L’Italvolley asfalta la Korea del Sud e si aggiudica il lascia passare per la Final Eight di World League, a dire il vero gli uomini di Berruto non ha trovato negli avversari uno scoglio insormontabile, alla vigilia lo stesso mister azzurro aveva deciso di fare riposare Buti e sostituirlo con De Togni, autore di un’ottima prova, come del resto, quella di tutto il sestetto.
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Pallavolo: Italia batte Korea e vola in finale
Tra i protagonisti, in assoluto sono da menzionare Michal Lasko, 14 punti per lui, Savani 11 e Zaytsev 10, quest’ultimo autore sia del primo set point, sia della palla del match. 25-15; 25-13; 25-21; un 3-0 che non ammette repliche quindi, con i coreani mai in partita e con gli azzurri concentrati fin dall’inizio, tanto che durante il secondo set, Berruto ha deciso di far rifiatare le sue bocche da fuoco, ovvero Lasko e Zaytsev, sostituendoli con Sabbi e Rosso, beniamino di casa e autore del secondo set point, che ha fatto esplodere il Pala Fabris. Come detto ben poca cosa i coreani, che però hanno mostrato in alcune azioni d’attacco di non essere del tutto sprovveduti, specie nell’ultimo set, più combattuto e che ha visto le due squadre procedere punto a punto sino al secondo time out tecnico. Poi l’Italia piazza un break, grazie a quattro punti consecutivi di Lasko e da allora in poi la partita si può definire conclusa, con Zaytsev a siglare il match point. A conclusione della partita Berruto ha detto: «Sono soddisfatto. Il nostro prossimo obiettivo è vincere il girone. La prestazione odierna è il termometro di quanto volevamo questo risultato, una qualificazione davvero meritata. E’ stata una prestazione perfetta in un ambiente che ci ha testimoniato tutto il suo affetto». Pool D: Italia-Corea del Sud 3-0, 3-0 (25-15 25-13 25-21); Francia-Cuba 2-3, 1-3 (25-21 20-25 15-25 23-25). Classifica: Italia 25, Cuba 20, Corea del Sud 10, Francia 5.savani | © FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images -
Laure Manaudou torna ad allenarsi. Obiettivo Londra 2012
La sua carriera, agli inizi, sembrava protesa verso l’imbattibilità, verso il dominio incontrastato nella acque colorate, nelle gare femminili, soprattutto dopo la vittoria olimpica di Atene 2004, che la consacrò a livello mondiale. Nella vita, però, spesso gli eventi non seguono un percorso lineare e prevedibile, ma accade che alcuni episodi possano cambiare il corso delle cose.
Ecco che Laure Manaudou, la nuotatrice francese, si trovi a dover competere con un’altra predestinata del nuoto, Federica Pellegrini, sia in vasca che in amore, e che la competizione a lungo andare la stanchi e la indica a scegliere di abbandonare – almeno provvisoriamente – la vasca per dedicarsi alla famiglia: nel 2010 è diventata mamma, lasciando per due lungi anni qualunque tipo di allenamento. Questo ha fatto sì che ingrassasse di 20 chili in due anni, ma che recuperasse in termini di serenità mentale e che, ora, sia pronta a ritornare in vista delle Olimpiadi di Londra 2012, anche se prima di tutto occorrerà tornare in forma per partecipare alle gare di qualificazione. Ha intensificato i ritmi di allenamento, con nove sedute a settimana, accompagnata dal compagno, oltre che collega, Frederic Bousquets, che le è stato vicino soprattutto nei momenti di iniziale sconforto e difficoltà, quando non riusciva a ritrovare il feeling con il “suo ambiente”, ossia l’acqua, e si lasciava scoraggiare dalla circostanza di non sentirsi più “competitiva”. I tre mesi iniziali, come la stessa Manaudou ha raccontato, sono stati i più difficili, ma ora la grinta di un tempo sta ritornando in lei, anche se preferisce – scaramanticamente – mantenere un low profile, senza fare troppi proclami. Ma lei a Londra vuole esserci: la sfida Olimpica a Federica Pellegrini è già lanciata.© REMY GABALDA/AFP/Getty Images -
Atletica, Howe delude e dice addio ai mondiali
La notizia arriva in serata e proprio dalla bocca del diretto interessato, Andrew Howe non parteciperà ai mondiali in Corea Del Sud nella sua ormai ex specialità, il salto in lungo dove ha conquistato in questi anni un oro europeo ed un argento mondiale ad Osaka nel 2007. Lo stesso Howe precisa che la decisione era stata presa da tempo e nulla ha a che vedere con la prova deludente agli assoluti in corso di svolgimento a Torino, “Penso che la mia vita abbia preso una via completamente sbagliata e me ne rendo conto solo adesso. Nel lungo sono arrivato al mio massimo con l’argento ai Mondiali di Osaka. E’ una specialità che mi ha dato tanto, ma con cui, dopo questa gara, penso proprio di aver chiuso”, queste le parole del campione azzurro.
Non solo brutte notizie da Torino, nella prima giornata brilla la stella di Simona La Mantia, che inizia la stagione alla grande: dopo il secondo posto nella gara degli Europei di Stoccolma è arrivato il titolo tricolore nei triplo per la palermitana, che ottiene un buon 14,40 (alla quinta prova), che avvicina ancora il suo stagionale di 14,43. Il distacco sulla seconda, Silvia Cucchi, è superiore al metro. Nella prima semifinale dei 400 metri donne Libania Grenot dà segnali di risveglio in una stagione iniziata un po’ così: l’azzurra chiude in un 52.53, per lei il primato stagionale. Conferma per Paolo Dal Soglio nel peso: è tricolore con 18.58… a 41 anni. E sorpresa nei 100 uomini: titolo a Matteo Galvan, duecentista che punta ai 400, ma che a Torino con un tempo di 10″38 batte Emanuele Di Gregorio e Michael Tumi. Nelle altre gare, Silvia Salis conferma il pronostico della vigilia vincendo la prova del lancio del martello in 69,67 al sesto tentativo. Nei 1500 metri femminili si è rivista Elisa Cusma, nei 100 metri donne vittoria di Ilenia Draisci in 11″65 battendo Audrey Alloh (11.68), che a Stoccolma, agli Europei per Nazioni, dove la Draisci non era stata convocata, si era messa in evidenza correndo in 11″63. Terza Jessica Paoletta. Nell’alto donne, in assenza di Antonietta Di Martino, successo della bergamasca Raffaella Lamera in 1,88; falliti tre tentativi a 1,95 per il minimo A per i Mondiali. Il ritiro di Matteo Giupponi spiana la strada nei 10.000 metri a Jean Jacques Nkoloukidi. Nel disco donne titolo a Laura Bordignon: la veneta ha trionfato (55,47) con oltre tre metri di margine sulla seconda, la reatina Valentina Aniballi (52,45).Andrew Howe in un dei suoi ultimi salti | ©Michael Steele/Getty Images -
NHL: Ciao Atlanta, i Thrashers si trasferiscono a Winnipeg
Dal prossimo campionato NHL gli Atlanta Thrashers non esisteranno più: la franchigia che finora aveva sede nella Georgia, stato del sud degli U.S.A., si trasferisce a Winnipeg, capitale del Manitoba in Canada.
La notizia era da qualche tempo nell’aria, ma ora è ufficiale dato che l’acquisto dei Thrashers, il 31 maggio scorso, dei nuovi proprietari ha portato alla richiesta di rilocazione approvata dal consiglio degli owner con votazione unanime. Rinascono dunque i Jets (approvata anche la rinominazione della franchigia) che erano scomparsi nel 1996, quando la squadra fu trasferita a Phoenix e perse l’originario nome diventando Coyotes. Soddisfatto il commissioner della NHL Gary Bettman:© Glenn Cratty /Allsport - “Sono tutti estremamente entusiasti del ritorno della NHL a Winnipeg“.
Dalla prossima stagione quindi il Canada potrà vantare 7 squadre nel massimo campionato professionistico di hockey: i Winnipeg Jets si aggiungono ad Edmonton Oilers, Ottawa Senators, Calgary Flames, Montréal Canadiens, Toronto Maple Leafs e a Vancouver Canucks (ultimi finalisti nella Stanley Cup persa contro Boston pochi giorni fa).
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McIlroy trionfa agli Us Open
Vincere il primo major in carriera a soli 22 anni è roba per “bambini prodigio”, anche se la parola “bambino” non pare essere la più appropriata da adoperare per raccontare le gesta di Rory McIlroy. Le cifre parlano per lui: vittoria con 268 colpi, -16 sotto il par ed abbattimento del record di – 12 di Tiger Woods che resisteva da tempo.
Il nordirlandese non ha lasciato spiragli per la concorrenza in questa centoundicesima edizione degli US Open, disputati nel Maryland, e seguendo nell’albo d’oro il connazionale Mc Dowell, confermando che la verde Irlanda è patria di campioni del “Green”. Naturalmente, grandissima emozione e soddisfazione per il giovane vincitore, che a qualche ora dalla vittoria ancora fatica a realizzare quanto è accaduto: per sua stessa ammissione, gli servirà qualche giorno per comprenderlo in fondo, quando l’adrenalina sfumerà, e dedica teneramente la vittoria al suo papà Gerry, che lo ha accompagnato in questa manifestazione tanto importante. Il segreto di questa vittoria, però, sta nella delusione del Masters di Augusta, dove era rimasto in testa a lungo per poi crollare nel finale, anche a causa dell’eccessiva tensione nervosa: in quest’ occasione, invece, la lucidità e la determinazione non l’hanno mai abbandonato. Deludenti, invece, gli Italiani: hanno chiuso al 54 esimo posto Edoardo Molinari e Matteo Manassero, mentre Francesco Molinari ha concluso al 96 esimo posto. Tiger Woods, che ha saltato l’Us Open per la prima volta in carriera per infortunio al ginocchio sinistro, dove è stato già operato quattro volte: è stato fra i primi a complimentarsi con il giovane vincitore McIlroy.Rory McIlroy | © David Cannon/Getty Images -
US Open, McIlroy regge, rimonta Westwood. Italiani male
Rory McIlroy compie un bel terzo giro e consolida il primato nel secondo major di stagione, il nordirlandese chiude in 68 dando prova di maturità e solidità nel gioco facendo capire che la lezione subita nel master di Augusta è servita. Adesso il vantaggio sul secondo, il coreano Yang è di 8 colpi, male gli azzurri.
Grande rimonta nel terzo giro di Lee Westwood Jason Day che rientrano in classifica alle spalle del coreano Yang che mantiene 8 colpi di distacco da McIlroy. Si aspettavano crolli nel terzo giro ed invece i green reggono bene i continui cambiamenti climatici consegnando tanti birdie ai giocatori, infatti sono in molti a chiudere il terzo giro sotto il par, molti ma non i nostri due azzurri. Infatti il terzo giro non consegna la risalita in classifica di Edoardo Molinari e Matteo Manassero, i due azzurri chiudono sopra par compiendo numerosi errori soprattutto nei putt ma mentre per il giovane Matteo ci può stare considerato che questo Us open è il primo major della carriera, per Edoardo Molinari non si può certo nascondere un pizzico di delusione per un torneo un po’ sotto le righe ed in continuo affanno. La ClassificaRory McIlroy a caccia del primo Major in carriera | © Rob Carr/Getty Images 1 Rory McIlroy -14 2 Y.E. Yang -6 3 Robert Garrigus -5 4 Jason Day -5 5 Lee Westwood -5 6 Sergio Garcia -4 7 Matt Kuchar -4 8 Fredric Jacobson -4 48 Edoardo Molinari +5 53 Matteo Manassero +6 -
“Il bacio in mezzo alla guerra”. Ecco la foto che sta facendo il giro del Mondo
Mercoledì i Vancouver Canucks hanno perso la Stanley Cup, premio riservato alla squadra campione della NHL, perdendo, in casa, sonoramente (e meritatamente) per 4-0 contro i Boston Bruins, nella decisiva gara 7 della serie di Finale, scatenando nel post partita la furia dei propri tifosi che hanno dato vita ad una vera e propria guerriglia contro le forze dell’ordine.
Ciò che più ha colpito l’attenzione non solo degli sportivi ma un pò di tutte le persone interessatesi alla vicenda della sommossa cittadina è stata una foto, scattata in un particolare momento, in cui si vede una ragazza, sdraiata sulla strada, ed un ragazzo, appena sopra di lei, baciarsi in una zona “di nessuno” con i rivoltosi da una parte ed i poliziotti contrapposti dall’altra. La foto ha suscitato diverse opinioni: in un primo momento si era parlato di un giovane che approfittava di una ragazza in stato di semi-incoscienza, più tardi si è invece scoperto che i protagonisti sono 2 fidanzati: lei è Alex Thomas, studentessa presso l’Università di Guelph in Ontario, lui invece è Scott Jones, australiano di 29 anni, in Canada per motivi di lavoro. Hanno fatto luce sull’accaduto dicendo che la ragazza è stata spinta dalla polizia a terra, senza nessun motivo apparente dato che i 2 stavano cercando di mettersi al sicuro, e subito dopo il fidanzato le ha prestato soccorso, cercando di tranquillizzarla. L’immagine resterà emblematica nella storia: in una notte che definire folle e pazzesca è dire veramente poco, ecco spuntare in mezzo al caos più totale, in mezzo a scene di guerra, l’amore di 2 giovani ragazzi, distesi a terra in una zona lasciata libera, come sospesa in un’altro tempo o in un’altra dimensione, incuranti di tutto ciò che li circonda, l’unica cosa che importa è il loro sentimento e il cercare di restere assieme. L’arrivo del nuovo giorno ha lasciato in dote a Vancouver quasi 150 feriti, di cui 8 accoltellati (uno in condizioni gravi) e ben 100 arresti, ma tra il fuoco, le fiamme, il fumo e la violenza, arriva diretto al cuore di noi tutti un gesto che regala speranza: il “Vancouver riot kiss” (così è stata rinominata l’azione dei 2 fidanzati) dimostra che l’amore può trionfare sulla guerra.© Rich Lam/Getty Images IL VIDEO DEI DISORDINI A VANCOUVER [jwplayer config=”120s” mediaid=”82300″] -
US Open, McIlroy da favola, si salva Edoardo. Speranze per Manassero
Rory McIlroy, il 21enne nordirlandese è in testa anche dopo il secondo giro dell’ US open, secondo major di stagione, fantastica la prova di Mcilroy che piazza un 66 portandosi a -11 con ben 6 colpi di vantaggio sul secondo, il sudcoreano Y.E. Yang. Un vero e proprio dominio quello imposto dal nordirlandese, sicurezza e padronanza dei colpi come non si vedevano in un major dai tempi del regno della “Tigre” Woods. dopo Yank, a quota -2 c’è un gruppetto che comprende anche l’ex campione del Masters Zach Johnson, Sergio Garcia, Matt Kuchar e Robert Garrigus.
Capitolo Italia: purtroppo è fuori Francesco Molinari che ripete nel secondo giro la brutta prestazione del primo chiudendo a +7 con nessuna speranza di rientrare nel taglio. Speranza che invece è presente in Matteo Manassero (146, +4), autore di un giro regolare (due bogey e un birdie). Non c’è, però, l’ufficialità perché il torneo era stato sospeso per 42’ a causa di un acquazzone e 21 giocatori devono ancora completare il round (lo faranno questa mattina). La nota lieta arriva da Edoardo Molinari con un percorso da otto volante: quattro bogey nelle prime nove (in verità, le seconde perché è partito dalla 10) e quattro birdie nelle «back nine» più uno alla 16: un ottimo -1 di giornata (+2 totale) che lo lascia soddisfatto e gli permette di passare il taglio. La ClassificaRory McIlroy | © Andrew Redington/Getty Images 1 Rory McIlroy -11 2 Y.E. Yang -5 3 Robert Garrigus -2 4 Sergio Garcia -2 5 Zach Johnson -2 6 Brand Snedeker -2 7 Matt Kuchar -2 8 Kyung Tae Kim -1 33 Edoardo Molinari +2 57 Matteo Manassero +4 -
US Open, McIlroy al comando, male gli italiani
Rory McIlroy, il 21enne nordirlandese è in testa dopo il primo giro dell’ US open, secondo major di stagione dopo il Master di Augusta dove anche lì, il giovane nordirlandese aveva chiuso in testa il primo giro per poi crollare nel quarto.
McIlroy si è messo alle spalle il sudafricano Charl Schwartzel, che gli aveva soffiato la vittoria al Masters, e l’ex campione del Pga Championship, il coreano Y.E. Yang. Segue a quattro lunghezze un gruppetto che comprende anche lo spagnolo Sergio Garcia, il sudafricano Oosthuizen, ex campione dei British l’anno scorso, e il primo americano, Ryan Palmer. Male, anzi malissimo i primi quattro della classifica mondiale tanto da considerarsi probabilmente già fuori dai giochi, a meno di miracolose riprese: il numero uno Donald è a +3, così come il numero tre Kaymer e il cinque Mickelson; mentre il due Westwood e il quattro Stricker sono a +4. Primo giro un po’ deludente per i tre moschettieri azzurri, con Francesco Molinari che è sembrato il più in forma nelle prime nove buche, tanto da partire con tre birdie di file per poi crollare nelle seconde nove chiudendo 4 colpi sopra il par. anche Edoardo Molinari non è andato bene, 3 colpi sopra par ed un andamento constante nel gioco senza mai una punta di qualità. Stesso risultato di Dodo Molinari per il piccolo fenomeno Manassero, tre colpi sopra par ma tanti putt falliti che potevano cambiare notevolmente la classifica del giovane azzurro.Rory McIlroy | © Ross Kinnaird/Getty Images -
NHL, Stanley Cup: Trionfa Boston, Vancouver demolita 4-0
Dopo ben 39 anni di attesa, i Boston Bruins ritornano sul tetto del Mondo dell’hockey: i gialloneri battono nella decisiva gara 7, a Vancouver, i rivali dei Canucks, stra-favoriti secondo molti addetti ai lavori alla vittoria finale, per 4-0. Un risultato ineccepibile ed indiscutibile (e questo vale anche nel complesso, per quello che abbiamo potuto vedere nel corso delle partite precedenti) che ha scatenato la gioia dei tifosi dei Bruins e mandato nella disperazione i tifosi canadesi, sentimento poi sfociato in deprecabili atti di vandalismo e guerriglia in città con macchine rovesciate ed incendiate, vetrine mandate in frantumi, negozi distrutti e saccheggiati, e per finire lanci di bottiglie contro gli agenti che tentavano di ristabilire un minimo di ordine, episodi già visti nel 1994, quando Vancouver era stata sconfitta in finale dai New York Rangers, anche allora in gara 7. Ci sarebbe, secondo le fonti anche un ferito. Il sindaco della città, Gregor Robertson si è anche scusato per gli incidenti causati dalla follia dei tifosi Canucks. Partita bellissima perchè i padroni di casa partono benissimo ma uno straordinario Tim Thomas nega più volte la gioia del goal a Vancouver. Il goalie di Boston sembra un muro a protezione della sua porta e ripartendo in contropiede i Bruins passano addirittura in vantaggio: la rete è siglata da Patrice Bergeron che batte Luongo con un tiro preciso che termina prima sul palo e poi si infila alle spalle dell’estremo difensore canadese. Il vantaggio degli ospiti però non demoralizza Vancouver che prova con ogni mezzo a riequilibrare il match ma Thomas è insuperabile e così Boston trova anche il raddoppio nel secondo quarto con il rookie Brad Marchand. Per i Canucks è una mazzata terribile perchè poco dopo pur essendo in superiorità numerica i canadesi subiscono anche la rete del 3-0 ad opera ancora di Bergeron anche se le responsabilità di Luongo sono evidentissime. I padroni di casa iniziano a sentirsi impotenti nei confronti degli avversari: alla fine del secondo periodo sono 21 i tiri scagliati contro Thomas senza riuscire a segnare mentre i Bruins con soli 13 tiri ottengono ben 3 goal. Nell’ultima frazione è quasi commovente la prova dei Canucks che provano in tutti i modi il disperato assalto per un miracoloso recupero ma Thomas non concede nulla ed a 2 minuti dalla fine arriva il sigillo finale ancora di Marchand. Delirio a Boston, sconforto invece sugli spalti di Vancouver, il tempo scivola via veloce e lascia spazio alla gioia irrefrenabile dei gialloneri. Thomas viene premiato come M.V.P. delle finali con il Conn Smythe Trophy ed i numeri dimostrano il suo valore: il goalie 37enne dei Bruins, dopo aver chiuso la regular season diventando il portiere numero 1 della storia della NHL, migliorando la percentuale di salvataggi che apparteneva a Dominik Hasek (portiere paratutto dei Sabres degli anni 90), termina gara 7 con 37 parate diventando il goalie che ha fatto più parate in una post season (ben 798) ed in una serie di finale (238). E’ il primo portiere nella storia della Lega a vincere una gara 7 di Stanley Cup con uno shutout, concedendo solo 8 goal ai Canucks in 7 partite. Numeri da record che dimostrano l’importanza del goalie per la sua squadra. Ma un elogio va anche al resto del team, a partire da Bergeron e Marchand (decisivi in questa gara con una doppietta a testa) passando per l’ultra-quarantenne Recchi (al suo terzo trionfo) che poco dopo ha annunciato il ritiro da vincente, per finire al capitano Zdeno Chara (che ha alzato al cielo il trofeo che spetta ai Campioni NHL), ed ai soliti noti Ference, Krejci, Lucic, Ryder, Seguin. Nota di merito anche all’allenatore Julien che esce nettamente vincitore dal confronto con il collega Vigneault. I Canucks si interrogano sulle prestazioni poco efficienti di R0berto Luongo, ma a deludere sono un pò tutti, in primis i gemelli Sedin, trascinatori nella regular season, ma apparsi decisamente sottotono in Finale. Improvvisamente Boston cancella i brutti ricordi dei playoff dello scorso anno quando entrò nella storia dalla parte sbagliata facendosi rimontare da 3-0 a 3-4 dai Philadelphia Flyers (nettamente inferiori) pur avendo il vantaggio del fattore campo (solo altre 2 volte nella storia della Lega era riuscita una rimonta simile ma mai nei tempi moderni). Un anno dopo tutto è dimenticato: i Bruins entrano nella leggenda, ora, dalla parte giusta e dopo quasi 40 anni di attesa diventano i Campioni del Mondo per la sesta volta! Stanley Cup, 15 giugno 2011 Vancouver Canucks-Boston Bruins 0-4 LE SERIE DELLA FINALE Vancouver Canucks (1)-Boston Bruins (3) serie 3-4 Bruins (BOSTON VINCE LA STANLEY CUP)© Bruce Bennett/Getty Images