Tag: Champions League

  • Real – Barcellona, il Super Clasico. Assenze per Pep, incubo diffida per Moui

    Real – Barcellona, il Super Clasico. Assenze per Pep, incubo diffida per Moui

    Ci siamo. Questa sera il Bernabeu ospiterà il quarto Clasico stagionale, sarà forse quello più importante e in grado di mutare le gerarchie in Spagna e sopratutto contribuirà a decidere chi tra Mou e Pep è il più Special.

    Ovviamente non sono mancate le polemiche, dagli arbitri all’erba per finire al vero modo di intendere il calcio. Questa sera il Barcellona si presenterà a Madrid con qualche certezza in meno frutto del ko in Coppa del Re e di qualche defezione importante. Al problema sull’out sinistro sorto dopo l’infortunio di Maxwell si è aggiunto la grana Iniesta. Il centrocampista si è fermato ieri in allenamento e difficilmente sarà della partita, al suo posto dovrebbe giocare Keita. In difesa confermato MAsacherano nel ruolo di centrale al fianco di PIquè mentre a sinistra si rivedrà il convalescente Puyol.

    Problemi di abbondanza invece per Mou che ritrova finalmente la sua artiglieria pesante con Benzema, Higuain e Kaka in gran spolvero e pronti a dar man forte. L’incubo però sono le diffide di quattro pezzi da novanta: Cristiano Ronaldo, Di Maria, Sergio Ramos ed Albiol.

    PROBABILI FORMAZIONI
    REAL MADRID (4-3-3): 1 Casillas; 17 Arbeloa, 4 Sergio Ramos, 18 Albiol, 12 Marcelo; 10 L. Diarra, 3 Pepe, 14 Xabi Alonso; 23 Ozil, 7 C. Ronaldo, 22 Di Maria (25 Dudek, 19 Garay, 11 Granero, 8 Kakà, 9 Benzema, 20 Higuain, 6 Adebayor) Allenatore Mourinho. Squalificato Carvalho. Diffidati Di Maria, C.Ronaldo, S.Ramos, Albiol. Indisponibili Khedira, Gago.

    BARCELLONA (4-3-3): 1 Valdes; 2 Dani Alves, 14 Mascherano, 3 Piquè, 5 Puyol; 6 Xavi, 19 Busquets, 8 Iniesta; 17 Pedro, 10 Messi, 7 Villa (13 Pinto, 26 Fontas, 32 Bartra, 15 Keita, 30 Thiago A., 20 Afellay, 11 Jeffren.) Allenatore Guardiola. Squalificati nessuno. Diffidati nessuno. Indisponibili Abidal, Adriano, Maxwell, G.Milito, Bojan.

    ARBITRO: Stark (GER)

  • Schalke – Manchester Utd le pagelle. Strepitoso Neuer ma non basta

    Schalke – Manchester Utd le pagelle. Strepitoso Neuer ma non basta

    Pagelle Schalke
    Neuer 7,5 Se il passivo è contenuto il merito è soltanto suo. Alcuni suoi interventi hanno del miracoloso e non è un caso se il Bayern corra per metterlo sotto contratto e Ferguson decida di farsi tutto il campo per andare a stringergli la mano.

    Uchida: 6,5
    L’Asia inizia a crescere e lui ne è un altro esempio lampante. Positivo e tonico è uno degli ultimi ad alzare bandiera bianca.

    Matip: 4
    Inadeguato nel ruolo di centrale soffre la vivacità dei diavoli rossi, sciagurato sui gol.

    Farfan: 5 partita incolore, tutti si aspettavano qualcosa in più dal suo estro.

    Raul: 6
    Perde in confronto tra “vecchietti” con Giggs ma prova in ogni modo a far respirare i suoi duellando con i titani Vidic e Ferdinand

    Schalke 04: Neuer 7,5, Uchida 6,5, Matip 4, Metzelder 5, Sarpei 5(27′ st Escudero sv), Farfan 5, Papadopoulos 5, Jurado 6(37′ st Draxler), Baumjohann 5 (8′ st Kluge 5,5), Raul 6, Edu 6. (33 Schober, 5 Plestan, 16 Karimi, 15 Charisteas). All.: Rangnick.

    Pagelle Manchester:


    Ferdinand Vidic 6,5
    Lo United non ha mai preso gol in trasferta in Champions e molto del merito è loro.

    Giggs 7,5 Altro gol decisivo, corre come un ragazzino e muove il pallone con la solita classe.

    Rooney: 8
    Ha ritrovato la condizione fisica e sopratutto mentale, immarcabile per chiunque anche questa sera è il migliore in campo.

    Hernandez: 7 Non segna ma è sempre prezioso a vederlo giocare si ha la sensazione che diventerà un altro grandissimo confermando il fiuto di Ferguson.

    Manchester United: Van der Sar 6, Fabio 6, Ferdinand 6,5, Vidic 6,5, Evra 7, Valencia 6,5, Carrick 6, Giggs 7, Park Ji-Sung 6 (28′ st Scholes 6,5), Rooney 8 (37′ st Nani 6), Hernandez 7 (28′ st Anderson sv). (29 Kuszczak, 12 Smalling, 23 Evans, 21 Rafael). All.: Ferguson

  • Giggs, Rooney il Manchester ipoteca Wembley

    Giggs, Rooney il Manchester ipoteca Wembley

    La stagione del Manchester United continua a regalare soddisfazioni ai suoi tifosi, ipotecata la Premier l’undici di Ferguson ha sfoderato una prestazione sontuosa a Gelsenkirchen contro quello Schalke che solo 15 giorni fa aveva fatto vivere un incubo all’Inter e ai suoi tifosi.

    Partita mai in discussione comandata per tutto l’arco del match dagli inglesi e il due a zero finale è merito solo della grande prestazione del portierone Neuer autore di tantissimi miracoli nel corso del match.

    Il match tra i vecchi saggi della Champions tra Raul e Giggs viene vinto da quest’ultimo ma il protagonista assoluto ancora una volta è Wayne Rooney autore dell’assist per la rete del gallese e della rete del raddoppio su assist di Hernandez.

    TABELLINO
    Schalke 04:
    Neuer, Uchida, Matip, Metzelder, Sarpei (27′ st Escudero), Farfan, Papadopoulos, Jurado (37′ st Draxler), Baumjohann (8′ st Kluge), Raul, Edu. (33 Schober, 5 Plestan, 16 Karimi, 15 Charisteas). All.: Rangnick.
    Manchester United: Van der Sar, Fabio, Ferdinand, Vidic, Evra, Valencia, Carrick, Giggs, Park Ji-Sung (28′ st Scholes), Rooney (37′ st Nani), Hernandez (28′ st Anderson). (29 Kuszczak, 12 Smalling, 23 Evans, 21 Rafael). All.: Ferguson.
    Arbitro: Velasco (Spagna).
    Reti: nel st 22′ Giggs, 24′ Rooney.
    Spettatori: 61 mila

  • Schalke 04 – Manchester, semifinale d’andata: Davide contro Golia

    Schalke 04 – Manchester, semifinale d’andata: Davide contro Golia

    Dopo le feste Pasquali, è già ora di semifinali di Champions League: le partite di andata si disputano fra questa sera e domani, il ritorno fra una settimana esatta. Alle 20.45 stasera alla Veltins Arena di Gelsenkirchen, sarà di scena l’antipasto, ossia la sfida che non ci si aspettava, banalmente etichettabile come lo scontro di “Davide contro Golia”, ossia Schalke 04 vs Manchester United.

    Un antipasto in attesa del piatto forte, ossia il Clasico di domani sera, Real – Barcellona (la terza sfida in 18 giorni), ma ugualmente importante per lo svolgimento del più prestigioso torneo europeo per club. Se la presenza dei Red Devils a questo punto della competizione poteva essere assolutamente prevedibile, o quantomeno attesa, di certo ben pochi avrebbero scommesso sullo Schalke 04, squadra tedesca che ha chiuso il girone di qualificazione davanti al Lione, ed ha eliminato negli ottavi di finale il Valencia e nei quarti l’Inter di Leonardo, con  un perentorio 2 – 5 a San Siro, ed un’ ulteriore conferma fra le mura amiche, nei quarti di ritorno, con un’altra vittoria, 2 a 1 alla Veltins Arena.

    Un match che, in apparenza potrebbe sembrare a senso unico, scontato nell’esito finale, ma nei confronti “secchi”, in 180 minuti, i pronostici spesso sono smentiti, come la stessa Inter può ben confermare.

    Lo Schalke, tuttavia, pur essendo la squadra rivelazione del torneo, non è esattamente uno squadrone in senso assoluto, attualmente è solo decimo nella Bundesliga, ma ha le caratteristiche dell’osticità e della caparbietà tipica delle squadre tedesche, oltre che grande solidità ed un finalizzatore d’eccezione, il più prolifico cannoniere Europeo di tutti i tempi, Raul Gonzales Blanco, che ha segnato finora 71 reti in Champions League.

    Lo Schalke, inoltre, ha il morale altissimo della squadra outsider che è riuscita a superare  i propri limiti, sorprendendo tutti, e giocando come chi non ha la pressione di essere giudicato, non avendo nulla da perdere, ma soltanto molto da guadagnare, in termini di visibilità, di prestigio, ed economici, oltre che la possibilità di sognare ancora in grande. Punterà, come finora ha fatto, sulla forza del gruppo, e la solidità del collettivo, fermo restando che potrà contare anche su alcuni giocatori di buon livello (oltre al già menzionato Raul) come  Jurado e Metzelder, ed il portiere Neuer, che il prossimo anno giocherà con il Bayern Monaco, come ha già annunciato nei giorni scorsi.

    Sul Manchester United, invece, c’è la pressione della qualificazione ad ogni costo, anche in vista della finale che il 28 Maggio si disputerà nel monumentale stadio di Wembley, in terra britannica. Ci sono, però, i timori legati ai precedenti non esattamente confortanti negli scontri contro le squadre tedesche, con la squadra di Sir Alex Ferguson che ha perso tutti gli ultimi quattro confronti diretti contro squadre tedesche, ed il precedente legato alla presenza di Raul, che nel 2000 segnò con la maglia del Real Madrid una doppietta all’ Old Trafford che decretò l’eliminazione dei Red Devils dalla competizione.

    Tuttavia, dalla parte del Manchester ci sono molte armi a disposizione: la solidità difensiva, che gli ha permesso di non incassare gol in trasferta nell’ intera competizione;  in attacco c’è la geniale esplosività di Wayne Rooney, e lo squadrone inglese ha tutte le carte in regola per poter inseguire legittimamente la sua terza Champions League nella gestione di Sir Alex Ferguson. Per la partita di questa sera, comunque, le quote scommesse sono tutte sbilanciate verso un Manchester United nettamente favorito.

    Le probabili formazioni di questa sera nella semifinale d’andata: Lo Schalke 04 di Rangnik, si schiererà con un 4 -4 – 2 con i seguenti undici: Neuer, Uchida, Howedes, Metzelder, Sarpei, Farfan, Papadopoulos, Jurado, Baumjohann, Edu, Raul.

    Il Manchester United, adotterà un modulo speculare, un 4 – 4 -2 con: Van der Saar, Rafael, Ferdinand, Vidic, Evra, Valencia, Park, Carrick, Giggs, Hernandez, Rooney.

    A Gelsenkirchen questa sera arbitrerà lo Spagnolo Carlos Veasco Carballo, coadiuvato dagli assistenti, sempre spagnoli, Roberto Alonso Fernandez e Jesus Calvo.

  • La vigilia del Clasico. L’arbitro lo sceglie Guardiola

    La vigilia del Clasico. L’arbitro lo sceglie Guardiola

    Il quarto Clasico della stagione non poteva che esser condito da polemiche e illazione create ad arte da ambo le parti degli schieramenti in cerca di destabilizzarsi a vicenda.

    Questa volta a scendere subito sul piede di guerra è stato Guardiola che ha riposto il suo tradizionale aplomb per avvisare l’Uefa sulla scelta dell’arbitro. Nel giorno di Pasqua infatti dal Portogallo erano iniziate a circolare indiscrezioni sulla designazione di Pedro Proenca. Un arbitro lusitano cosi come avvenne lo scorso anno nel match tra l’Inter e il Barcellona quando Luis Figo scese dalla tribuna alla panchina per comunicare con le giacchette nere.

    L’Uefa ha cosi designato il tedesco Stark accontentando Guardiola ma sul piede di guerra adesso ci sono i madrileni che attraverso As fanno sapere che l’arbitro teutonico è un fan di Messi rispolverando una sua dichiarazione di questa estate in Sudafrica.

  • Harakiri Juve: Del Piero non basta. Champions a -7

    Harakiri Juve: Del Piero non basta. Champions a -7

    Juve-Catania
    Missione fallita per la Juve. Nel posticipo della 34ma giornata i bianconeri non riescono a sfruttare le sconfitte pomeridiane di Lazio e Udinese e rimangono a -7 dalla Champions, anche se la matematica non condanna gli uomini di Del Neri, la speranza di rimontare e recuperare una stagione deludente si assottiglia ulteriormente. Partono bene i bianconeri che già al 6° portano un pericolo alla porta etnea con Marchisio che con un sinistro fulmineo chiama Andujar all’intervento a terra. Dopo quasi un quarto d’ora di poco gioco, i padroni di casa si portano in vantaggio su calcio di rigore trasformato da Del Piero, che realizza dal dischetto il suo 183° gol in serie A. Il Catania ci prova e alla mezz’ora Maxi Lopez prova ad impensierire Buffon con un debole tiro a giro che finisce tra le braccia del portierone bianconero. Al 37° è però la Juve a raddoppiare sempre con il capitano, che dopo un’azione in contropiede sull’asse Matri-Krasic insacca fortunosamente con il petto il pallone del 2-0, 184 gol in serie A e serata che pare presagire un’ottima Pasqua per il popolo bianconero. Così non è, e le avvisaglie arrivano dopo solo un minuto quando uno scatenato Gomez stampa un pallone sulla traversa con un gran tiro dalla distanza. Ma nonostante questo è ancora l’eterno capitano bianconero a portare pericolo alla porta rossazzurra procurandosi una punizione dal limite e chiamando all’intervento plastico il numero uno catanese. Si va al riposo col doppio vantaggio juventino, ma con un Catania indomito. All’ingresso in campo sia Del Neri, sia Simeone effettuano le sostituzioni che cambieranno le sorti della partita, il tecnico di Aquilea sostituisce Motta con Sorensen, mentre “El Cholo” fa entrare Bergessio al posto di Izco e lo piazza sul versante destro dell’attacco. I siciliani partono forte e la Juventus appare appagata e sulle gambe, al 48° il solito Gomez, crossa in mezzo dove Maxi Lopez colpisce male di testa, due minuti dopo è Bonucci a sventare su una sortita di Bergessio dalla destra della difesa bianconera. Per la Vecchia Signora ci prova ancora il capitano a suonare la carica con un tiro di sinistro da fuori, ma è una fiammata, al 58° entra Lodi per uno spento Ledesma, ancora una mossa che risulterà determinante. Dieci minuti dopo è ancora Gomez, si sempre lui, a chiamare Buffon al primo serio intervento della serata, il numero uno c’è e risponde presente. Se Simeone azzecca i cambi, Del Neri pare non leggere bene la partita e sostituisce al 75° il grande protagonista della gara Del Piero con Pepe. Il Catania attacca e la Juve agisce di contropiede, ma è una squadra sprecona, prima Toni, subentrato a Matri, e poi Pepe falliscono delle facili occasioni a due passi dalla porta avversaria. A dieci dal termine succede quello che non t’aspetti, gli etnei passano grazie ad una splendida azione, palla in profondità di Ricchiuti per Bergessio che brucia Sorensen e mette in mezzo un pallone delizioso che Gomez deve solo spingere in rete. Adesso i bianconeri soffrono, ma nonostante ciò si rendono ancora pericolosi con Krasic che spreca da due passi l’ottimo pallone buttato in mezzo da Felipe Melo al termine di una travolgente azione personale. I padroni di casa di difendono però disordinatamente e proprio a pochi secondi dalla fine succede l’irreparabile, palla persa a centrocampo e fallo, Lodi, lo specialista, si porta sul pallone, tira ma Melo respinge secondo Bergonzi con il braccio, proteste dei bianconeri perchè il centrocampista brasiliano aveva l’arto attaccato al corpo, ma l’arbitro è irremovibile, Lodi, ancora lui, avvicina la palla di qualche metro e la posiziona, calcia e batte un immobile Buffon. Pareggio e rimonta realizzata, finisce la partita e probabilmente anche i sogni Champions della Juventus. All’uscita dal campo i giocatori bianconeri erano tutti infuriati con il direttore di gara, in particolare Felipe Melo, che pare abbia detto che certe cose accadono sempre e solo contro la Juve. Di certo il centrocampista ha ragione a recriminare, ma a conti fatti e a ben vedere l’andamento della partita, il Catania non avrebbe meritato la sconfitta e quindi nel complesso il pareggio appare giusto. Si tratta quindi dell’ennesima occasione persa per l’undici di Del Neri e probabilmente, a meno di miracoli, una delle ultime da tecnico sulla  panchina della società di Corso Galileo Ferraris.

  • Juventus, Delneri – Marotta e le verità non dette

    Juventus, Delneri – Marotta e le verità non dette

    Con lo scialbo 0-0 ottenuto ieri al Franchi contro la Fiorentina e le contemporanee vittorie di Lazio e Udinese, la Juventus ha fallito l’ ultimo dei suoi obiettivi stagionali e cioè la qualificazione ai preliminari di Champions.

    Ennesima dimostrazione la partita di Firenze, di come Gigi Delneri sia completamente inadatto a guidare una squadra di alta classifica, o che comunque inizia la stagione con obiettivi importanti. Le tre vittorie consecutive ottenute anche con un po’ di fortuna, hanno illuso il tecnico di Aquileia che il modulo da attuare fosse quello presentato al Franchi un 4-1-4-1 con Matri unica punta ma come al solito, a partita in corso, non è riuscito a rendersi conto che il predominio della Fiorentina era netto e che Krasic arrancava in campo. Come può essere possibile che la Juventus vada a Firenze per ottenere un pareggio? Come ci si può presentare davanti alle telecamere e dire che la squadra ha risposto bene e che Boruc è l’ unico portiere ad aver fatto una parata?

    Ma soprattutto, come si può pensare di confermare un allenatore che è riuscito a fare peggio della gestione Ferrara, con figure barbine in Europa e prestazioni assolutamente imbarazzanti?

    Purtroppo sembra che la Juventus abbia ormai acquisito la mentalità di chi la guida, sia a livello tecnico che dirigenziale e cioè una mentalità di assoluta provinciale. Ma allora ci si chiede, come mai non è stato detto che ad inizio stagione l’ obiettivo fosse il 4° posto? Perché non si è spiegato ai tifosi che l’ eliminazione in Europa League fosse necessaria perché la squadra non era attrezzata a competere su due fronti?

    Beh sicuramente perché alcune verità fanno male, soprattutto a dei tifosi abituati ai piani alti, ma forse, non sarebbe stato più opportuno essere onesti con chi paga il biglietto e soffre veramente per questi colori?

  • Dal 2012 tre italiane in Champions League

    Dal 2012 tre italiane in Champions League

    Bye Bye Champions, adesso è ufficiale. Dal 2012 solo tre squadre italiane andranno in Champions League. Il sorpasso tanto temuto e al tempo stesso evidente è avvenuto proprio da parte della Germania. L’immagine simbolo è stata l’eliminazione dell’Inter dai quarti di finale di Champions League proprio dai tedeschi dello Schalke 04. Una vendetta volendo considerare che lo scorso anno il ranking aveva sorriso ai nerazzurri quando nella finale di Madrid battendo il Bayern Monaco avevano lasciato un esiguo distacco tenendo ancora per un anno l’Italia davanti alla Germania. Lo snobbismo con il quale le squadre italiane hanno affrontato l’Europa di seconda fascia, l’Europa League ha fatto il resto. Infatti anche se l’Inter di Leonardo avesse bissato il successo europeo quest’anno ci saremmo ritrovati nella prossima stagione con la stessa situazione odierna. Squadre come la Juve ( che nel girone di qualificazione ha ottenuto 6 pareggi), il Palermo e il Napoli avrebbero sicuramente dovuto fare meglio fuori dal proprio territorio nazionale, e i presidenti delle stesse società invece che puntare forte su questa competizione l’hanno snobbata, considerandola come una serie B europea.

    La Germania in questi ultimi quattro anni ci ha bruciato, in termini di sorpasso, recuperandoci 11 punti, e accumulandone 9 in più. Oltre al sorpasso dunque c’è anche la beffa della distanza accumulata, difficilmente recuperabile visto che all’orizzonte il futuro non è affatto roseo. L’Italia fino al 1999 era la prima in classifica, segnando poi col passare degli anni una discesa impietosa fino a quella odierna che ci ha relegato al quarto posto, con l’eliminazione di un posto e di un ticket per l’Europa dei campioni. La classifica vede queste prime quattro squadre nel ranking: Inghilterra prima, Spagna seconda, Germania terza, e Italia quarta. Fortunatamente considerando come la Francia abbia fallito come gli italiani nelle coppe siamo ancora distanti da una nuova discesa in classifica. Ma l’avanzata del Portogallo che ha portato 3 squadre su 4 nelle semifinali di Europa League dovrebbe essere un campanello d’allarme per il nostro campionato.

    Il risultato è evidente a tutti, con le prossime volate Champions League in futuro ristrette a tre squadre. Dove la prima e la seconda staccheranno direttamente il biglietto per la Champions League, mentre la terza affronterà il preliminare. Per il quarto e quinto posto lotta a due per l’Europa League con la sesta ad affrontare il preliminare.

    Il disastro era ben visibile sotto gli occhi di tutti, ma le armi per affrontare questo declino non sono state affatto utili. La palla passa ai presidenti delle società calcistiche e alla Figc, che in breve tempo dovranno dare risposte concrete sul campo e non rilasciare semplicemente dichiarazioni di facciata e di buoni intenti, mai realizzate nel concreto.

    Suggerimenti per il futuro, e per il rilancio del calcio nostrano? Investimenti sul settore giovanile, Stadi di proprietà (bloccati per l’immobilismo della legislazione italiana sulla famosa leggi sugli stadi), fair play finanziario che se attivato secondo le giuste regole potrà porre un freno agli investimenti e agli stipendi folli. Il resto sarà in mano ai tecnici che dovranno organizzare e indottrinare le proprie squadre con una mentalità vincente non solo all’interno della nostra nazione, ma soprattutto nelle serate europee, sia di Champions League che di Europa League, ovviamente con l’ordine tassativo di non fare distinzione tra le due competizioni.

    La strada da percorrere non è affatto in discesa, anzi, ma il primo segnale di risalita è arrivato proprio da un’altra classifica che ha riportato la nazionale Italiana tra le prime dieci squadre del mondo (con due posti guadagnati) dopo il tracollo del mondiale sudafricano. Il tecnico azzurro Prandelli ha sentenziato: “E’ solo l’inizio”. Questo è lo spirito giusto!

  • Ranking Uefa: Italia, ora attenta a Francia e Portogallo

    Ranking Uefa: Italia, ora attenta a Francia e Portogallo

    Con l’Inter, eliminata nei quarti di finale di Champions League dallo Schalke, se ne va l’ultima squadra italiana presente ancora nelle coppe europee. Che il terzo posto nel Ranking fosse perso da tempo lo si sapeva già ma la minaccia ora proviene dalla Francia e dal Portogallo che a partire dalla prossima stagione potrebbero impensierire seriamente la posizione italiana, soprattutto se le squadre nostrane continueranno a snobbare l’Europa League e dimostreranno l’inferiorità rispetto alle big europee.

    Questo sarà l’ultimo anno nel quale il quarto posto in Serie A darà il diritto a giocare i preliminari di Champions League e per riprendersi il terzo posto nel Ranking Uefa ci vorrà tempo, programmazione e soprattutto i risultati. Non sarà un’impresa ma poco ci manca perchè la Germania a partire dalla prossima stagione insidierà la seconda posizione occupata dalla Spagna.

    Questo il Ranking Uefa aggiornato al 14 aprile

    1. Inghilterra – 85.070 (1/7)
    2. Spagna – 81.043 (3/7)
    3. Germania – 69.436 (1/6)
    4. Italia – 60.552 (0/7)
    5. Francia – 53.678 (3/6)
    6. Portogallo – 49.596 (3/5)
    7. Russia – 44.707 (0/6)
    8. Ucraina – 43.883 (0/6)
    9. Olanda – 40.129 (0/6)
    10. Turchia – 35.050 (0/5)

    Tra parentesi le squadre ancora in corsa nelle due competizioni sul totale di squadre partecipanti di inzio stagione.

    Calcolo del coefficiente Uefa

    Si tiene conto di tutti i risultati delle squadre partecipanti alla Champions ed Europa League e si procede alla somma di punteggi così calcolati:

    • 2 punti per vittoria;
    • 1 punto per pareggio;
    • 1 punto per vittoria nei preliminari;
    • 0.5 punti per pareggio nei preliminari;
    • 0 punti per sconfitta;
    • 4 punti per l’ingresso alla fase a gruppi di Champions;
    • 5 punti da sommare ai 4 precedenti per la qualificazione agli ottavi di Champions;
    • 1 punto per il raggiungimento di quarti, semifinali e finale per ognuna delle due competizioni;
    • 0 punti per le finali vinte.

    Fatta la somma dei punteggi per ogni nazione, si procede nel dividere il risultato ottenuto per il numero di squadre inizialmente ammesse per singola Federazione: sarà questo il coefficiente finale di stagione.
    Il Ranking Uefa tiene conto solo dei risultati ottenuti nelle ultime 5 stagioni (esempio quello di quest’anno tiene in considerazione la somma dei punteggi che vanno dalla stagione 2006-2007 fino al 2010-2011) e così via.

  • Leonardo amareggiato: “Ci credevo davvero”

    Leonardo amareggiato: “Ci credevo davvero”

    Il tecnico nerazzurro Leonardo si presenta per primo ai microfoni nel post partita, per analizzare quello che non ha funzionato, e non nascondere un’amarezza evidente per l’eliminazione dall’Europa che conta. Il miracolo, o l’impresa sportiva non si è realizzato perché come si è visto nelle ultime gare l’Inter è apparsa come una squadra sulle gambe, stanca.  “Peccato, ci credevo davvero – sono le prime parole di Leonardo visibilmente amareggiato – Nel primo tempo non eravamo incisivi. Potevamo recuperare meglio la palla, si poteva fare un gol ma non c’era dominio assoluto con le azioni per fare tanti gol. All’andata è andata male e non è stato facile tentare la rimonta oggi. I gol che abbiamo subito, soprattutto a San Siro, sono arrivati quando avevamo la difesa schierata, poi ci siamo sbilanciati, è arrivato il quarto gol e poi il quinto. Sono state tante cose, c’era una condizione in quel momento difficile. In tutti i sensi. Una sconfitta pesante all’andata, difficile da rimontare oggi”.

    DIFFICOLTA’ – Il problema principale secondo Leonardo è stato spendere moltissime energie per la rincorsa scudetto, arrivando nel momento decisivo della stagione con una condizione insufficiente: “Questa squadra ha fatto tanto e oggi c’è tanta amarezza. Ci credevamo. Questa squadra ha vissuto gli ultimi anni in modo importante la Champions. L’Inter ha dato tanto in questi ultimi mesi, anche se ha speso tanto tra campionato e Champions. Siamo arrivati nel momento decisivo con più difficoltà.”

    NIENTE MIRACOLO – Nel dettaglio anche l’analisi della partita mostra un bel po’ di amarezza da parte di chi realmente credeva nell’impresa e nella rimonta: “Abbiamo subito la pressione avversaria, la condizione generale non era la migliore in questo momento. Ho sognato la rimonta, si poteva partire da un gol fatto all’inizio, da una concretezza che cercavamo nel modo di giocare, compatti stretti e colpire con gli attaccanti. Non ci siamo riusciti, anche nel primo tempo in qualche situazione potevamo fare meglio”.

    Una difesa ancora troppo vulnerabile, e una squadra poco legata tra i reparti, le critiche maggiori indirizzate al tecnico nerazzurro. Leo spiega le sue scelte tattiche, l’andamento della partita e il perché la squadra in queste ultime sfide sembra essere così spenta: “L’unica azione che ha fatto lo Schalke ha fatto gol, volevo mettere un attaccante in più, ho lasciato a centrocampo Zanetti e Thiago Motta e tre attaccanti. Non perchè Dejan ha fatto male ma dovevamo cercare qualcosa visto che dovevamo fare 5 gol. Sneijder mi ha deluso? – spiega il tecnico brasiliano- Non è questione di delusione, si deve arrivare bene nel momento giusto e noi avevamo speso tante energie. Oggi se arrivavano i gol e il gioco in un certo modo la rimonta poteva arrivare ma diventa difficile con giocatori marcati così.”

    VOTI? -Leonardo non ne vuole sapere di dare voti alla squadra stasera: “Non c’e’ da dare un voto, la squadra ha vissuto questa stagione molto travagliata e da quando sono arrivato, la mia richiesta è stata enorme, di esserci, di applicarsi, allenamenti, tante gare da recuperare. Giocatori con molti infortuni. Non è facile chiedere ai giocatori sempre il massimo. Siamo arrivato al clou non al massimo”.

    SCUDETTO E COPPA ITALIA – Ora c’è da buttarsi alle spalle questa cocente eliminazione e rituffarsi immediatamente nel discorso scudetto, evitando tutti gli strascichi che potrebbe lasciare quest’uscita europea. Superare le difficoltà fisiche sicuramente non sarà un’impresa facile, ma mettersi alle spalle lo Schalke deve essere la prima priorità in casa Inter:  “Adesso abbiamo un campionato, una Coppa Italia, dobbiamo gestire questo momento di difficoltà, anche fisica e rientrare nei nostri obiettivi. Le possibilità esistono davvero, abbiamo obiettivi importanti, dobbiamo essere bravi a ripartire”.