Tag: Curiosità

  • Caso Pandev, Inter assolta dalla Disciplinare

    Caso Pandev, Inter assolta dalla Disciplinare

    Il trasferimento di Goran Pandev è regolare. E’ questo quanto deciso dalla Commissione Disciplinare
    presieduta dal prof. Claudio Franchini non avendo riscontrato alcuna anomalia nel trasferimento del macedone nel gennaio 2010.

    L’Inter viene prosciolta dunque da ogni accusa e cadono anche quelle mosse a Marco Branca, Rinaldo Ghelfi, e del manager del calciatore Carlo Pallavicino.

    Il deferimento era partito in seguito alla presentazione alla Procura Federale di alcuni documenti da parte del presidente della Lazio Claudio Lotito.

  • Pato si confessa a Vanity Fair: “Ora sono felice, con Barbara siamo all’inizio”

    Pato si confessa a Vanity Fair: “Ora sono felice, con Barbara siamo all’inizio”

    Nonostante abbia trascorso una prima parte di stagione non esaltante e costellata da diversi infortuni che ne hanno condizionato il rendimento in campo, la stella del Milan Alexandre Pato negli ultimi mesi ha ritrovato la via del gol, di fondamentale importanza per un attaccante del suo calibro, e il sorriso trovando finalmente quella serenità che gli è venuta a mancare da diverso tempo a questa parte non solo sotto il profilo professionale ma anche a livello sentimentale.
    E’ lo stesso Papero rossonero ad ammetterlo attraverso le pagine di Vanity Fair, in edicola domani mercoledì 30 marzo. Causa il divorzio dalla modella brasiliana e sua connazionale Sthefany Brito, sposata appena due anni fa, Pato ha attraversato un periodo nero culminato con la panchina che puntualmente gli riservava ogni domenica il tecnico Massimiliano Allegri ma per sabato sera, giorno del derby scudetto con l’Inter, si dichiara pronto: “La caviglia sinistra ha ancora qualche problemino, però penso e voglio che sia a posto per il derby: è troppo importante. L’anno scorso, dal punto di vista infortuni, è stato un brutto anno. Ma ora, ringraziando Dio, è tutto a posto“.

    Ma ora l’attaccante rossonero, messosi alle spalle il matrimonio durato solo 9 mesi, è al centro delle attenzioni gossippare perchè avrebbe fatto breccia nel cuore di una ragazza, ma non di una qualunque bensì della figlia del presidente del Milan, ma già pronta a prendere il posto del padre alla guida della società, e che risponde al nome di Barbara Berlusconi.
    Nell’intervista Pato non conferma direttamente la relazione con la figlia del presidente ma lo lascia intendere (d’altronde le foto che immortalano i due insieme scattate diverse settimane fa non lasciano dubbi) rispondendo così alla domanda riguardo il suo matromonio finito “Possiamo evitare questo argomento? Le posso solo dire che io tengo molto alla mia felicità. E adesso sono felice” e a quella sulla, diciamo presunta, relazione con Barbara “Se non le dispiace, preferirei parlare della mia squadra. Difficile per me parlare di questo, adesso. È tutto all’inizio, forse più avanti“.

    Sul suo futuro aggiunge “Sono ancora giovane, ma ho già capito che la vita è una scatolina da cui escono sorprese. Fai progetti e possono saltare. Non ne fai e improvvisamente succedono tante cose inattese. Ma ho ancora troppo da imparare, e non solo nel calcio, per immaginare come sarò anche solo tra cinque anni” svelando infine il suo sogno nel cassetto “Vincere lo scudetto con il Milan“.

  • Stadio Juve: dall’ottica manageriale al bene della squadra

    Stadio Juve: dall’ottica manageriale al bene della squadra

    Quando i risultati del campo sono negativi, quando la stagione è deludente e la squadra galleggia a metà classifica, rischiando di restare – per il secondo anno consecutivo – fuori dall’Europa che conta, data l’incertezza sulle prossime strategie di mercato e su come gestire l’ennesima rivoluzione estiva, ecco che la Juventus gioca la carta del “nuovo stadio“.

    I lavori sono quasi ultimati, a Luglio 2011 dovrebbe essere prevista l’inaugurazione, e con l’avvio della prossima stagione la Juve potrà dare il calcio d’inizio nel nuovo stadio. La dirigenza, quindi, tende a sottolineare l’importanza in termini di ritorno economico del progetto.

    Non è casuale, inoltre, che ad esprimersi sull’argomento sia proprio l’amministratore delegato Jean Claude Blanc, notoriamente ben più attento e competente sulle questioni economiche e gestionali che sulle questioni di campo.

    A margine del corso “Stadium Management”, svoltosi in Federcalcio, l’a.d. francese ha voluto precisare quanto la Juventus tenga fortemente alla realizzazione del progetto stadio, che sta sorgendo sulla stessa superficie (di 355.000 metri quadri complessivi) dell’ex stadio Delle Alpi. Il nuovo stadio di proprietà,  prevede la realizzazione di 41.000 posti a sedere, e si inserisce in un progetto urbanistico di ampio respiro, che riguarderà l’area Continassa nel quartiere Vallette. L’intento dei progettisti è che l’impianto possa integrarsi al meglio nell’area urbana, con zone fruibili, piazze, parcheggi, aree commerciali (gallerie di negozi, centri commerciali), spazi verdi, per una superficie di circa 34.000 metri quadri, e che sia “vivibile” non solo durante le partite, ma per tutta la settimana, con eventi ed iniziative variegate, per tifosi e semplici visitatori.

    Un progetto ambizioso e d’avanguardia, precursore dei tempi, almeno in Italia, ispirato liberamente al modello inglese e tedesco, già ampiamente consolidato negli anni. Per tali ragioni, la dirigenza vuol sottolinearne l’assoluta importanza: “Il nuovo stadio sarà determinante per portare ricavi aggiuntivi alla società. Tali ricavi serviranno, poi,  per fare maggiori investimenti sulla squadra, che resta ovviamente il cuore del progetto”.  Inoltre, con la costruzione dell’impianto, la Juventus si mostra attenta all’ottica di lungo periodo, realizzando un nuovo canale di introiti, un nuovo polo di attrazione e rivoluzionando il concetto stesso di stadio italiano, puntando a restituire ai tifosi uno spazio sicuro e gradevole, finalmente anche per le famiglie.  “Lo stadio nuovo è il punto d’inizio di un circolo virtuoso – ha aggiunto Blanc – e risulterà determinante in ottica ‘fair-play’ finanziario, contribuendo soprattutto a rendere la squadra più competitiva”.

    Dalle dichiarazioni, però, emerge in primo piano l’orientamento all’ottica manageriale, in cui è possibile intravedere di riflesso-  in secondo piano, soltanto consequenzialmente – anche l’aspetto calcistico, ossia il “bene della squadra, il cuore del progetto, il renderla più competitiva”.

    E’ senz’altro ammirevole come la Juventus si sia dimostrata tanto lungimirante nell’intraprendere un simile investimento, mostrandosi come “apri pista Italiana” di una nuova impostazione gestionale dei club calcistici, ma è altrettanto importante che i notevoli sforzi intrapresi per la costruzione della “nuova casa” non risultino vanificati dall’opacità delle prestazioni di gioco.

    In Italia, si sa, la mentalità calcistica è strettamente connessa al risultato, da sempre orientata al brevissimo periodo, e gli umori dei tifosi sono fortemente dipendenti dalle prestazioni, e più che mai vulnerabili. Sarebbe opportuno importare il modello inglese, oltre che nel management calcistico, anche per l’acquisizione di una mentalità differente, più orientata al tifo “sportivo” piuttosto che agli isterismi da curva, ma – questo – è un processo molto più complesso ed intricato rispetto alla costruzione di uno stadio. Pertanto, per evitare che un tale capolavoro architettonico rimanga semivuoto, con scarsa partecipazione dei tifosi in termini di presenze allo stadio, e per garantire che un simile teatro possa ospitare competizioni di prestigio, all’altezza del blasone del club, è necessario adottare un’ottica lungimirante anche sulla gestione di campo.

    Orientando le prossime scelte in modo mirato, puntando su veri campioni, riconfermando tutti gli uomini guida dello spogliatoio (Chiellini, Buffon, Del Piero, Marchisio), scegliendo una guida tecnica realmente all’altezza del progetto e delle ambizioni, e ritrovando quello spirito antico che – da sempre – ha reso la Vecchia Signora avanguardista del calcio Italiano. Soprattutto sul campo.

  • Muore ‘superstite’ di Superga Iginio Ballarin

    Muore ‘superstite’ di Superga Iginio Ballarin

    Iginio Ballarin, 94 anni, ‘superstite’ della tragedia di Superga, si è spento quest’oggi a Mira in provincia di Venezia, dove da tempo viveva.

    L’uomo, fratello di Dino ed Aldo Ballarin, rispettivamente terzo portiere e terzino del Grande Torino, defunti nella nota tragedia aerea, si salvò indirettamente da quella sciagura che, il 4 Maggio 1949, colpì la gloriosa squadra con lo schianto dell’aereo ALI- I ELCE contro il terrapieno posteriore della Basilica di Superga, mentre era in fase di atterraggio su Torino, riportando a casa la squadra che il giorno prima aveva disputato a Lisbona l’amichevole per l’addio al calcio del capitano del Benfica Josè Ferreira.

    Iginio Ballarin era solito seguire i due fratelli calciatori nelle trasferte più importanti: in quell’occasione, però, aveva dimenticato la carta d’identità. Fu proprio tale disattenzione a salvargli la vita perchè, dopo esser già salito a bordo dell’aereo pronto per il decollo, venne sorpreso da un doganiere senza documenti e fatto scendere.

    Una pure casualità, dunque, gli salvò la vita, così come capitò anche ad altri che non presero parte a quella trasferta, come il portiere di riserva, Renato Gandolfi, sostituito proprio dal terzo portiere Dino Ballarin, il radiocronista Niccolò Carosio, impegnato dalla cresima del figlio, e Vittorio Pozzo, ex C.T. della Nazionale e giornalista dell’epoca. Nella tragedia, invece, persero la vita 31 persone, fra giocatori, alleatori, giornalisti accompagnatori ed equipaggio: fra tutti, il grande capitano Valentino Mazzola.

  • Moratti voleva la riconferma di Bergamo. Spunta nuova intercettazione

    Moratti voleva la riconferma di Bergamo. Spunta nuova intercettazione

    Vi avevamo appena informato sulla settimana di passione per la dirigenza nerazzurra impegnata non solo nel preparare il derby ma alle prese con gli esposti di Agnelli, Lotito e Vieri. Come il cacio sui maccheroni l’edizione odierna di Tuttosport pubblica oggi una nuova intercettazione che proverebbe come l’Inter era interessata alla conferma di Bergamo nel ruolo di designatore.

    L’intercettazione riguarda proprio Bergamo e la segretaria della Can di A e B Fazi: “Lui mi fa: so che succedeva prima, nessuno si può lamentare, e se lo dico io che non ho vinto nulla…, ne sono convinto. Non è una cosa semplice fare il vostro lavoro,qualche errore c’è sempre. Rispetto a prima però siamo tranquilli e anche voi non dovete disperare.”

    Proprio quel voi non dovete disperare secondo il quotidiano torinese proverebbe l’appoggio del club nerazzurro alla conferma.

  • F1, Hamilton snobba Vettel: “Io e Alonso come Senna e Prost”

    F1, Hamilton snobba Vettel: “Io e Alonso come Senna e Prost”

    Tornato dall’Australia con un ottimo e, alla vigilia, sorprendente secondo posto, Lewis Hamilton è sorridente e mostra una buona dose di tranquillità che lo ha contraddistinto anche durante tutto l’inverno nonostante i test poco prolifici con una McLaren come al solito innovativa e, all’apparenza, ancora non performante come ci si aspettava.
    Il campione del mondo 2008, intervistato dal tabloid britannico Guardian, ha detto la sua sul Mondiale appena iniziato snobbando, forse con troppa superficialità, il dominatore di Melbourne nonchè trionfatore della stagione appena conclusa con la conquista del titolo iridato Sebastian Vettel. Il pilota inglese infatti vede come suo principale antagonista il ferrarista Fernando Alonso paragonando la loro rivalità a quella che ha contraddistinto la Formula 1 nella seconda metà degli anni ’80 e i primi anni ’90 tra Ayrton Senna e Alain Prost: “Penserò sempre che la mia nemesi e il mio avversario principale sarà sempre Fernando. Lo dice la mia storia. Se dovessi scegliere quale pilota mi piacerebbe essere, direi Senna. E lui sarebbe il mio Prost“.

    Non accostamenti che sarebbero improponibili e totalmente fuori luogo (Senna e Prost vengono ancora considerati da qualsiasi esperto di F1 piloti di calibro maggiore per lo spettacolo, unico, che hanno saputo regalare ai tanti appassionati in quei magnifici anni) ma una semplice analogia per far comprendere quanto sia realmente bella la rivalità, sportivamente parlando, che corre tra l’inglese e lo spagnolo cominciata nel 2007 quando i due, anche se per un solo anno, sono stati compagni di team in McLaren ricalcando le orme del Professore e di The Magic o, se preferite, il Mago della pioggia con Alonso nelle vesti di campione già affermato (Prost) ed Hamilton che ha come unico obiettivo vincere il mondiale a spese del pilota più forte in quel momento (Senna).

    Ma nell’epoca d’oro della F1 c’era anche un altro campione che di certo non stava a guardare Senna e Prost e che ha avuto i suoi successi che risponde al nome di Nigel Mansell. Anche qui Hamilton non risparmia frecciatine al tedesco: “Vettel il nuovo Mansell? No, non lo ritengo assolutamente all’altezza di Mansell. Non è un avversario vero. Certo, dovesse continuare ad avere una macchina come quella che ha oggi, forse, ma credo che a parità di passo vedremmo delle gare davvero combattute“.

  • Funerali in curva: oltre il limite della follia

    Funerali in curva: oltre il limite della follia

    In Italia, qualche anno fa, nell’ormai lontano 2001, ci si meravigliava di come fosse possibile portare indisturbatamente, sfuggendo a qualsiasi forma di controllo, uno scooter in curva a San Siro e gettarlo, sempre indisturbatamente, giù dal terzo anello.

    Con l’avvento dei tornelli, oggi una simile impresa apparirebbe, dal punto di vista logistico, forse più difficile da compiere, anche se è ancora all’ordine del giorno vedere in curva la presenza di catene, bastoni, armi vere e proprie, armi improvvisate, ordigni di vario tipo e quant’altro, così com’ è accaduto – per citare l’esempio più eclatante – a Marassi durante il match Italia-Serbia, con l’ingresso indisturbato di Ivan il terribile e dei suoi seguaci che hanno messo a soqquadro l’intero stadio di Genova.

    In Colombia, però, la follia degli ultràs ha superato nettamente ogni minimo senso del decoro e della decenza, con la complicità del servizio di sicurezza.

    Domenica scorsa, allo stadio General Santander di Cucuta, durante il match fra Cucuta Deportivo (la squadra di casa) ed Envigado, valido per l’ottava giornata della prima divisione, a quindici minuti dal termine dell’incontro, in curva ha fatto irruzione un nutrito gruppo di ultràs con in spalla la bara contenente il corpo di un 17 enne tifoso, Cristopher Alexander Sanguino, ucciso proprio il giorno prima da alcuni sicari mentre assisteva ad una partita di calcio.

    Nell’intento degli amici ultràs, un gruppo organizzato dal nome “Barra del Indio”, la “visita allo stadio” era un modo per concedere al giovane compagno deceduto un ultimo saluto alla squadra del cuore, il Cucuta Deportivo, intonando cori in suo onore, ma – agli occhi della restante parte dei presenti allo stadio – si è trattato di una scena sconcertante ed imbarazzante, al punto che, dopo l’ingresso del feretro, l’intero stadio appariva completamente ammutolito dallo stupore. Ed il totale silenzio di incredulità è proseguito anche dopo il gol della squadra di casa, realizzato appena cinque minuti dopo dall’ingresso in curva della bara.

    L’aspetto più imbarazzante della vicenda è, comunque, la totale inerzia delle forze dell’ordine e del servizio di sicurezza dello stadio, che hanno permesso agli ultràs di entrare con il feretro e di rimanere all’interno dello stadio fino al termine dell’incontro, senza neppure accennare il minimo intervento.

    Sotto accusa, dunque, il sistema di controllo in entrata e l’operato degli addetti alla sicurezza, sul quale le forze dell’ordine hanno aperto un’inchiesta per individuare i responsabili oggettivi di una simile “distrazione”, con la promessa di concludere l’inchiesta in tempi brevi. “E’ evidente ch si sia trattato di un increscioso epidodio, ed abbiamo immediatamente avviato delle indagini per capire come sia potuto accadere”, ha dichiarato il comandante Alvaro Pico.  

    Oltre all’imbarazzo delle forze dell’ordine, l’episodio ha generato le furibonde reazioni delle dirigenze dei due club in campo e, pertanto, indirettamente coinvolti, ed in generale dell’intero mondo del calcio Colombiano. A tal proposito, il medico del Cucuta Deportivo, Julio Rivera, si è dichiarato “perplesso” dell’accaduto e “preoccupato” per il carente operato degli addetti alla sicurezza in merito ai controlli. “Le autorità annunciano severi controlli per evitare disordini ed atti di violenza negli stadi, e poi finisce che un gruppetto di tifosi riesca ad introdurre in curva un cadavere. E’ assurdo. Probabilmente la Colombia è l’unico posto al mondo in cui un simile fatto può accadere”.

    Chissà se, dopo tanto sconcerto e tanta indignazione, qualcosa cambierà…

    

  • Milan, torna il talismano Pippo Inzaghi

    Milan, torna il talismano Pippo Inzaghi

    Se Ibra è spesso criticato per la non capacità di esser determinante nelle partite che contano Pippo Inzaghi è l’esatto contrario. L’attaccante vive per quelle partite e per il gol, il Milan potrebbe aver in lui l’alleato per quest’ultimo scorcio di stagione nella volata scudetto.

    SuperPippo ha ancora una volta stupito tutti stravolgendo i tempi di recupero con determinazione e la voglia di non mollare e tra 20 giorni potrebbe tornare a calcare i campi da gioco in una partita ufficiale: “Spero di tornare tra una ventina di giorni. Sto abbastanza bene, da questa settimana comincerò a forzare perchè il ginocchio sta bene, però tornerò solo quando sarò al cento per cento.”

    L’attaccante parla poio del derby “Vincere potrebbe significare un grosso passo in avanti: ogni giocatore non vede l’ora di giocare questa partita, perchè è un bivio. Noi però siamo davanti e dipende solo da noi stessi: se le vinciamo tutte vinciamo lo scudetto” La mancanza di Ibrahimovic secondo Inzaghi non peserà perchè chi sarà chiamato a sostituirlo farà bene “Se ci fossimo stati io e Ibra saremmo tutti più contenti, ma chi c’è andrà in campo e darà tutto anche per chi è fuori”.

    L’ultima battuta su Raul e l’Inter in Champions “Se tifo Inter contro Raul o Raul contro Inter? Non mi piace tifare contro gli altri, è un segno di inferiorità e io non mi sento inferiore a nessuno con il mio Milan. Se Raul mi passerà davanti, lo riprenderò l’anno prossimo”

  • Inedito Mourinho, portiere per un giorno. Video

    Inedito Mourinho, portiere per un giorno. Video

    Josè Mourinho fa sempre notizia e oggi nell’inedito ruolo di portiere ha guidato la sua squadra nel match tra i giornalisti madrileni e lo staff tecnico. Lo Special One nonostante la posizione defilata non ha lesinato rimproveri al suo undici schierato con un offensivo 4-3-3. Per la cronaca la partita è stata vinta dai giornalisti per 3-2.

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  • Biaggi, scuse “a metà” a Melandri

    Biaggi, scuse “a metà” a Melandri

    Archiviato il Gran Premio d’Europa, secondo appuntamento del Mondiale Superbike 2011, disputato sul circuito inglese di Donington Max Biaggi e Marco Melandri sono tornati a parlare della lite che li ha visti protagonisti sabato pomeriggio al termine delle qualifiche ufficiali. In quella occasione Biaggi, visibilmente nervoso, aveva rifilato in diretta tv due buffetti al collega che lo aveva accusato di essersi comportato in maniera scorretta in pista ostacolando il suo giro lanciato e compromettendone così la sua prestazione.

    Oggi i diretti interessati sono intervenuti sull’episodio. Ad aprire è stato Melandri che in un’intervista rilasciata a Sky Sport ha fatto luce sull’accaduto: “Durante la Superpole stavo facendo il giro lanciato, lui usciva dai box e andava più piano: mi ha visto perfettamente da lontano e si è messo in mezzo per ostacolarmi. Lo sa bene, al momento mi ha chiesto scusa: gli ho fatto due sorpassi non cattivi, erano semplici avvertimenti per fargli capire che in pista non è da solo. Dopo, quando è passato dai box, l’ho applaudito in modo ironico e si è un po’ scaldato. Tutto questo viene da vecchi dibattiti che lui non ha mai cancellato. Da parte mia è un episodio passato, sul podio gli avrei dato la mano ma sicuramente non l’avrei invitato a cena“.

    Ascoltate le dichiarazioni del ravennate, Biaggi ha detto la sua su Virgin Radio scusandosi per gli schiaffetti ma rincarando in un certo senso la dose per essere stato provocato cercando di chiarire il suo punto di vista: “Mi dispiace perché non avrei dovuto fare quel gesto, l’ho fatto senza pensare. Ho fatto un errore. Tutti possono sbagliare, sono fatto di carne e ossa e l’importante è riconoscere l’errore. Io sono molto astuto in alcune cose, ma davvero un pollo quando invece cedo alle provocazioni. Il mio è stato un week end difficile. Ho iniziato bene venerdì, sabato invece è cambiata la temperatura e abbiamo fatto dei cambiamenti tecnici che mi hanno portato fuori strada. Poi mi sono innervosito, hanno visto tutti che ho reagito come non si deve fare; un campione del mondo non deve cedere a provocazioni più o meno forti“.

    Scuse totali o parziali, ci auguriamo che entrambi mettano da parte le vecchie ruggini e seppeliscano l’ascia di guerra per concentrarsi anima e corpo sul Mondiale Superbike che a solo un mese dal via in questi primi due appuntamenti stagionali, ci ha regalato già tanto spettacolo. In fin dei conti sia il campione del mondo in carica sia Macio, che appena arrivato in Superbike dalla Moto GP ha già dimostrato di trovarsi a suo agio in sella alla sua Yamaha YZF R1 e reggere il confronto con i big, hanno lo stesso obiettivo: non perdere di vista l’attuale leader della classifica piloti, il ducatista Carlos Checa.