenti

    Mondiali 2010: i bocciati di Lippi. Ecco la nazionale degli assenti

    L’avvio stentato (eufemismo) della Nazionale italiana a Sudafrica 2010 rilancia le critiche circa le convocazioni del C.T. Marcello Lippi che avevano destato più di una perplessità già nel momento dell’ufficializzazione dei 23 prescelti. Il Commissario Tecnico italiano, in verità, è in buona compagnia in tal senso dato che anche Dunga, Maradona e Domenech erano stati oggetto di feroci critiche da parte di media e tifosi (come lasciare a casa elementi del calibro di Pato, Ronaldinho, Cambiasso, Zanetti, Benzema e Mexes, solo per citarne alcuni, e pretendere di essere immuni dagli strali dell’opinione pubblica?).

    Se tuttavia i due C.T sudamericani possono vantare comunque un parco giocatori di tutto rispetto ed il responso del campo (per ora) favorevole alle loro scelte, Domenech e Lippi vivono momenti delicati con il francese già eliminato e l’italiano che si gioca tutto contro la Slovacchia di Hamsik. Puntando sul modulo più frequentemente usato da Lippi in questo avvio di Mondiale, il 4-2-3-1, e giocando con gli esclusi, abbiamo provato ad ipotizzare una Nazionale degli assenti. Tra i pali Sirigu del Palermo, convocato da Lippi nei 30 azzurri iniziali e poi lasciato a casa (scelta questa non criticata). La linea a quattro difensiva, stante le indisponibilità di Ranocchia e Nesta, conta su Cassani a destra e Santon a sinistra (con l’eroe di Germania 2006 Fabio Grosso ed il romanista Cassetti rincalzi di lusso) mentre per il reparto centrale i prescelti sono Paolo Cannavaro, autore di un campionato splendido a Napoli, e Legrottaglie, vale a dire l’usato garantito.

    Per i mediani davanti alla difesa, la scelta ricade su Ambrosini ed Aquilani, giusto mix di fisicità e tecnica, freschezza ed esperienza, con D’Agostino e Nocerino come principali alternative. Per quanto concerne il terzetto di talentuosi alle spalle dell’unica punta, identificabile in Borriello (freddo sotto porta, forte fisicamente e perfetto per movimenti nel 4-2-3-1), pochi dubbi: fuori Miccoli per infortunio, i deputati ad inventare assist e reti sarebbero Giuseppe Rossi, Cassano e Balotelli con Cossu,Perrotta e Candreva ad accomodarsi in panchina. Un gruppo di calciatori di livello internazionale, dunque, lasciato a casa: questa Nazionale di Illustri Assenti avrebbe demeritato in Sudafrica?

  • Boninsegna:”L’Italia gioca male, il modulo è da cambiare”

    «La nazionale sta giocando male, è forse il modulo di gioco che non paga e che Lippi continua ad adottare, si deve cambiare. Su Gilardino si sono concentrate tutte le colpe ma è la squadra che non sta giocando bene e ci manca qualche giocatore di personalità».

    Roberto Boninsegna commenta così il Mondiale dell’Italia in Sudafrica dopo i due pareggi per
    1-1 contro Paraguay e Nuova Zelanda, in vista della gara decisiva contro la Slovacchia per il passaggio del turno. «All’Italia manca un uomo che salta l’avversario, Montolivo e De Rossi stanno giocando bene ma hanno altre caratteristiche rispetto ad esempio ad uno come Kakà -aggiunge Bonimba a Radio Anch’Io Lo Sport-. Ai miei tempi se incontravo una squadra non blasonata potevo sperare di fare qualche gol in più, è vero che ora squadre non preparate tatticamente non ci sono più ma si vede che fanno comunque fatica, come la Nuova Zelanda. Giocano solo sul fisico e non bisogna andare su questo piano di scontro altrimenti si avvantaggiano loro».

    L’ex attaccante della nazionale non si spiega le molte difficoltà incontrate dalle nazionali europee. «Squadre come la Spagna fanno fatica, come l’Italia, l’Inghilterra e la Germania è una cosa inspiegabile. Certo giocano in altura, il pallone da fastidio, ma c’è per tutti. Forse -conclude- l’ambientamento in Africa le nazionali europee lo sentono più di altre. Speriamo che l’Italia torni dove gli compete».

  • Tutto il Mondiale fuori casa: Italia – Nuova Zelanda

    Tutto il Mondiale fuori casa: Italia – Nuova Zelanda

    Oggi il gentile ospita che accoglie il vostro corrispondente da dovunque ci ospita a casa sua nella ridente città di Treviglio, città appena fuori Milano e appena dentro Bergamo che vanta uno dei PIL pro capite più alti d’Italia. Sarebbe il più alto, se non fosse per questo mio amico che abbassa drasticamente la media, infatti stanno pensando di trasferirlo in maniera coatta da qualche altra parte, presumibilmente in Molise.

    L’Italia scende in campo convinta delle proprie potenzialità. E’ proprio questo che ci spaventa, visto che le potenzialità abbiamo visto quali sono. La squadra di sconosciuti gentiluomini messa insieme dall’eroe di Berlino Marcello Lippi riesce a fare bene una cosa fin da subito: canta tutto l’inno nazionale e non fa nemmeno il poropò poropò che invece secondo me è sacrosanto nel passaggio tra una strofa e l’altra. Anzi, io leverei le parole e farei solo poropò..
    Dall’altra parte una squadra di gente scartata dal rugby (perché, diciamoci la verità, questi giocano a calcio solo perché a rugby erano scarsi), vestiti di un bianco che li fa sembrare dei gelatai, scendono in campo quotati 14 a 1. Meno della Corea del Nord contro il Brasile, e la vittoria sembra a portata di mano. Se questi sono i presupposti, ce li mangiamo e li rispediamo a casa tosati come le pecore delle quali la loro nazione abbonda.

    I Neozelandesi sono una squadra soprattutto fisica, ma d’altronde l’abbiamo detto, si tratta di gente scartata dal rugby. Deve essere meraviglioso fare l’allenatore della Nuova Zelanda: nessuna aspettativa, nessun processo al termine della partita anche se perdi di 25 gol, e soprattutto nessun problema nel fare la formazione. Sapete quanti calciatori tesserati professionisti ha la Nuova Zelanda? 25. Ripeto, a numeri e lettere: 25/Venticinque. Pensa lo sconforto di quei 3 che sono rimasti a casa. Diciamo che se vuoi giocare delle partite internazionali e sei un giocatore di un livello discreto, magari giochi in C2 (che scopro ora si chiama Lega Pro2) nella Sambonifacese, ti basta prendere la nazionalità neozelandese e ci sono buone possibilità che ti convochino.

    Comincia la partita, l’arbitro è guatemalteco e già questo non promette bene. Quanto può essere avvincente il campionato guatemalteco? Io già me li immagino a giocare con i tipici abiti Maya in uno stadio dove alla fine gli sconfitti vengono sacrificati al Dio Sole. Effettivamente le partite devono essere molto avvincenti. Non diciamolo a Blatter, sennò quello introduce questa regola anche in Champions League.
    L’Italia entra con la stessa formazione della partita contro lo spumeggiante Paraguay. L’indovina di casa, ovvero la mia fidanzata, commenta dicendo: “Vabbé, stessa formazione dell’altra volta, finirà come la volta scorsa”. Grasse risate da parte degli uomini presenti, che la scherzano  dicendo: “Ma va, che questi non sanno neanche di che si tratta, e poi sei femmina, cosa ne vuoi capire”. Infatti al settimo del primo tempo Cannavaro, probabilmente molto più concentrato sul suo ruolo di testimonial di qualunque cosa piuttosto che di capitano e roccioso difensore, si dimentica come si stoppa una palla e un avversario la butta dentro. Cannavaro, se ti allenassi invece di perdere tempo a farti la barba ogni 5 minuti, ci faresti una cortesia.
    Vabbé, che sarà mai, mica possiamo perdere, dicono gli uomini di casa facendo penzolare l’indovina di casa ovvero la mia fidanzata dal balcone e minacciando di lanciarla giù alla prossima parola. La quale indovina, e qui cito testualmente, dice: “Comunque io ho perso interesse per la partita, a me interessa solo quando vincono”. E qui salutiamo lo spirito patriottico della mia fidanzata che ci saluta e se ne va lontano dalla Bergamasca.

    L’Italia giochicchia, Pepe fa il mattacchione sulla fascia, ma la palla non entra. All’improvviso De Rossi piroetta in area come Carla Fracci, l’arbitro rapito dalla bellezza del gesto assegna il rigore. Il rigore quindi non è stato dato per il fallo, bensì per premiare l’eleganza di De Rossi nel demi-plié.
    Iaquinta, fino a quel momento pesantemente insultato, segna con freddezza. Dopodiché ne perdiamo le tracce, vediamo solo ogni tanto un naso che si aggira per il campo, smarrito.
    Com’è come non è, stiamo 1 a 1. La mia fidanzata viene guardata male, ma lei tanto è assorta nella lettura della rivista “Cucina Naturale” e non se ne accorge.

    Nel secondo tempo nella provincia di Torino va via il segnale e in questo momento mi trovo a invidiare gli amici piemontesi. Un secondo tempo agghiacciante, lanci lunghi che i Neozelandesi, alti in media 2 metri e 15, stoppano senza difficoltà. Il portiere Paston, chiamato senza motivo Pastos dal commentatore italiano (NP, seduto al mio fianco, commenta: “Si vede che nell’intervallo ha preso la nazionalità greca”), para tutto senza stoppare niente. Molto naif però le piglia tutte.
    Finisce la partita, e siamo qui a chiederci perché. Lippi non perde occasione per litigare con i giornalisti in conferenza stampa, e ormai questo è diventato il momento più divertente delle partite dell’Italia. Quanta mestizia aleggia nell’aria.

    Chiudiamo come di consueto con l’angolo scommesse. Un po’ per scaramanzia, un po’ perché in caso avrei pianto con un occhio, ho puntato sulla vittoria della Nuova Zelanda. E per di più ho puntato anche su una somma gol di 1. In pratica se non ci fosse stato il rigore avrei vinto 32 euro. Il pareggio per 1 a 1 è il risultato peggiore che potessi aspettarmi. Ben mi sta, ma comunque qualcosina a Lippi gliela devo dire anch’io quando torna in Italia. Mi deve dei soldi.
    Comunque l’indovina di casa, la mia fidanzata, è ancora viva. Ma se contro la Slovacchia si azzarda a dire una parola, la rispedisco a casa avvolta nella collezione completa di “Cucina Naturale”.

  • Disfatta azzurra: l’epilogo di un destino già scritto

    Berlino 2006 sembra distante anni luce. L’Italia, stenta, arranca e non mette in luce nemmeno il tanto agognato gruppo che in Germania si rivelò l’arma in più. Ma davvero si poteva pensare ad un’Italia diversa di quella “ammirata” con Paraguay e Nuova Zelanda?

    Il movimento calcistico azzurro è in uno dei momenti più bassi della sua storia e Lippi ha ragione nel dire che a casa non ci sono fenomeni. Non esiste un vice Buffon, non c’è un sostituto di Cannavaro e in attacco non abbiamo più i Baggio o i Vieri.

    Tifosi e giornalisti, ma anche Lippi e i giocatori, sperano nel ritorno di Pirlo, anch’esso non più il playmaker di quattro anni fa e con una stagione non esaltante alle spalle con la maglia del Milan.

    L’errore è a monte. L’Italia doveva ripartire dal Sudafrica non con i protagonisti di Berlino 2006 ma per lavorare per il futuro. E’ stato un errore richiamare Lippi invece di pensare a costruire la rosa che verrà magari tentando di sfruttare questa occasione per costruire la vittoria del prossimo Europeo.

    Magari passeremo il turno e poi troveremo “lo Schillaci” che di gol in gol ci porterà fino in fondo (Chi ci crede?) ma di questa nazionale son molti ad aver la vista annebbiata. Lippi, uomo in più di Germania, è passivo e irritante.

    Contro la Nuova Zelanda schiera la doppia torre (Gilardino e Iaquinta) ma poi in conferenza stampa post partita dice che non aveva preparato la partita per i lanci sulle punte. Marchisio, già in bambola contro il Paraguay, è ancora usato come tappa buchi prima a destra e poi a sinistra. Un organico senza stelle avrebbe avuto bisogno dell’inventiva tecnica, di un modo di stanare la rocciosa difesa dall’area di rigore.

  • Mondiali 2010, interviste Italia – Nuova Zelanda. Lippi deluso: “Dovevamo vincere”

    Il ct azzurro Marcello Lippi analizza, deluso, il pari ottenuto contro la Nuova Zelanda che rischia di compromettere il cammino azzurro verso gli attavi di finale. Di seguito le interviste ai protagonisti di Italia – Nuova Zelanda terminata 1-1.

    Lippi: “Abbiamo dimostrato poca concretezza, siamo stati sfortunati, è la seconda volta che ci fanno gol nell’unico tiro in porta che concediamo. Poi abbiamo provato a raddrizzarla, ma non ci siamo riusciti. Era una partita da vincere. In attacco potevamo e dovevamo fare qualcosa in più. Pirlo? Può dare una grande mano, ma non è ancora pronto. Non so se riuscirà a giocare contro la Slovacchia.
    Ci abbiamo provato in tutti i modi, ma possiamo fare meglio, sappiamo fare meglio. Non era una partita facile, nessuna partita è facile in un Mondiale. La prossima sarà decisiva, se vogliamo andare avanti dobbiamo vincerla. Qualità? Credo che nel secondo tempo ci fosse tanta qualità in campo, ma abbiamo continuato a buttare palloni in area, dovevamo forse cercare di giocare più palla a terra, perchè loro sono forti sulle palle alte. Ora dobbiamo rimboccarci le maniche e cercare di battere la Slovacchia, non abbiamo voglia di andare a casa. Sono convinto delle scelte che ho fatto, non credo proprio che ci siano fenomeni rimasti a casa che avrebbero potuto cambiare le cose. Pepe? Scelta tecnica, nel primo tempo non ha fatto quello che gli chiedevo e ho deciso di cambiarlo. Ma non è una punizione, volevo solo sfruttare altri giocatori che avevo in panchina come Camoranesi e Di Natale”.

    Cannavaro: “Il gol che abbiamo preso è una casualità. Oggi è arrivato da una palla deviata, me la sono trovata addosso, ma rivedendola secondo me era in fuorigioco. C’è rammarico, perché lavoriamo bene anche in fase difensiva, ma alla prima occasione prendiamo gol. La nostra è una squadra che ha cercato il gol, loro erano chiusi ed era difficile trovare spazi, nonostante ciò abbiamo preso un palo e ci sono state 4-5 parate loro. Speriamo di sbloccarci giovedì”.

    Iaquinta: “Non ci sono problemi là davanti, ma solo il rammarico di non riuscire a fare gol. Adesso bisogna pensare alla prossima. Siamo campioni del mondo, ma questo è un altro mondiale e dobbiamo arrivare in fondo. Non dobbiamo fare calcoli, ma prepararci bene in questi quattro giorni e andare in campo per vincere. Lippi non era arrabbiato, aveva solo dell’amaro in bocca. Ci ha detto che abbiamo fatto una buona partita, ma dobbiamo essere più cattivi nella zona gol. Il rigore? Il mister mi ha detto di tirarlo e alla fine è andata bene. Contro la Slovacchia ci giochiamo tutto”.

  • Mondiali 2010: highlights Italia – Nuova Zelanda 1-1

    C’è tanta delusione per il pari ottenuto dall’Italia contro la modesta Nuova Zelanda, gara terminata con il punteggio di 1-1. Gli All Whites colpiscono a freddo gli azzurri grazie ad una disattenzione difensiva di capitan Cannavaro che permette a Smeltz (in posizione di fuorigioco) di battere Marchetti. Il pareggio arriva su calcio di rigore procurato da De Rossi e trasformato da Iaquinta. Ora serve una vittoria ad ogni costo per gli uomini di Lippi per passare il turno e accedere agli ottavi di finale.

  • L’Italia agli ottavi se…

    Il secondo pari in Sudafrica complica le strategie azzurre e anche se per il passaggio del turno bastasse una vittoria sembra davvero difficile riuscire ad arrivare primi. Una vittoria contro la Slovacchia, ridimensionata oggi dal Paraguay, ci darebbe la matematica certezza di andare agli ottavi. Per il primo posto è necessario vincere e con più di due gol di scarto contro Hamsik e compagni e sperare in un pari o, addirittura, in una vittoria di misura della Nuova Zelanda.

    Visto comunque il notevole numero di problemi degli azzurri è meglio concentrarsi sul passaggio del turno per adesso:

    • batte la Slovacchia
    • pareggia con la Slovacchia e il Paraguay batte la Nuova Zelanda
    • pareggia con la Slovacchia, Paraguay-Nuova Zelanda finisce in parità ma con un punteggio inferiore a quello degli azzurri (ad esempio l’Italia pareggia 1-1 e il Paraguay 0-0).
  • Le pagelle di Italia – Nuova Zelanda

    Marchetti: sv E’ poco reattivo sul tiro ravvicinato di Smeltz ma la colpa del gol non è certo sua. Vive un pomeriggio da spettatore non pagante.

    Zambrotta: 6,5 Non ci sta a perdere e sforna una prova tutto cuore e grinta. E’ uno dei pochi a tentare il tiro e le incursioni sull’out destro.

    Cannavaro: 5 Dopo il mezzo errore all’esordio, oggi interviene in maniera goffa regalando il vantaggio ai neozelandesi. Il Dubai è vicino, per sua fortuna.

    Chiellini: 6 Bene in difesa, non ha la lucidità necessaria per metter a segno un gol facile facile nel primo tempo.

    Criscito: 5,5 Meno brillante dell’esordio, ha comunque il merito del cross per De Rossi da cui è scaturito il rigore.

    Pepe: 6 Tanto cuore lo porta a strafare ma non andava sostituito.

    De Rossi: 6,5 Si procura il rigore e cerca spesso il lancio illuminante, ma predica nel deserto.

    Montolivo: 7 Non è Pirlo ma lo può diventare. Coraggioso al punto giusto da risultare il migliore in campo.

    Marchisio: 4,5 Il suo momento di forma non è dei migliori ma paga anche la testardaggine di Lippi che lo schiera sempre fuori ruolo.

    Iaquinta: 5,5 Segna il rigore del pari e si danna come al solito l’anima in aiuto della squadra.

    Gilardino: 4
    C’è pure Gilardino? Seconda partita azzurra e palloni scagliati verso la porta avversaria? ZERO.

    Camoranesi: 6,5 La condizione non lo assiste ma l’oriundo è insieme a Montolivo l’unico a prendersi qualche rischio.

    Di Natale: 5 Un tiro in girata all’inizio e poi nulla più. Dovrebbe metter il suo talento al servizio dei compagni e non lo fa.

    Pazzini: 5 Prende il posto di Gilardino in tutto e per tutto.

    Lippi: 4 Le scelte tecniche lo incastrano e il tormentone Cassano torna in auge.

    Nuova Zelanda (4-5-1): Paston 7; Reid 6, Nelsen 6,5, Vichelich 6 (36′ st Christie sv), Smith 6; Fallon 5,5 (18′ st Wood 6,5), Bertos 6, Elliot 6,5, Lochhead 6, Killen 5 (48′ st Barron sv); Smeltz 6,5. A disposizione: Bannatyne, Moss, Sigmund, Boyens, Brown, McGlinchey, Clapham, Mulligan, Brockie. All. Herbert

  • Disastro Italia. Anche la Nuova Zelanda impone il pari

    Disastro Italia. Anche la Nuova Zelanda impone il pari

    Il 2006 è davvero lontano per i colori azzurri, dopo il pareggio all’esordio contro il Paraguay arriva un altro pari contro la modestissima Nuova Zelanda complicando tantissimo il proseguo dell’Italia in Sudafrica.

    Lippi, in balia degli eventi, sceglie, in maniera discutibile, la doppia doppia torre in avanti schierando un impalpabile Gilardino al fianco di Iaquinta sacrificando ancora una volta Marchisio sulla fascia.

    Parita subito in salita per l’Italia, con la Nuova Zelanda che mette in mostra un gioco duro e a volte al limite del regolamento e dopo 7′ su palla inattiva Smeltz spunta alle spalle di Cannavaro bucando Marchetti. Il gol sarebbe da annullare ma ancora una volta il reparto difensivo azzurro dimostra di esser in difficoltà.

    La Nuova Zelanda, al comando, ma per l’Italia pare esser un gioco da ragazzi recuperare da un momento all’altro vista la pochezza dei nostri avversari. Gli azzurri arrivano senza grossi problemi sulla trequarti ma poi si rivelano molli in area di rigore, l’unico a tentare dalla distanza è il positivo Montolivo sfortunatissimo a centrare il palo. Quando la partita sembra stregata arriva l’aiuto del guatemaltenco Gonzales che su un innocua trattenuta su De Rossi ci regala il rigore del pari. Iaquinta realizza.

    Lippi nella ripresa rivoluziona gli azzurri spedendo in campo Di Natale e Camoranesi per Pepe e Marchisio e poco dopo entra anche Pazzini per Gilardino. I pericoli per la porta degli All White arrivano sempre e comunque dalla distanza, il ritmo è basso e il solo Camoranesi si prende il rischio dell’uno contro uno.

    E’ troppo poco e dopo un brivido finale, quando Wood si beve Cannavaro e sfiora il palo, finisce in parità. L’Italia in virtù della vittoria del Paraguay per superare il turno dovrà battere la Slovacchia di Hamsik ma senza idee e con questo gioco non sarà cosi facile.

    IL TABELLINO
    ITALIA-NUOVA ZELANDA 1-1
    Italia (4-4-2):
    Marchetti; Zambrotta, Cannavaro, Chiellini, Criscito; Pepe (1′ st Camoranesi), De Rossi, Montolivo, Marchisio (16′ st Pazzini); Iaquinta, Gilardino (1′ st Di Natale). A disposizione: De Sanctis, Maggio, Bocchetti, Bonucci, Gattuso, Palombo, Quagliarella. All. Lippi
    Nuova Zelanda (4-5-1): Paston; Reid, Nelsen, Vichelich (36′ st Christie), Smith; Fallon (18′ st Wood), Bertos, Elliot, Lochhead, Killen (48′ st Barron); Smeltz. A disposizione: Bannatyne, Moss, Sigmund, Boyens, Brown, McGlinchey, Clapham, Mulligan, Brockie. All. Herbert
    Arbitro: Gonzales (Guatemala)
    Marcatori: 7′ Smeltz (NZ), 29′ rigore di Iaquinta (I)
    Ammoniti: Fallon, Smith, Nelsen (NZ)
    Espulsi: –

    LE PAGELLE