Tag: calciopoli

  • Calciopoli, l’avv. Zampini spiega la sentenza

    Calciopoli, l’avv. Zampini spiega la sentenza

    Solo pochi giorni fa si chiudeva il primo atto di Calciopoli il più longevo processo del campionato italiano di calcio italiano: il maggiore imputato, Luciano Moggi, ha rimediato dalla sentenza 5 anni e 4 mesi.

    Una udienza a Calciopoli nel tribunale di Napoli | Roberto Salomone/Getty Images

    L’avvocato Massimo Zampini, che ha seguito da sempre con molta attenzione le vicende di Calciopoli dopo la sentenza di primo grado ha voluto dire la sua rilasciando un intervista esclusiva per TuttoJuve.com, lo stesso non si dimostra molto sorpreso dell’esito della sentenza:

    “Già prima della decisione invitavo gli amici juventini a non essere troppo ottimisti. La giustizia è una cosa lunga, in Italia spesso viene fatta in appello e questo era un caso fortemente mediatico, dove la Procura si giocava molta credibilità”

    Criticandone le gesta di trionfo di Narducci e soci, l’avvocato precisa il suo punto di vista:

    “In ogni caso, la sentenza va rispettata, ci mancherebbe, ma si può certamente criticare [….] Sono curioso di capire per esempio in cosa consista la frode di Udinese-Brescia, Cagliari-Juve o Juve-Udinese”

    Tuttavia la strada che segue l’avvocato è quella chiede la verità dell’occultamento di certe intercettazioni cadute ormai nel dimenticatoio, o ancora il perchè di alcune di esse il PM Narducci ne era a conoscenza mentre l’altro PM Beatrice non le aveva mai ascoltate:

    “E qualcuno ci spiegherà mai che si dicevano Moratti, Auricchio e Narducci in quel ‘casuale’ incontro? Le domande senza risposta sono una marea, magari ci aiuteranno le motivazioni”

    Alla domanda su quale fosse il suo punto di vista su un verdetto che da la Juve innocente e un Luciano Moggi colpevole, lavvocato risponde:


    “Sinceramente mi pare che questo aspetto venga un po’ sopravvalutato: la Juventus viene esclusa dal risarcimento delle parti civili, e non sappiamo ancora il perchè. Probabilmente il motivo sarà meramente tecnico, riferito alla mancata rappresentanza legale della società da parte di Moggi. Vedremo le motivazioni, ne capiremo di più”.

    Sul comunicato stampa diramato dalla società di Galileo Ferraris a sentenza avvenuta, Zampini giustifica il comportamento dei vertici Juve con la diversa scelta processuale seguita dalle parti in causa.
    “Moggi fa i suoi interessi (non quelli della Juve), la Juve fa i suoi (non quelli di Moggi). A noi tifosi pare un discorso freddo, e spesso alcune frasi ci paiono di cattivo gusto, ma cinicamente è normale che sia così, si tratta di strategie processuali.”

    Battuta finale sullo scudetto 2006, che è uno degli argomenti che più stanno a cuore ai tifosi bianconeri,
    No che non resterà. Non so quando, non so come accadrà, ma prima o poi glielo toglieranno di sicuro. E ci mancherebbe pure il contrario, dopo le telefonate emerse e la relazione di Palazzi. La sentenza di Napoli, ovviamente, non ha nulla a che vedere con il tavolino farsa. Lo smoking bianco si è già sporcato da tempo, è diventato quasi nero“.

  • Moggi condannato a 4 mesi per minacce a Baldini

    Moggi condannato a 4 mesi per minacce a Baldini

    Piove sul bagnato per Luciano Moggi: dopo la condanna per il processo Calciopoli giunta nei giorni scorsi dopo anni di attesa, all’ex direttore generale della Juventus è stata attribuita un’ ulteriore condanna da parte del giudice monocratico Luca Comand, del tribunale di Roma. In questo caso, il capo di imputazione atteneva alle minacce rivolte da Moggi nei confronti di Franco Baldini, ex team manager della Nazionale inglese oltre che braccio destro di Fabio Capello, avvenute il 19 Giugno 2008, proprio all’ interno del Tribunale Romano, dove all’ epoca dei fatti si stavano svolgendo le udienze per il processo alla Gea, la società di cui faceva parte – tra gli altri – anche Alessandro, figlio di Luciano Moggi.

    Franco Baldini | ©Paolo Bruno/Getty Images
    In quell’occasione, l’ex direttore generale minacciò Franco Baldini – che si era costituito parte civile nel processo ed era stato, pertanto, chiamato a testimoniare – puntandogli il dito contro ed apostrofandolo con un inequivocabile: “Buongiorno, pezzo di m… stai attento che finisce male”. Proprio quel “finisce male”, dunque, è stato considerato un tentativo di minaccia nei confronti di Baldini, appena prima che quest’ ultimo entrasse in aula per essere ascoltato. Nella fattispecie, dunque, il reato è “minaccia a pubblico ufficiale”, poichè Baldini, essendo stato chiamato a testimoniare, ricopriva in quella specifica circostanza la carica di pubblico ufficiale: la condanna – giunta quest’ oggi – prevede, così, quattro mesi per Luciano Moggi, oltre che un risarcimento danni nei confronti di Baldini, da liquidarsi in separata sede, per un ammontare di 5 mila euro. Non accolte, dunque, le richieste della difesa di Moggi, formata dagli avvocati Matteo e Marcello Melandri, che ritenevano le dichiarazioni del loro assistito “ingiurie” piuttosto che “minacce”.

  • Zeman, condanna Moggi “ha dimostrato che il calcio non era sano”

    Zeman, condanna Moggi “ha dimostrato che il calcio non era sano”

    A margine della conferenza stampa di vigilia campionato (il suo Pescara affronta tra le mura amiche il Padova nel big match di giornata in Serie B), incalzato dai giornalisti Zdenek Zeman ha detto la sua sulla notizia della settimana, la condanna in primo grado di Luciano Moggi nel processo di Napoli.

    Znedek Zeman |© Getty Images

    “Se ci è stata una sentenza si è basata su qualche fatto che ha condizionato i campionati scorsi”, ha detto il boemo. “Nella prima sentenza si è dimostrato che il calcio non era sano. Io non mi sono mai sentito un Don Chisciotte, io faccio l’allenatore che cerca di far migliorare i calciatori e cerca di dare qualcosa ai tifosi: è la mia posizione da 40 anni ed anche oggi è così. Io non ho picconato, ho detto solo quello che non andava bene”.

    In conclusione dedica un pensiero a Delio Rossi, suo allievo, tornato in sella in Serie A dopo qualche mese di inattività: “Delio è bravo, ha passione, cultura del lavoro ed idee. E’ cambiato dagli esordi, è normale, ognuno ha la sua personalità e le sue idee. Ha iniziato sulla scia di come giocavo a Foggia, è stato mio giocatore e poi allenatore della Primavera, dopo ha portato i suoi correttivi ed ha fatto bene”.

  • Calciopoli, Lotito e Della Valle sospesi per “non onorabilità”

    Calciopoli, Lotito e Della Valle sospesi per “non onorabilità”

    Claudio Lotito e Diego Della Valle, a meno di diverse decisioni in secondo grado di giudizio, non potranno essere considerati i presidenti di Lazio e Fiorentina, avendo perso il requisito di “onorabilità” – necessario per ricoprire tale carica, ai sensi dell’articolo 22 bis del Noif, le Norme organizzative Interne della Federcalcio, e dell’articolo 9 del Regolamento della Lega Nazionale Professionisti – poichè condannati per frode sportiva in primo grado dal giudice Teresa Casoria del processo a Calciopoli. Nella fattispecie in questione, il Tribunale di Napoli, infatti, ha deciso, nei giorni scorsi, le condanne di un anno e tre mesi per i vertici della Fiorentina, Andrea e Diego Della Valle e Sandro Mencucci – amministratore delegato del club Viola – e per il presidente laziale Claudio Lotito.

    Claudio Lotito | ©Getty Images
    Nel caso della Fiorentina, il fratello di Diego Della Valle, Andrea Della Valle, non corre, invece, alcun rischio di sospensione dal proprio incarico, in quanto presidente onorario e, quindi, non coinvolto in ruoli operativi. In casa Lazio, invece, il Presidente Lotito – oltre alla condanna ed alla sospensione – rischia di perdere anche il diritto di far parte del consiglio federale di Lega e Figc. Nonostante ciò, però, tali provvedimenti rischiano di essere esclusivamente delle condanne formali, che impediranno le trattative fra Lotito, Della Valle ed i tesserati delle rispettive società, ma – in sostanza – i due resteranno comunque proprietari dei rispettivi club, lasciando gli aspetti gestionali e dirigenziali ai propri fidati delegati. Sia il presidente Lotito che il presidente Della Valle, hanno, però già annunciato che presenteranno immediatamente ricorso, sia per la questione della sospensione dalle cariche ufficiali, sia per la questione strettamente legata alle condanne inflitte dal Tribunale di Napoli. In tale direzione, inoltre, appare rilevante ricordare come i legali dei due presidenti coivolti si siano dichiarati assolutamente fiduciosi circa la possibile assoluzione in secondo grado, dopo i 135 giorni necessari per presentare ricorso, ostentando sicurezza e dichiarando che “non son neppure necessarie ulteriori prove a discarico”

  • Moggi condannato. Il “così fan tutti” non ha pagato

    Moggi condannato. Il “così fan tutti” non ha pagato

    Calciopoli è finita? Il processo di Napoli si è concluso con la condanna di Luciano Moggi e la conferma di una associazione a delinquere che mirava a stravolgere il normale corso del campionato italiano di calcio. Sono passate più di 24 ore e pur non avendo ancora chiaro su quali siano le reali conseguenze del dispositivo emesso dal giudice Casoria presso il Tribunale di Napoli sono riuscito a convincermi dell’idea, che tra l’altro mi accompagna da ormai tanti mesi, di qualche errore di valutazione della strategia difensiva di Luciano Moggi. Parliamoci chiaro, per quasi tutti Calciopoli era Moggiopoli e il processo avrebbe avuto un vincitore o un vinto solo e soltanto per l’assoluzione o condanna di Luciano Moggi. Per come è partito e si è sviluppato il processo gli altri membri, pur appartenenti alla “cupola” erano soltanto di contorno, accessori per l’una o l’altra tesi.

    Luciano Moggi | © PACO SERINELLI/AFP/Getty Images
    Buttato in prima pagina come il male assoluto, l’uomo che orchestrava a tavolino gli scudetti Big Luciano ha iniziato una battaglia personale nei confronti dei suoi accusatori, sovraesponendosi in salotti televisivi nazionali e locali gridando, più che la sua innocenza, la colpevolezza di altri. La difesa degli avvocati Prioreschi e Trofino si incentrata infatti principalmente su altre intercettazioni che hanno evidentemente dimostrato una prassi consolidata e comune ma che non hanno in nessun modo smentito la condotta di Moggi. L’encomiabile lavoro di Nicola Penta è servito a far saltare fuori non una verità parziale come quella disegnata dal colonnello Auricchio e perorata da Narducci, Beatrice e Capuano ma pur alleggerendo la posizione di Moggi in senso assoluto non è r . In un processo penale la prova “del cosi fan tutti” non fa che perorare la tesi dell’accusa. Non sono un avvocato, non ho nessuna esperienza giuridica ma sono un attento osservatore ed è facilmente dimostrabile che in tutti i processi dove l’imputato vuol trasformarsi in accusatore finisce per pagare. Moggi ha portato a galla nuove verità, ha fatto capire che di quel calcio e forse anche di quello attuale non c’era e non c’è niente da salvare ma obiettivamente al giudice Casoria che si trovava a decidere sulle colpe di Moggi e della presunta cupola poteva interessare la colpevolezza di Moratti o Facchetti? L’avvocato Morescanti, ad esempio, forse perchè non disponeva delle risorse di Moggi per sbobinare le intercettazione o semplicemente per strategia difensiva, ha invece difeso i suoi evidenziando la parzialità delle intercettazioni portate dall’impossibilità di esser realmente contestualizzate senza saper quelle precedenti e successive. Onestamente pensavo che dalle stanze di Napoli ci fosse una sentenza differente tanto per la mancanza di prove certe quanto per un dibattimento che ha smantellato ad ogni udienza una tesi dell’accusa e anche per questo son curioso di legger le motivazioni della sentenza. Per Moggi e gli altri imputati adesso ci sarà la possibilità di far appello e di dimostrare questa volta di non aver tenuto nessun comportamento rilevante. La partita sportiva non si è chiusa e non si chiuderà mai. Le prove sono nella ridicola esultanza della Juventus alla sentenza, nelle accuse di Palazzi all’Inter e Moratti e sopratutto nella consapevolezza che chi doveva salvaguardare il calcio all’epoca dei fatti è ancora in sella.

  • Condanna Moggi, le reazioni alla sentenza. Sorridono la Juve e Narducci

    Condanna Moggi, le reazioni alla sentenza. Sorridono la Juve e Narducci

    Il dispotivo emesso dal giudice Casoria con la condanna di Luciano Moggi e la conferma dell’associazione a delinquere ha spiazzato un pò tutti, era opinione comune che oramai la difesa fosse riuscita a scalfire il castello accusatorio dei pm grazie alle sconfessioni di molte teorie sui dibattimenti e grazie al lavoro dei consulenti di parte nella contestualizzazione e nella scoperta di nuove intercettazioni. Penso sia inutile esaltarsi troppo, è solo il primo grado di giudizio, e come spesso accade nella nostra giustizia in appello, oppure in Cassazione può sempre stravolgere le sentenze. E’ comunque giusto prenderne atto e proprio dalle reazioni si può intuire come si evolverà il processo. La condanna di Moggi è ovvio ha fatto contenti, gli anti juventini, i pm e sopratutto Narducci aspramente contestato durante il processo. La reazione che mi lascia un pò basito è quella bianconera ma che conferma la distanza presa da Moggi e la sua mancanza all’inaugurazione del Juventus Stadium.

    Andrea Agnelli | ©Getty Images
    Questo il comunicato ufficiale apparso sul sito della Juventus

    “La sentenza odierna afferma la totale estraneità ai fatti contestati di Juventus, che presso il tribunale di Napoli era citata in giudizio come responsabile civile a titolo di responsabilità oggettiva ai sensi dell’articolo 2049 c.c. Tale decisione, assunta all’esito di un dibattimento approfondito e all’analisi di tutte le prove, stride con la realtà di una giustizia sportiva sommaria dalla quale Juventus è stata l’unica società gravemente colpita e l’unica a dover pagare con due titoli sottratti, dopo aver conseguito le vittorie sul campo, con una retrocessione e con relativi ingenti danni. Juventus proseguirà nelle sue battaglie legittime per ripristinare la parità di trattamento“.

    Ha preso la parola anche Narducci, lanciando un monito a tutti gli organi di stampa e ai giornalisti che forse con troppa facilità hanno cavalcato l’onda del complotto.

    “E’ necessario che si apra una riflessione nel mondo dei giornalisti. Una pagina negativa nell’informazione italiana. Non ci sono intercettazioni che hanno lo stesso valore probatorio dei colloqui che sono stati intercettati degli attuali imputati. Non avevano lo stesso valore. Gli imputati non sono stati condannati per aver colloquiato con i designatori, ma per aver commesso degli illeciti. E’ diverso.”

    Big Luciano ieri visibilmente deluso si è preso una notte di tempo parlando poi questa mattina ai microfoni di Sky Sport 24. L’ex dg bianconero ha ovviamente annunciato ricorso dicendosi però stupito della reazione bianconera

    “Andremo all’appello e spero in una giusitizia vera – dice l’ex d.g. della Juventus -. Quella di ieri era una sentenza già scritta e incomprensibile. Per questo, aspetto di leggere le motivazioni e poi continuerò la mia battaglia. Non si è tenuto conto di tre anni di dibattimento. Quello che non capisco è la posizione della Juve, espressa nel comunicato: fanno sembrare che io, in quegli anni, abbia giocato da solo… e non è affatto così. Andremo avanti e dimostrerò che le schede svizzere comprate dalla Juve non erano finalizzate a imbrogliare, bensì a difendersi dallo spionaggio industriale messo in atto dall’Inter a quei tempi”.

    DI delusione e stupore anche i commenti degli altri condannati, dai Della Valle che hanno già preannunciato ricorso, fino a Bergamo, considerato membro della cupola e De Santis seppur con una posizione meno eclatante.

  • Calciopoli: Tutti colpevoli in primo grado

    Calciopoli: Tutti colpevoli in primo grado

    Fine primo atto. Con la sentenza di Napoli si chiude, almeno per il primo grado di giudizio, il processo di una delle pagine più tristi della storia del calcio di casa nostra. Cinque anni sono passati da quando il polverone colpì la squadra più titolata del nostro campionato e i suoi dirigenti, cinque anni da quando si richiedeva la testa del capo di quella cupola che stando alle accuse, e alle condanne, pilotava gli esiti delle partite e delle intere stagioni nazionali, a favore delle proprie squadre. Di inchiostro e di parole, intercettate e non, ne sono scorse a fiumi, ma la verità a tutt’oggi e nonostante le pesanti condanne è lontana dall’essere rivelata. Questo è un mio personale parere e come tale opinabile, un parere prima che da tifoso, da amante dello sport, della competizione, di quel calcio che esalta e unisce, che fa gioire e piangere, di quello pulito che forse nostalgicamente penso non tornerà più, se non nelle fantasiose speranze dei milioni di “pallonari” come me. Ma veniamo ai fatti, le sentenze del processo napoletano di Calciopoli sono state pesanti e hanno tenuto poco conto delle scottanti rivelazioni fatte dalla parte difensiva e uscite nel corso delle udienze in questi mesi: 5 anni e 4 mesi al “Boss” Big Luciano Moggi, uno sconto di soli 4 mesi rispetto alla richiesta del pubblico ministero per l’ex Dg della Juventus, che paradossalmente è stata dichiarata innocente nelle responsabilità oggettive a lei ascritta;  gli ex designatori arbitrali, Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto, sono stati condannati rispettivamente a 3 anni e otto mesi e un anno e 4 mesi; Lotito e Della Valle ad un anno e tre mesi. Fra questi per il reato di associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva sono, proprio l’ex dirigente bianconero, riconosciuto dal Tribunale di Napoli come promotore, e i presunti partecipi: Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto, l’ex vicepresidente della Figc Innocenzo Mazzini, gli ex arbitri Massimo De Santis, Salvatore Racalbuto, Paolo Bertini, Antonio Dattilo.

    Luciano Moggi| © GIULIO PISCITELLI/AFP/Getty Images
    Assolti per non aver commesso il fatto o perchè il fatto non sussiste: Marcello Ambrosino, Enrico Ceniccola, Mariano Fabiani, Maria Grazia Fazi, Silvio Gemignani, Gennaro Mazzei, Pasquale Rodomonti e il giornalista Ignazio Scardina. «È una pagina mortificante per la giustizia, combatteremo in appello» forse queste le parole più pesanti del post sentenze, parole ad opera dell’ex arbitro Massimo de Santis, condannato ad 1 anno ed 11 mesi, ma che come gli altri imputati condannati ha fame di mostrare la propria verità. Già la verità, in tempi come i nostri una chimera, che uno sport poteva rendere meno difficile da raggiungere e che è stata insozzata da un sistema in primis e da una giustizia sommaria e poco credibile in secundis. Tutti colpevoli è vero, tutti colpevoli dagli imputati agli accusatori, colpevoli di aver distrutto e disintegrato un gioco, ma la speranza si sa è l’ultima a morire e forse domani potremo continuare a scrivere di quanto è stato bello il gol di Tizio o il gesto tecnico di Caio, senza aver il sospetto che poteva esserci fuorigioco e premeditazione, il resto si sa son solo chiacchere da bar.

  • Io Ibra: i clan dell’Inter, Calciopoli e il pianto di Moggi

    Io Ibra: i clan dell’Inter, Calciopoli e il pianto di Moggi

    Uscirà venerdi in Italia la autobiografia di Zlatan Ibrahimovic e vista l’ondata di curiosità e indiscrezioni crediamo che resterà poco nelle librerie. Lo svedese non poteva esser banale nel racconto di se stesso svelando ai suoi fan tanti aneddoti interessanti del suo passato con le maglie di Juventus e Inter. Proprio sulle eterne rivali si concentrano i nuovi particolari delle pagine scritte da Ibra dopo che nei giorni scorsi erano arrivate quelle su Guardiola e il Barcellona e ieri quelle sul Milan. Lo svedese racconta il suo arrivo in bianconero e il primo incontro con Moggi avvenuto a Montecarlo durante il Gran Premio, Ibra era accompagnato da Raiola definito “Mino non si può definire un grande atleta. È un ciccione. Luciano Moggi, in un completo elegantissimo, era alle prese con un grosso sigaro; si capiva subito che era un individuo di potere”.

    Ibrahimovic e Cassano | ©Valerio Pennicino/Getty Images
    Calciopoli “Erano balle, almeno per la gran parte. Arbitri che ci favorivano? Ma andiamo! Avevamo lottato duramente, là in campo. Avevamo rischiato le nostre gambe, e senza avere nessun aiuto dagli arbitri, queste sono cazzate” Il pianto di Moggi La Juventus volava verso la conquista del secondo scudetto e Ibrahimovic era oramai diventato una certezza del campionato italiano e il fiore all’occhiello del dream team di Fabio Capello. La dirigenza indì una riunione con i giocatori nel corso della quale Moggi scoppiò in lacrime “Vidi Luciano Moggi cominciare a piangere davanti a noi durante lo scandalo di Calciopoli. Il mondo si era rovesciato. Noi stavamo portando a casa il secondo scudetto consecutivo e ci hanno tirato nel fango. Gli arbitri non ci favorivano, eravamo semplicemente i migliori e ci dovevano affondare, ecco la verita”. Il periodo all’Inter. La principale conseguenza del Processo a Calciopoli fu il suo passaggio all’Inter. Lo svedese sin dal suo arrivo intuì qualche problema di troppo nello spogliatoio spaccato tra i argentini, brasiliani e tutti gli altri. “La vera sfida era rompere quei cazzo di gruppetti. Li odiai fin dal primo giorno tutte le squadre rendono molto meglio quando fra i giocatori c’è coesione. All’Inter era l’opposto”. Ibra racconta che fu lui in persona a recarsi da Moratti per cercare una soluzione “Bisogna rompere questi dannati clan. Non possiamo vincere se lo spogliatoio non è unito”. L’ultima battuta su Cassano a dimostrazione dell’affiatamento tra i due anche fuori dal rettangolo verde “Cassano ha un po’ la fama del bad boy come me. Ma ha una meravigliosa qualità nel suo gioco. Mi piace davvero, e con lui siamo diventati una squadra ancora migliore”.

  • Sentenza Calciopoli, inizia il countdown e si mobilitano le tv

    Sentenza Calciopoli, inizia il countdown e si mobilitano le tv

    In Italia i processi di cronaca negli ultimi anni hanno monopolizzato le televisioni proiettate oramai in una sorta di deprecabile “tv del dolore” con drammi umani e familiari vivisezionati dalle telecamere e date in pasto agli spettatori ad ogni ora del giorno e della notte. Il Processo a Calciopoli a dire il vero dopo il tam tam iniziale con i presunti mostri spiattellati in prima pagina ha poi subito una sorta di proibizionismo dando forse l’esito già per scontato.

    Una udienza a Calciopoli nel tribunale di Napoli | Roberto Salomone/Getty Images
    E’ stato per merito della difesa di Moggi ma anche dalle novità proveniente dal Processo Telecom che ha cominciato pian piano ad acquisire popolarità fino all’exploit, in parte mitigato per il possibile crollo del governo Berlusconi, previsto per questa sera. Dopo udienze in cui è stato difficile recuperare informazioni questa sera si annunciano talk show e dirette per una sentenza che potrebbe stravolgere ancora una volta il nostro calcio. Rai Sport infatti ha annunciato una diretta da Napoli a partire dalla 19:15, Premium Calcio un approfondimento con ospite e collegamenti dal capoluogo campano per le 20:30. L’ultima udienza, quest’oggi, è iniziata dalle picconate dell’avvocato Trofino passate dalla lettura di alcune intercettazioni che riguardavano Franco Carraro, Paolo Bergamo ed anche l’attuale presidente di Lega Giancarlo Abete fino alla deposizione del consulente Telecom al processo che confermano lo spionaggio ai danni dei dipendenti bianconeri. Il pm Capuano, l’unico superstite, ha invece ribadito la tesi della cupola riportando come esempio i sorteggi arbitrali e le ammonizioni su commissione ai diffidati. Il presidente Abete ha annunciato che la Figc non commenterà la sentenza questa sera ma aspetterà le motivazioni “Grande rispetto per le decisioni del Tribunale di Napoli ma questo e’ il primo grado di giudizio, che poi avra’ un seguito. E c’e’ gia’ una sentenza pronunciata in relazione della richiesta di rito abbreviato di alcuni dirigenti”

  • Calciopoli, Moggiopoli o Farsopoli? Oggi il verdetto

    Calciopoli, Moggiopoli o Farsopoli? Oggi il verdetto

    A meno di nuovi e clamorosi rinvii quest’oggi dalle stanze del Tribunale di Napoli ci sarà il verdetto di primo grado al Processo a Calciopoli. Una sentenza che potrebbe stravolgere ulteriormente le gerarchie del nostro campionato riabilitando chi da ormai cinque è messo alla gogna e individuato come il male assoluto del nostro calcio. Il castello accusatorio nel corso di questo lungo dibattimento è stato minato dalle incertezze delle deposizione di chi secondo l’accusa doveva esser il testimone cardine ma non ha fatto desistere i pm che nella loro arringa hanno chiesto per Moggi e Co l’associazione a delinquere oltre che la frode sportiva.

    L'avv Paolo Trofino insieme ai suoi collaboratori | ©Mario Laporta/Getty Images
    Le indiscrezioni che si susseguono in questi giorni parlano di una parziale riabilitazione degli accusati con il proscioglimento dalla grave accusa di associazione a delinquere facendo però restare il capo d’accusa di frode sportiva. In molti altri invece sono fiduciosi e ipotizzano un assoluzione con formula piena per la mancanza di prove certe. E’ da poco finita l’arringa dell’avvocato Trofino che ha ovviamente parlato delle conferme di spionaggio da parte dell’Inter ai danni della Juventus confermate nei giorni scorsi da una testimone nel corso del processo a MIlano. Il legale di Moggi ha poi letto nuove intercettazione che dimostrano il filo antiJuve di Carraro e le pressioni dell’allora presidente della Lega Calcio e dell’attuale, Abete per salvare la Fiorentina. Ancora poche ore dunque e vedremo se come è capitato spesso in questi anni il mostro sbattuto in prima pagina è venuto poi assolto.