Tag: adriano galliani

  • Moratti attacca Tagliavento. E Galliani ricorda quel gol di Muntari…

    Moratti attacca Tagliavento. E Galliani ricorda quel gol di Muntari…

    E’ lunedì. Il derby d’Italia è alle spalle. L’Inter lo ha vinto meritatamente nonostante alcune decisioni arbitrali abbiano favorito (involontariamente si intende) la Juve. Ne sa qualcosa Paolo Tagliavento, colui che ha arbitrato il big match di sabato sera, per sua fortuna i due gravissimi errori che hanno senza ombra di dubbio favorito la Juve nel corso del primo tempo non hanno inciso (ma potevano) sul risultato finale della partita, con l’Inter capace di infliggere un netto 3-0 nella ripresa che ha certamente fatto passare in secondo piano molte decisioni arbitrali errate. Tuttavia risultato finale a parte, l’arbitraggio di Paolo Tagliavento non può passare inosservato. Il presidente nerazzurro Massimo Moratti, dopo la vittoriosa trasferta torinese, ha voluto complimentarsi con la squadra e con il suo allenatore Andrea Stramaccioni, ma ha voluto anche parlare dei due errori arbitrali che la sua squadra ha dovuto subire.

    Juventus FC v FC Internazionale Milano - Serie A
    Paolo Tagliavento © Valerio Pennicino/Getty Images

    Il primo errore ovvero il gol di Vidal viziato da un fuorigioco netto di Asamoah va catalogato nella lista delle sviste arbitrali. Quindi errore grave, ma da accettare se si pensa che anche gli arbitri sono esseri umani e possono sbagliare. Sul secondo errore, ovvero la mancata espulsione di Lichtsteiner con lo svizzero che già ammonito falcia Palacio, invece Moratti parla di errore voluto nel senso che l’arbitro ha visto una cosa ma non è intervenuto, vuoi per non condizionare la partita dopo mezz’ora di gioco, vuoi per altro. Insomma Tagliavento ha mancato volutamente una decisione più che sacrosanta visto che se Lichsteiner fosse stato espulso dalle parti della Juve non ci si poteva di certo lamentare. Perchè non va dimenticato che l’errore su Lichsteiner è avvenuto dopo il gol in fuorigioco convalidato alla Juve. Un gol in fuorigioco, davvero millimetrico, è stato annullato invece ai nerazzurri, che da esseri razionali quali sono, possono tranquillamente chiedersi il perchè su due gol in fuorigioco, quello più difficile da vedere è stato visto e l’altro invece….

    Detto questo l’Inter ha archiviato la pratica Juve, ma non gli errori di Tagliavento. Le parole di Massimo Moratti, che rimbalzano da ore sui giornali e sul web, sono comprensibili e sono più addolcite dal risultato di una partita che ha comunque visto l’Inter vincere contro i campioni d’Italia ma anche contro una direzione di gara, a dir poco scandalosa nella prima frazione di gioco. Dall’altra sponda di Milano poi c’è Adriano Galliani, ad del Milan, che quando pensa a Tagliavento non può non ricordare quel famoso gol di Muntari (regolare ma non convalidato) in Milan-Juve 1-1, sfida scudetto della stagione 2011/2012.

    Il dirigente del Milan stamani davanti agli uffici della Lega, ha parlato velatamente di Tagliavento. Ecco le sue parole: “Mi sono passati per la mente molti pensieri, ma non li dico… Se non che Tagliavento è stato lo scorso campionato l’arbitro della sfida-scudetto Milan-Juventus ed è stato l’arbitro della sfida quasi-scudetto di quest’anno Juventus-Inter”. Il gol-lampo di Vidal contro l’Inter gli ha ricordato il gol di Muntari contro la Juventus?: “Quello non lo dimenticherò mai…”. 

  • Allegri cambia ancora il Milan, Berlusconi non ne può più

    Allegri cambia ancora il Milan, Berlusconi non ne può più

    Nonostante il pareggio per 2-2 nella trasferta di Palermo, Allegri rimane sotto assedio. Forse come mai non lo era stato in precedenza. I nodi iniziano a venire al pettine, nessuno escluso. Al presidente Silvio Berlusconi non sono andati giù i continui cambi di modulo del tecnico livornese nello spazio dei 90′ minuti. Sfuriata che il patron rossonero ha riversato non su Allegri ma su Adriano Galliani, quando l’ad del Diavolo aveva ormai tirato un sospiro di sollievo dopo aver visto le streghe sul 2-0 di Brienza. Quelli che erano presenti al Barbera hanno raccontato di un Galliani raggelato dopo la telefonata. E con certezza quasi matematica possiamo rassicurarvi che non si trattava di Sgarbi che aveva appena avuto un incidente automobilistico.

    L’ANTEPRIMA– Allegri, per la tredicesima partita stagionale, cambia nuovamente modulo. In Sicilia l’allenatore del Milan schiera i suoi uomini con un inedito 3-5-2. Confermata la difesa a tre vista delle ultime due uscite stagioni (Malaga e Genoa), non gli uomini. Infatti per la prima volta quest’anno vengono impiegati contemporaneamente Mexes, Yepes e Bonera. Sugli esterni troviamo Constant e Abate, anche loro coppia inedita (tre giorni fa c’era Antonini con Abate, in Spagna Constant e De Sceglio). A centrocampo la vera rivoluzione, con Nocerino e Flamini in campo dal primo minuto insieme al regista Montolivo. L’ultima partita del francese è datata 18 settembre (Milan-Anderlecht 0-0), mentre in campionato aveva giocato soltanto il match inaugurale contro la Sampdoria. In attacco la coppia El Shaarawy-Pato, con il Faraone spostato dalla fascia sinistra (dove da il meglio) al centro.

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    Berlusconi in mezzo all’ultimo Milan vincente | © GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images

    TRIDENTE – Chiuso il primo tempo sotto di un gol, Allegri decide di cambiare modulo, tornando al 3-4-3 delle ultime due giornate. L’ingresso in campo di Emanuelson al posto di uno sconcertante Flamini consente a El Shaarawy di tornare largo a sinistra, con Pato al centro e l’olandese schierato sulla corsia di destra insieme ad Abate. In mezzo al campo Nocerino non è più mezzala ma centrocampista centrale, con Montolivo che va ad occupare la posizione di centro-sinistra, dalla quale poi si sgancerà spesso e volentieri per dare una mano al reparto offensivo. Trascorrono due minuti e il Palermo raddoppia con Brienza. Il gol dei rosanero costringe Allegri a ricambiare modulo. Il livornese così sceglie di rispolverare il 4-2-3-1.

    CAOS – In teoria dovrebbe essere un 4-2-3-1, con Bojan in posizione di trequartista alle spalle di Pazzini. Nella pratica però è un 4-2-4, stile Mourinho, Conte, Ventura. Allegri però si avvicina più al tecnico portoghese, perché sulla scelta delle 4 punte pesa come un macigno il dettaglio della causalità. Alla fine la scelta dettata dalla disperazione premia Allegri. Contemporaneamente però non va giù al presidente Berlusconi, che legge nella confusione del tecnico rossonero un segno di totale abbandono al caso.

    FINE? – Si è arrivati ormai al punto di non ritorno. Galliani non potrà ancora per molto salvare il tecnico che lui ha voluto due anni fa, dopo l’addio di Leonardo. Da lassù, dal patron, non arrivano segnali distensivi nei confronti di Allegri. I tifosi del Milan vivranno questi giorni un po’ come le ore che precedono il Giudizio Universale. Sono i giorni della resa dei conti.

  • Milan, voci su Rijkaard e Benitez ma Galliani conferma Allegri

    Milan, voci su Rijkaard e Benitez ma Galliani conferma Allegri

    Continua il rebus intorno alla panchina del Milan. Se il match di sabato sera contro il Genoa è stato definito come la deadline per l’attuale tecnico rossonero, è anche vero che il dopo-Allegri rimane tuttora un mistero. Fino a un mese pareva certa la promozione di Tassotti, con Gattuso o Maldini (a questi si è aggiunto di recente lo stesso Alessandro Nesta) a ricoprire un ruolo di collante all’interno dello spogliatoio, in virtù di meriti e onori conquistati dopo anni di esperienza sul campo (qualunque esso sia, dal Renato Curi al Camp Nou). L’idea di Tassotti però è venuta a scemare durante le ultime settimane, e ciò ha portato la società a valutare l’ingaggio di un  allenatore fin da subito di primo piano. Si parla di Frank Rijkaard e Rafael Benitez.

    LO SPAGNOLO– Partiamo dall’ex Valencia, Liverpool e Inter. Reputiamo l’arrivo dell’eroe di Istanbul piuttosto complicato per varie ragioni. Da una parte l’aspetto economico, dall’altra parte invece un ragionamento puramente tecnico. Come può Galliani pensare che Benitez possa risolvere i problemi attuale se ripensiamo all’ultima parentesi nerazzurra, quando chiese un extra-budget nella finestra di mercato invernale per rinforzare una rosa che se paragonata con quella del Milan attuale farebbe sorridere anche i tifosi più seri? Può Benitez accontentare le voglie presidenziali, ovvero palla a terra e fraseggi corti ricalcando il modello del Barcellona?

    Carlo Ancelloti, Frank Rijkaard, Marco Van Basten and Ruud Gullit of AC Milan
    Quattro giocatori del Milan, un allenatore, e tre potenziali eredi di Ancelotti | ©Simon Bruty/Allsport

    L’EX – Più probabile invece che la scelta ricada su Frank Rijkaard, uno dei grandi ex del Milan stellare di Sacchi e attuale commissario tecnico dell’Arabia Saudita. Dalla sua l’olandese ha il dna rossonero (e della Champions), un gioco stellare con il Barcellona (allenato per cinque anni da Rijkaard), il carisma giusto per allenare una squadra come il Milan e la spensieratezza nello sposare un progetto costruito intorno a giovani come De Sciglio ed El Shaarawy. In questo senso Rijkaard è nettamente favorito rispetto a Benitez.

    ALLEGRI – Entrambi però devono fare i conti con Allegri, perché fino a prova contraria c’è ancora il livornese alla guida del Milan. Galliani continua a confermare l’ex Cagliari, aggiungendo stavolta anche la figura di Berlusconi nelle parole di conforto al Conte Max. L’amministratore delegato rossonero ripete di essere sicuro che il Milan uscirà bene da questa situazione, con lo stesso tecnico in panchina. Rimane comunque difficile pensare che Allegri rimanga anche in caso di sconfitta domani sera a San Siro.

  • Allegri, nessun alibi. Ecco perché deve esser esonerato

    Allegri, nessun alibi. Ecco perché deve esser esonerato

    Per vedere il Milan così in basso bisogna ritornare alla lontana stagione 1941-42 quando Berlusconi aveva appena cinque anni e Adriano Galliani non era ancora nato. Il calcio allora era notevolmente diverso e nel corso di quasi trequarti di secolo i colori rossoneri hanno in molte occasioni segnato piacevolmente svolte importanti viziando i suoi tifosi fino a diventare il club più titolato al mondo. Ci sono tanti modi di leggere cinque sconfitte in otto partite, quella più facile è da attribuire alle pesanti partenze di Zlatan Ibrahimovic e Thiago Silva poi si può aggiungere la sentenza sul Lodo Mondadori e la conseguente assenza nella finestra di mercato, i più temerari poi possono addirittura lamentare i torti arbitrali nel derby.

    In realtà le cinque sconfitte in otto partite sono da attribuire quasi interamente a Massimiliano Allegri e adesso provo a spiegarvi perché. Prima di metter alla berlina il tecnico livornese voglio però fare una premessa, questo Milan non è da scudetto e non lo sarebbe stato anche se in panchina ci fosse stato Capello o Ancelotti. La terza stagione di Massimiliano Allegri sulla panchina del Milan ha secondo me evidenziato finalmente i suoi limiti tecnici e caratteriali, la mancanza di un vero credo calcistico (nascosto in questi anni solo dalla presenza di Ibrahimovic) e sopratutto l’incapacità di motivare un gruppo.

    Massimiliano Allegri
    Esonero Allegri |© Getty Images

    Nel gruppo rossonero si evince la sfiducia, la consapevolezza di non esser competitivi ma soprattutto si evince l’incredibile mancanza di qualità. Sin da quando Allegri decise di sostituire Pirlo con Van Bommel si era intuito che qualcosa non andava, sia chiaro non tanto per l’addio dell’attuale bianconero ma per l’assurda decisione di puntare sulla forza fisica e non sulla qualità. Il Milan si è così impoverito di estro, perdendo così l’identità che l’ha da sempre caratterizzata nel lungo ciclo berlusconiano.

    Le colpe di Massimiliano Allegri son quelle di far sentire inadeguati i giocatori che in difesa sono costretti a sostituire Thiago Silva. Per far un paragone, Antonio Conte è riuscito a recuperare Leonardo Bonucci facendolo sentire forte e indispensabile come Baresi. Le colpe di Allegri sono nell’affidarsi ancora ad Antonini ed Abate come terzini, di affidare la regia del centrocampo a De Jong, di non aver fatto sentire importante Cassano e di non motivare abbastanza Robinho. Per tutto questo dico che il ciclo di Massimiliano Allegri al Milan è finito e l’esonero servirebbe per salvare il salvabile prima di riprender un nuovo ciclo.

     

    Secondo voi Allegri andrebbe esonerato?

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  • Milan in ritiro, Galliani marca stretto Allegri

    Milan in ritiro, Galliani marca stretto Allegri

    La sconfitta di ieri del Diavolo all’Olimpico spinge Galliani a spedire il Milan in ritiro per fino alla prossima sfida casalinga contro il Genoa. Soluzione drastica, difficile da ricordare nella storia recente del Milan, anche perché un avvio shock come quello di quest’anno non si registrava da 71 anni. Cinque sconfitte nelle prime otto partite, dodicesimo posto provvisorio in classifica (pochi minuti fa anche il Cagliari ha superato i rossoneri, quel Cagliari che prima di oggi era in terzultima posizione). Manca la tranquillità, manca la fiducia, mancano forse idee chiare da parte dell’allenatore Massimiliano Allegri, anche ieri messosi in mostra con un cambio di modulo che ha sancito un ritorno al passato quanto anacronistico quanto nefasto. Mercoledì il Malaga, sabato il Genoa. Sette giorni decisivi.

    Le parole di Galliani devono far riflettere. Dopo la sconfitta del derby l’ad rossonero sembra essersi irrimediabilmente dal tecnico livornese. L’affermare “non c’è la volontà di cambiare guida tecnica ma Allegri deve trovare delle soluzioni” lascia in sospeso l’intera questione. Porte aperte quindi, non più una chiusura netta. In panchina iniziano così ad individuarsi delle falle pericolose, dove il rischio di allagamento e naufragio esiste e pare sempre più incombente.

    Allegri avrà ancora voglia di ridere fra 7 giorni? | ©Claudio Villa/Getty Images

    L’ottimismo di Allegri della vigilia strida con la prestazione del primo tempo di ieri. A preoccupare maggiormente i tifosi rossoneri sono però le parole del post-partita di ieri, parole che esprimono ancora attestati di stima nei confronti della squadra, nonostante il campo abbia detto e sentenziato l’opposto. Dichiarazioni divenute ormai note a tutti i fan del Diavolo. C’è forse il tentativo di rendere una situazione anomala come normale? Perché ci si deve abituare alla sconfitta? Perché continuare a dire che va tutto bene quando la zona retrocessione è a soli due punti, e non dopo 2 giornate ma quando ormai si sta arrivando a novembre? Tali dichiarazioni non minano ulteriormente la pische già ai minimi termini dei calciatori?

  • Lazio-Milan, il ritorno di Pato e la conferma di Allegri

    Lazio-Milan, il ritorno di Pato e la conferma di Allegri

    Sabato sera il Milan scende in campo all’Olimpico contro la Lazio. Partita chiave per i rossoneri di Allegri, al quale è stata di recente confermata la fiducia anche in caso di sconfitta a Roma. Le aspettative sulla prestazione della squadra sono alte. Inutile ricordare come il Diavolo attraversi uno dei periodi più neri della sua storia. Numeri e giocatori certificano una sentenza esente da margini di errore. Sette punti in altrettante giornate, due punti di vantaggio sulla terzultima, la coppia centrale di difesa che vede alternarsi ogni settimana uno tra Bonera, Acerbi, Yepes, Mexes e Zapata, un portiere (Abbiati) che si è guadagnato lo stipendio soltanto nella felice trasferta di Pietroburgo. I tifosi del Milan si aggrappano ora all’ultima speranza, che ha il nome e cognome di Alexandre Pato.

    Il brasiliano arriva alla trasferta romana con un’amichevolee una partitella in famiglia nelle gambe. Due partite nelle quali il Papero è andato a segno in tre occasioni. Il secondo appuntamento decisamente migliore del primo, dove Pato era apparso quasi impaurito a voler dare un minimo di gas. Alexandre dovrà risolvere parecchi problemi ad Allegri, iniziando dalle reti in attacco. Segnare sette gol in sette partite è sinonimo di piccola squadra. Da Milanello fanno notare che se i ragazi di Allegri avessero avuto una media di due reti a incontro, adesso la classifica vedrebbe il Milan al primo posto. E chi meglio di Pato conosce la parola rete? In 143 gare disputate, il Papero ha segnato 61 gol, mantenendo così una media impressionante (per la sua età di un gol ogni due partite). Nell’editoriale di oggi Carlo Pellegatti scrive “Destinazione Nordhal”, dove Nordhal sta per miglior goleador di sempre della storia rossonera, augurando a Pato e al Milan che sia proprio lui a raggiungere e superare un giorno il mitico calciatore svedese.

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    Contro la Lazio torna Pato e Allegri mantiene la panchina | ©OLIVIER MORIN/AFP/Getty Images

    All’inizio dicevamo come Allegri non sia a rischio esonero per la partita di sabato, qualunque sarà il risultato al triplice fischio finale. A confermarlo per l’ennesima volta in questo avvio di campionato è stato Adriano Galliani, che ieri sera si è incontrato con il tecnico livornese. Durante il vertice fra i due è plausibile che si sia parlato del match contro la Lazio, riguardo il quale l’ad rossonero ha voluto ribadire l’assoluta importanza. Avanti così quindi, avanti con Allegri. Mancano le alternative d’altronde, perché Tassotti pare abbia definitivamente sposato la scelta di mantenere il profilo degli ultimi 10 anni, perché licenziare un allenatore non rientra nello stile del Milan berlusconiano (a memoria sono tre gli esonerati, Tabarez, Zaccheroni e Terim), perché Allegri in tutto questo non ha grandi colpe, perché l’esonero del livornese comporterebbe un ulteriore sacrifico in termini economici per le casse di Via Turati, perché i giocatori (vedi le ultime dichiarazioni di Robinho e compagnia cantante) remano ancora per Allegri, aspetto quest’ultimo fondamentale e determinante per la conferma del tecnico, aspetto che viene monitorato costantemente da Galliani attraverso le sue sempre più frequenti visite al centro di Milanello per le sedute di allenamento . Sabato si avvicina, il Milan “ritrova” due certezze: Alexandre Pato e Massimiliano Allegri.

  • Tutti pazzi per Hachim Mastour tranne… Dolcetti

    Tutti pazzi per Hachim Mastour tranne… Dolcetti

    Quando una stagione non nasce sotto la buona stella. Quando la casella delle cessioni del calciomercato è più ricca di quella degli acquisti. Quando hai necessità di guardare oltre forse vien più facile attaccarsi alla speranza di aver trovato un ragazzino su cui riporre le speranze per il futuro. E’ singolare infatti l’attenzione mediatica che Hachim Mastour ha avuto sin dalla firma del contratto con il Milan. Il ragazzino di origine marocchine è un classe ’98 ma sul suo futuro sono praticamente pronti a scommettere tutti, classe cristallina, movimenti degni di uno dei migliori ballerini al mondo e un entusiasmante capacità di divertirsi con il pallone tra i piedi ne sono la conferma.

    Hachim Mastour è arrivato al Milan in estate grazie ad un suggerimento di Arrigo Sacchi e alla velocità di Adriano Galliani e di Ariedo Braida bravi ad intuirne il talento e soffiarlo all’agguerrita concorrenza dell’Inter in Italia ma anche di Manchester City e Barcellona. L’entusiasmo della firma davanti alle telecamere si era poi ulteriormente amplificato grazie ad una intervista concessa del ragazzo a Sky e qualche video diventato immediatamente virale che lo ritraeva in una sfida nei palleggi con El Shaarawy.

    Hachim Mastour esordio con la maglia del Milan. Video
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    La Mastour mania è però iniziata la scorsa settimana quando il ragazzo ha debuttato con gli Allievi di Pippo Inzaghi contro l’Albinoleffe regalando spunti interessanti e mettendo a segno due reti incredibili. Il ragazzo così appena quattordicenne ha avuto tanto clamore e in molti si sono chiesti perché Hachim Mastour non venga utilizzato nella Primavera o addirittura aggregato alla prima squadra. A gettare acqua sul fuoco ci ha pensato però Aldo Dolcetti allenatore della Primavera rossonera che stupito da tanto clamore intorno al ragazzo ha deluso le attese negando la possibilità di vederlo con i ragazzi più grandi in questa stagione.

    hachim mastour firma il contratto Milan

    “Intanto vorrei precisare – dice Aldo Dolcetti alla Redazione di TMW – che il ragazzo si sta allenando con i Giovanissimi e queste immagini riguardano una partita con i pari età e non con gli Allievi. Anch’io ho visto le immagini e mai dal vivo. Dal mio punto di vista personale si sta facendo un clamore assurdo intorno al ragazzo, si stanno vedendo da quest’estate troppe immagini su di lui e per me questo non è una cosa buona, anzi molto negativa. Le cose devono fare il suo corso, solo il tempo e la crescita del ragazzo diranno quanto sia bravo, troppo trambusto porta più cose negative che positive. Certamente è un ragazzo molto dotato dal punto di vista tecnico, nel calcio ho visto tanti giocatori di prospettiva ma poi si sono persi per mancanza di maturazione. Lui deve crescere e secondo me deve crescere nel modo più equilibrato. Apprezziamolo per una partita ma senza troppo clamore”.

    Passare dai Giovanissimi agli allievi è già importante?
    “Il ragazzo è un 98 e se troverà spazio tra agli allievi regionali o nazionali spetterà ai mister Danese e Inzaghi decidere, vorrà già dire qualcosa. I calciatori hanno bisogno oggi di più attenzione rispetto al passato per non farli perdere”.

  • Milan, Strootman a gennaio con Boateng al Bayern Monaco

    Milan, Strootman a gennaio con Boateng al Bayern Monaco

    Kevin Strootman in, Boateng out: è questo il titolo messo in evidenza dai più importanti siti sportivi italiani, ma allo stesso tempo rappresenta forse l’idea logicamente più giusta e neanche troppo raffinata che la testa di Galliani (in collaborazione con le sinapsi di Braida) possa pensare. Le due trattative dovrebbero decollare prima del mercato di gennaio, perché in questi casi la fretta è buona consigliera. Sì, perché le altre società non sono cieche, ed è difficile pensare che nessuno si sia accorto del giovane talento olandese che risponde al nome di Kevin Strootman. Già lo scorso anno, sempre con la maglia del Psv, il tulipano era sbocciato nelle fredde ma spettacoli terre dell’Eredivisie. Poi è arrivato il gelo polacco a far appassire il calciatore durante la gestione europea di Van Marwijk, salvo tornare in orbita con l’arrivo di Dick Advocaat sulla panchina del Psv.

    Il calcio non è come la Formula 1, dove guida chi ha buoni sponsor alle spalle (ovviamente anche lì c’è l’eccezione che conferma la regola, vedi Alonso), ma non deve essere sottovalutata l’importante proclamazione dell’ex generale rossonero Van Bommel, che vede in Strootman un fuoriclasse assoluto. La quotazione di Strootman fin qui non è di quelle impossibili, perché di questi tempi anche 13-15 milioni di euro per il Milannon dovrebbero rappresentare un ostacolo insormontabile, specialmente se Galliani decidesse di aprire i cordoni di Milanello e salutare la compagnia cantante (leggi Robinho e Boateng).

    PSV Eindhoven v SSC Napoli - UEFA Europa League
    Kevin Strootman a gennaio, nuovo volto Milan | ©Dean/Getty Images

    E’ sopratutto il ghanese l’uomo sul quale l’ad del Milan potrebbe “puntare” per avere una discreta liquidità che gli consenta di bussare alle porte della società olandese e trovare nel giro di 5 minuti un accordo che soddisfi entrambi le parti in causa. Boateng, nonostante le ultime prestazioni piuttosto discutibili, ha ancora importanti estimatori in Europa. Pur di strapparlo al Milan il Bayern Monaco pare intenzionato ad offrire sul piatto della bilancia circa 20 milioni di euro, una cifra che per l’attuale Boateng sarebbe vera manna dal cielo per la dirigenza rossonera. La cessione del numero 10 rossonero garantirebbe i soldi per acquistare Strootman e nuova linfa vitale per le nuove idee tattiche (4-2-3-1) di Allegri.

  • Nuovo Milan, Galliani a New York per convincere Guardiola

    Nuovo Milan, Galliani a New York per convincere Guardiola

    Guardiola al Milan non è più una barzelletta da raccontare agli amici sotto l’ombrellone mentre si prende l’ultimo sole d’agosto. Il clima è cambiato, l’atmosfera è più seria, secchielli e palette lasciano il posto ai spenti uffici borghesi, dove tra una pausa e l’altra si legge la prima pagina di Google News e si scopre che un nuovo Milan sta nascendo. Sponda rossonera, la più malata, che nel giro di un mese si è riscoperta improvvisamente piccola. Una crisi tecnica senza confini, culminata nella furente sconfitta contro l’Inter domenica scorsa, nonostante gli odiati cugini nerazzurri abbiano giocato in dieci uomini per 45′ minuti, per un totale di 87′ minuti di difesa ad oltranza. Il silenzio dei colpevoli sembra una volta per tutte terminato. Il Berlusconi russo è pronto a purgare il Milan, iniziando dalla figura di Allegri, proseguendo poi chissà dove. La fermata, la luce in fondo al tunnel, è a New York e si chiama Joseph Guardiola.

    Dopo le felicitazioni a Putin nello scorso weekend, Berlusconi è pronto a riprendersi il Milan. Il suo vuole essere un ritorno in grande stile, un po’ come quello che vide protagonista Neil Amstrong con il suo Apollo 11 nel lontano ma allo stesso tempo storico ’69. Se fosse stato per lui, Allegri forse avrebbe già da tempo lasciato Milanello (una data realistica sarebbe potuta essere il ritorno dei quarti di Champions contro il Barcellona, o perlomeno la seconda settimana di maggio). E’ stato Galliani a impedire il divorzio anticipato con il tecnico che aveva appena firmato il prolungamento del contratto fino al 2014. Senza dimenticare che Allegri fino a prova contraria fu scelto da Galliani in persona. Ora le fiches per Allegri sono quasi terminate. Al livornese rimane un ultimo all in disperato contro la Lazio all’Olimpico. E anche in caso di vittoria, il destino per Allegri è comunque segnato. L’ondata rossa(nera) di Berlusconi prima o poi lo travolgerà, è inevitabile.

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    Guardiola, il sogno proibito di Silvio Berlusconi | ©JOSEP LAGO/AFP/Getty Images

    E’ la stessa Gazzetta dello Sport in edicola stamani a intitolare “Via all’operazione Guardiola, Galliani andrà a New York“. Sempre la Rosea sottolinea quello che è stato il comando di Berlusconi all’ad rossonero: vai e convincilo. La carriera parla per Galliani, che raramente ha toppato in situazioni simili. Negli ultimi anni tornano alla memoria i vari Ronaldinho e Ibrahimovic, senza però dimenticare anche gente come Rivaldo, Rui Costa, Beckham e tante altre stelle che hanno scritto la storia recente del nuovo corso Milan. Guardiola rappresenta oggi una soluzione di completa rottura rispetto al passato-presente rossonero. La scelta presidenziale è una scelta che va al di là del curriculum. Guardiola significa progetto. Guardiola sarebbe dopo Sacchi e Zeman l’unico allenatore in Italia ad aver inventato calcio. Guardiola riporterebbe un entusiasmo che forse a Milano manca da quella finale contro la Steaua, quando una marea di 30-40-50 mila tifosi rossoneri invasero il Camp Nou per godere lo spettacolo unico di una squadra che rivoluzionò il modo di intendere il calcio (cit. Equipe: dopo aver visto il Milan questa sera, il calcio non potrà più essere lo stesso). Guardiola al Milan, il calcio in Italia non sarà più lo stesso.

  • Allegri all’ultima spiaggia, Lazio-Milan decisiva

    Allegri all’ultima spiaggia, Lazio-Milan decisiva

    Come riportato questa mattina dalla Rosea, il Milan è pronto ad esonerare Massimiliano Allegri. Il tecnico rossonero sarebbe arrivato alla sua ultima spiaggia quindi, il classico punto di non ritorno. Sarà Vladimir Petkovic il giudice supremo per il livornese, chiamato a decidere vita o morte per l’ex allenatore del Cagliari. L’ultima sconfitta nel derby ha riaperto una frattura evidentemente troppo profonda per essere tamponata dalla trionfale campagna di Russia. Anche il cambio di modulo e i piccoli progressi sul piano del gioco non sono bastati ad Allegri per allontanare la pesante scure che grava sul suo capo. C’è bisogna di un’altra impresa, come quella contro lo Zenit. Roma come San Pietroburgo, El Shaarawy in versione staliniana. Tutto vero?

    GALLIANI TESO – Il rapporto tra Allegri e Galliani non è più come un tempo. Dall’amichevole con la “Solbiatese-Real” fino alle ultime domande post-derby senza risposta. Tutti quesiti che l’amministratore delegato rossonero ha gentilmente indirizzato ad Allegri, che per salvare la panchina del Milan ha obbligatoriamente il dovere di dare un senso a domandequali: perché Boateng e Robinho non rendono più come nelle stagioni passate? Perché il Milan subisce sempre e solo sui calci piazzati? Perché il Milan è a due punti dalla zona retrocessione nonostante un organico comunque valido se non per lo scudetto ma almeno per i primi posti?

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    Allegri verso l’esonero, è pronto Tassotti | ©OLIVIER MORIN/AFP/GettyImages

    OMBRA TASSOTTI – Con Allegri sulla graticola ritorna in auge il tormentone Tassotti. Qualora la squadra dovesse uscire sconfitta dalla trasferta di Roma contro la Lazio, il principale candidato a sostituire il tecnico livornese è proprio l’attuale vice rossonero. Tassotti resta la soluzione più “comoda”, anche perché mancano alternative in questo senso, almeno in questo momento della stagione.  Se per l’anno prossimo circola sempre più insistentemente il nome di Guardiola (di oggi la notizia che la moglie preferirebbe Milano all’Inghilterra), adesso il nome di Tassotti rappresenta la scelta più logica a livello ambientale e la più sensata sotto l’aspetto economico.