Autore: slevin

  • Ribery e Benzema fermati dalla polizia per il caso escort

    Da questa mattina Karim Benzema e Franck Ribery sono in stato di fermo presso la sezione buoncostume della polizia di Parigi. A rivelarlo è Radio RTL Francia, citando fonti molto vicine all’indagine. I due calciatori francesi sono sotto interrogatorio ormai da alcune ore e presto potremo conoscere i primi sviluppi dell’inchiesta.

    Ribery e Benzema sono accusati di aver avuto rapporti sessusuali con una escort minorenne di origine maghrebina, Zahia Dehar. I 2 calciatori hanno però sempre negato di essere stati a conoscenza della vera età della ragazza.

  • Incidente mostruoso a Brands Hatch! Guarda il video

    Pauroso (a dir poco) incidente sul circuito di Brands Hatch, in Inghilterra!
    Durante la gara del campionato monomarca Seat Leon Eurocup, il pilota della vettura con il mnumero 27 entra in contatto con un avversario e impatta violentemente contro il guard-rail.
    Dopo numerosi ribaltamenti (quasi da cinema) la Seat Leon del pilota Francisco Carvalho vola oltre le barriere mettendo in fuga i commissari di gara. La terribile e (a questo punto possiamo dirlo) spettacolare corsa dell’auto termina qui: il pilota e il personale di pista escono fortunatamente e miracolosamente illesi.

    Guarda il video dell’incidente

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  • Il Manchester City piomba su Drogba

    Il Manchester City, viste le difficoltà (almeno apparenti) incorse nell’acquisto di Mario Balotelli, starebbe virando fortemente su Didier Drogba.

    Il centravanti ivoriano infatti non pare più intoccabile nell’organico di mister Carlo Ancelotti, che punta forte su Fernando Torres e Kakà (e in alternativa a loro 2, nelle ultime ore, è spuntato il nome proprio di Balotelli).

    L’agente di Drogba in una dichirazione rilascita alla stampa inglese ha aperto le porte ad un eventuale trasferimento al City. Seydi ha infatti affermato:

    • Oggi è al Chelsea, ma potrebbero esserci delle sorprese prima del 31 agosto. Non ho parlato con chiunque, l’unico contatto diretto è stato con il City. Alla sua età non posso sottovalutare l’aspetto finanziario. E chi vuole Didier deve garantire certe cifre

    I “Citizens” sarebbero disposti ad offrire all’ivoriano un triennale da 21 milioni di euro. Drogba, valutato 20 milioni di sterline dal suo club, potrebbe dunque partire.
    Il ricavato dalla cessione permetterebbe al Chelsea di fare piazza pulita sul mercato: oltre a Torres e Kakà, se dovesse unirsi a loro anche Balotelli, sarebbero veramente poche le squadre a competere con la squadra di Roman Abramovich.

  • Mezza Europa in fila per Balotelli, ora anche il Chelsea si fa sotto

    La corsa a Mario Balotelli si arricchisce di una nuova pretendente: proprio in queste ore anche il Chelsea di Carlo Ancelotti si è inserito nella corsa all’attaccante nerazzurro, mostrando molto interesse, ma al momento non si sa se ci sia stata anche un’offerta ufficiale fatta all’Inter.

    Quel che è certo è che Balotelli fa gola ai più grandi club europei, in primis quelli della Premier, dove le 2 squadre di Manchester stanno facendo a “pugni” per assicurarsi il talento italiano. Lo United è disposto a dare all’attaccante il contratto richiesto, 4,5 milioni di euro, ma è ancora lontano dalla richiesta ufficiale fatta da Marco Branca per cedere il suo gioiello, ovvero 35 milioni di euro; Il City è arrivato intorno a questa cifra ma non è ancora giunto ad un accordo sul contratto del giocatore visto che 4 milioni e mezzo di euro sembrano esagerati alla dirigenza dei “Citizens”.
    E’ proprio qui che si inserisce il Chelsea, che potrebbe accontentare il Manchester City cedendogli Didier Drogba (leggi l’articolo), togliendolo così dalla corsa a Balotelli e con il ricavato prendere l’attaccante che Ancelotti reputa importantissimo visto che può interpretare con naturalezza più ruoli sul fronte offensivo. Insomma, una “guerra” senza esclusione di colpi, nelle prossime ore cercheremo di capirne di più.

  • NBA: Ecco i nomi per il team U.S.A. in vista del Mondiale

    Sono stati resi noti i nomi dei 21 atleti che parteciperanno al training camp della nazionale degli Stati Uniti d’America, dai quali poi usciranno i 12 giocatori che rappresenteranno il Paese nei Mondiali di Turchia a settembre.

    Da premettere che il “Dream Team” degli anni passati non ci sarà viste le defezioni dei vari Kobe Bryant, Dwyane Wade, LeBron James, Chris Bosh, Dwight Howard, Carlos Boozer, Carmelo Anthony, Chris Paul, Deron Williams che per motivi personali hanno deciso di declinare l’invito di coach Mike Krzyzewski e che quindi non saranno disponibili per i Mondiali.
    Si tratterà di una selezione nuova, fatta di ottimi giocatori (che potranno fare bene durante la manifestazione), ma non parliamo di superstar quali quelle appena elencate.
    Tutto ruoterà attorno al talento senza fine di Kevin Durant, unico atleta che può essere paragonato ai precedenti. Il numero 35 degli Oklahoma City Thunder sta bruciando tutte le tappe e i suoi miglioramenti sono sotto gli occhi di tutti: a soli 21 anni è stato il più giovane vincitore della classifica marcatori, il suo status di campione è ormai dichiarato da tutti gli addetti ai lavori della NBA ed il prossimo anno sarà chiamato a portare la sua squadra verso traguardi importanti.
    Al suo fianco ci sono ottimi giocatori come Rajon Rondo (che finalmente non ha rifiutato la chiamata della Nazionale), Derrick Rose, talento dei Chicago Bulls, Tyreke Evans (in rampa di lancio dopo aver vinto il titolo di matricola dell’anno lo scorso anno con i Kings e primo atleta del dopo Michael Jordan a chiudere con oltre 20 punti, 5 rimbalzi e 5 assist di media a partita al primo anno da rookie, dopo ovviamente “Sua Maestà”), atleti dal fisico esplosivo come Rudy Gay e Gerald Wallace e poi i compagni di Durant ad OKC ovvero Russell Westbrook e Jeff Green. Forse manca qualcosa sotto canestro, nel ruolo di centro, dove il solo Stoudemire non potrà giocare tutti i 48 minuti delle partite (anche se il suo fisico ed il suo talento potrebbero anche permetterglielo), ma si potrà ovviare con il giusto spirito di sacrificio.
    Insomma, gruppo sul quale si deve lavorare ma che può dare soddisfazioni viso che è molto bene amalgamato. Con la certezza di Kevin Durant…

    I 21 convocati del team U.S.A.

    playmaker: Rajon Rondo (Boston Celtics), Derrick Rose (Chicago Bulls), Stephen Curry (Golden State Warriors), Chauncey Billups (Denver Nuggets), Russell Westbrook (Oklahoma City Thunder)

    guardie: O.J. Mayo (Memphis Grizzlies), Eric Gordon (Los Angeles Clippers), Tyreke Evans (Sacramento Kings)

    ali piccole: Kevin Durant (Oklahoma City Thunder), Rudy Gay (Memphis Grizzlies), Danny Granger (Indiana Pacers), Andre Iguodala (Philadelphia 76ers), Gerald Wallace (Charlotte Bobcats)

    ali grandi: Jeff Green (Oklahoma City Thunder), Lamar Odom (Los Angeles Lakers), David Lee (Golden State Warriors)

    centri: Amar’è Stoudemire (New York Knicks), Robin Lopez (Phoenix Suns), Brook Lopez (New Jersey Nets), Tyson Chandler (Dallas Mavericks), Kevin Love (Minnesota Timberwolves)

  • NBA: Le ultime voci di mercato e trattative [19 luglio 2010]

    Poche le voci di mercato in NBA visto che quasi tutti i free agent hanno trovato la squadra per cui giocare il prossimo anno.
    Vediamo in dettaglio le più importanti: Ronald “Flip” Murray sembra vicino a firmare per i Cleveland Cavaliers. Sul giocatore ci sono i soliti Miami Heat ed anche i Los Angeles Clippers e Chicago Bulls.

    Rudy Fernandez continua ad essere l’oggetto del desiderio di Mike D’Antoni e dei New York Knicks.

    Minnesota avrebbe proposto ai Cavs uno scambio significativo: Ramon Sessions, playmaker da sempre apprezzato in Ohio, ed il nuovo arrivato dai Jazz, Kosta Koufos per la guardia Delonte West. Cleveland ci sta pensando su ma lo scambio potrebbe anche concludersi a breve. Intanto si sta spargendo la voce dell’interesse dei Cavaliers per il free agent Matt Barnes, ottimo difensore che potrebbe prendere il posto in quintetto di LeBron James andato ai Miami heat.

    Shannon Brown ancora non ha trovato un punto d’incontro con i Lakers, ma a breve la situazione dovrebbe sbloccarsi.

    Sofoklis Schortsanitis, reduce dalla Summer League con i Los Angeles Clippers che detengono i diritti del giocatore in NBA, se non sarà tenuto a roster dai californiani, verrà dato molto probabilmente al Panathinaikos, in Grecia, dopo che il centro ha disputato le ultime 5 stagioni con la maglia dell’Olympiacos Pireo!

    Nuova puntata della telenovela Shaquille O’Neal-Atlanta Hawks: la franchigia della Georgia starebbe per rifirmare Jason Collins, il centro di riserva e questo potrebbe precludere l’arrivo di Shaq ad Atlanta, a meno che questa non sia una mossa tattica per far abbassare le pretese al centro veterano che ancora non ha trovato una squadra dove giocare il prossimo anno.

  • NBA, free agent: Le trattative concluse nel fine settimana [17-18 luglio 2010]

    Siamo arrivati ormai agli sgoccioli per quanto riguarda il mercato dei free agent nella NBA.
    Nel fine settimana si sono comunque chiuse diverse trattative, non tantissime, ma qualcuna di rilievo. Restano pochi gli svincolati senza squadra, tra questi ci sono Shaquille O’Neal e Tracy Mcgrady, tutti gli altri hanno già trovato una sistemazione.

    Questi comunque gli affari certi del fine settimana:

    Ronnie Brewer si è accordato con i Chicago Bulls. Per lui contratto triennale a 12,5 milioni di dollari.

    Brad Miller ha invece deciso di andare a Houston a fare la riserva di Yao Ming. I Rockets per il centro bianco ex Indiana Pacers, Sacramento Kings e Chicago Bulls pagheranno 15 milioni di dollari in 3 anni.

    Nate Robinson resta a Boston: i Celtics daranno 8 milioni di dollari complessivi per 2 anni al piccolo playmaker vincitore per 2 volte consecutive dello slam dunk contest (gara delle schiacciate) nelle ultime 2 edizioni dell’All Star Game.

    James Jones resta a Miami, firmando un contratto al minimo salariale(un milione di dollari).

    Infine 2 notizie che avevamo date per certe e che ora hanno anche il crisma dell’ufficialità: Wesley Matthews è dei Portland Trail Blazers visto che Utah ha deciso di non pareggiare l’offerta fatta dai Blazers. Il compenso sarà di 33 milioni di dollari per 5 anni. J.J. Redick invece viene ripreso da Orlando che pareggia l’offerta dei Chicago Bulls. I Magic daranno alla loro guardia tiratrice 19 milioni di dollari per 3 anni.

  • NBA, Summer League: Wall e Cousins da applausi, Turner in difficoltà

    Non è il palcoscenico più importante per convincere scettici ed opinionisti, ma certamente la Summer League, ogni anno, dà molte indicazioni su chi potrebbe fare bene in NBA, essendo la vetrina più importante per tutti i giovani usciti dal Draft o reclutati dalle franchigie in giro per gli “States”.
    Ecco dunque i primi verdetti:

    Sicuramente tra i promossi ci sono John Wall e DeMarcus Cousins. Wall, prima scelta assoluta quest’anno al Draft, ragazzo sul quale i Washington Wizards stanno ricostruendo il loro futuro, ha chiuso con la migliore media punti del torneo (23,5), e quasi 8 assist per gara, chiudendo 2 volte in doppia doppia. Record di punti contro New Orleans con 31 punti a referto, latitante nel tiro dalla lunga distanza (1/8) ma i margini di miglioramento ci sono tutti. Il premio di migliore giocatore è andato però a DeMarcus Cousins, suo compagno di squadra a Kentucky University, quinta scelta assoluta dei Sacramento Kings che dimostrano ancora una volta di saper operare molto bene in sede di Draft dopo aver preso lo scorso anno, con la quarta chiamata, il futuro rookie of the year (matricola dell’anno) Tyreke Evans. Kings che grazie a Cousins coprono il buco sotto canestro per molti anni. In sostanza il centro di Sacramento ha chiuso con 14,5 punti e 9,8 rimbalzi per gara.
    Tra i giocatori al secondo anno grandi numeri per il play di Philadelphia Jrue Holiday (19,3 punti e 6 assist di media a Orlando) e l’ala di Golden State Reggie Williams (22,6 punti tirando 41,1% dal campo e 42,3% da tre a Las Vegas). Buone indicazioni da Landry Fields, Andy Rautins e Jerome Jordan, tre giocatori che i New York Knicks hanno scelto al secondo giro del Draft. Ottimo anche Paul George degli Indiana Pacers, forse snobbato da molte squadre (è finito al decimo posto al Draft) ma che meritava qualche posizione migliore. Bene Al Farouq Aminu dei Clippers con 15 punti di media a partita, Greg Monroe con 14 abbondanti a cui ha aggiunto 8 rimbalzi. DeMar DeRozan, al secondo anno ha fatto vedere buone cose finendo terzo in classifica marcatori: buona notizia per Andrea Bargnani e per Toronto, un pò meno per il nostro Marco Belinelli visto che DeRozan occupa il suo stesso ruolo (guardia tiratrice) in squadra.

    Tra i bocciati trova posto invece la seconda scelta assoluta Evan Turner dei Philadelphia 76ers. Nel torneo di Orlando l’ex Ohio State ha chiuso con 9,4 punti di media e il 33,3% al tiro, mettendo insieme più palle perse (3,4) che assist (2,8) e non riuscendo mai a segnare più di 13 punti nelle 5 partite disputate. Cifre che non gli rendono certamente onore, anche per quello che ha dimostrato di saper fare nel torneo NCAA. Più ombre che luci anche per Derrick Favors: la terza scelta assoluta del Draft ha giocato con i Nets il torneo di Orlando, lasciando però il palcoscenico a Terrence Williams che ha letteralmente incantato gli osservatori presenti. L’unica buona prova Favors l’ha offerta nell’ultima gara, quando con Williams tenuto in panchina per la maggior parte del match ha chiuso con 23 punti e 11 rimbalzi. Troppe ombre e poche luci anche per Hasheem Thabeet, seconda scelta assoluta al Draft dello scorso anno, reduce da una stagione difficilissima con Memphis (che lo ha visto addirittura finire in D-League per qualche partita!). Il tanzaniano ha giocato 5 gare con i Grizzlies a Las Vegas, facendo buone cose solo nella terza sfida, in cui ha chiuso con 21 punti, 14 rimbalzi e ben 6 stoppate. Le altre gare invece sono state molto povere di contenuti, l’altezza molte volte non fa la differenza (Thabeet è alto 223 centimetri).

    Senza infamia e senza lode la Summer League della nona scelta assoluta Gordon Hayward degli Utah Jazz, che nell’ultimo torneo NCAA stava portando la sconosciuta Butler University al titolo.

    Non sono stati oggetto di valutazione nè la quarta scelta assoluta, Wesley Johnson dei Minnesota Timberwolves, nè la sesta, ovvero Ekpe Udoh dei Golden State Warriors a causa degli infortuni. Johnson ha giocato 22 minuti segnando 10 punti nella prima gara ma si è procurato un infortunio al tendine del ginocchio, Udoh invece dovrà restare ai box per circa 6 mesi per un infortunio al polso. Non ha fatto in tempo a mettere piede sul parquet il centro bianco, dal fisico imponente, Cole Aldrich, scelto dagli Hornets ma scambiato subito con i Thunder. L’11esima scelta assoluta per problemi burocratici di transfer ha dovuto vedere giocare i suoi nuovi compagni dalla panchina, perdendo la possibilità di mettersi in mostra.

  • Italia sconfitta dalla Bulgaria, Belinelli trascinatore ma si blocca alla fine

    Prima sconfitta per la nuova Italia di Simone Pianigiani. Alla quinta partita del nuovo corso, gli azzurri cedono, in un finale da batticuore, 83-84 alla Bulgaria, che vince così da imbattuta il quadrangolare “Mandela Forum”, torneo di preparazione alle qualificazioni europee del prossimo agosto.
    Partita dai due volti: pessimo il secondo quarto quando gli “Azzurri” vanno in confusione contro i titolari bulgari, eccellente la rinascita compatta partendo dalla difesa dopo il riposo.
    Ancora sugli scudi Belinelli, flessione per Bargnani, infortunio al polso da valutare per Gigli.
    Dopo un avvio ben augurante (18-13) l’Italia soffre nel primo tempo il cattivo lavoro difensivo e la costruzione spesso difficile degli attacchi.
    Il tutto è testimoniato dal risultato che ci vede sotto di ben 18 punti all’intervallo (30-48).

    Il secondo tempo però vede ritornare in campo un’altra squadra con una nuova determinazione e molta più aggressività e concentrazione sui 2 lati del campo. Subiti 48 punti nel primo tempo, gli azzurri ne fanno segnare 8 in 9 minuti ai bulgari.
    La durezza azzurra sorprende la Bulgaria e la fa sparire dal campo. Nei numeri, la conseguenza è il 21-4 con cui l’Italia pareggia a quota 52 al 26esimo minuto, mette la freccia sul 59-56 al 28esimo e poi tenta la fuga coi canestri di Belinelli fino al 76-69 (35esimo). I nostri però qui si bloccano e per 3 minuti non riescono a segnare e permettono agli avversari di riportarsi in avanti (76-79). Da qui in poi si va avanti con le triple: Maestranzi per la parità, Mordente per il +3, Kaloyan Ivanov per la parità a 45 secondi dal termine. Belinelli interrompe la parità facendo 1/2 dalla lunetta, Videnov a 23 secondi dalla fine dà l’83-84. Ancora Belinelli fa 0/2 ai liberi a 5 secondi dalla fine, ma su rimbalzo il possesso è nuovamente azzurro: “Beli” però manda sullo spigolo del tabellone, primo K.O. dell’era Pianigiani.

    Marcatori:

    Italia: Belinelli 26, Mordente 16, Maestranzi 14, Mancinelli 10
    Bulgaria: Videnov 19, K.Ivanov 18, Calloway 11, Marinov 10

  • NBA: Jordan contro LeBron James, nuovo attacco al “Re”

    Non accennano a placarsi le polemiche e le critiche sulla decisione di LeBron James di lasciare i Cleveland Cavaliers e trasferirsi a Miami dall’amico Dwyane Wade in compagnia di Chris Bosh per cercare di sbaragliare la concorrenza e vincere (teoricamente) a mani basse i prossimi titoli NBA.
    Ultimi in ordina di tempo 2 leggende del basket professionistico americano, Charles Barkley e Michael Jordan unico grande atleta riconosciuto unanimamente come il più grande di sempre della storia del basket.
    Jordan, che nei primi anni di carriera si era “preso cura” di leBron, quasi come un figlio, consigliandolo sempre per il verso giusto e facendolo crescere sia come atleta che come uomo, questa volta non le ha mandate a dire. Queste le sue parole dopo aver partecipato a un torneo di golf per beneficenza a Las Vegas:

    • Io non mi sarei mai neanche lontanamente sognato di telefonare a Larry Bird e Magic Johnson e dire loro: hey, che ne dite di metterci insieme e giocare in una sola squadra? Credo però che le cose siano diverse ora. Certo, loro adesso hanno una grande opportunità. Io però in tutta onestà ero troppo impegnato a cercare di battere Larry e Magic per pensare di giocare con loro“.

    Chiaro il pensiero del numero 1 di sempre che piuttosto che giocare nella stessa squadra con gli altri 2 maggiori esponenti del basket degli anni 90 preferiva batterli sul campo e dimostrare di essere il migliore vincendo quasi da solo le partite.
    Certamente Larry Bird e Magic Johnson erano campioni di tutt’altra pasta rispetto a Chris Bosh e Dwyane Wade, ma il paragone non fa una piega. La NBA a cavallo degli anni 80-90 infatti risorse grazie alle rivalità sui parquet NBA del trio Jordan-Johnson-Bird, visto che in quel periodo la Lega era snobbata da più parti, pubblico, televisioni e sponsor. Gli epici duelli tra le 3 superstar ne fecero crescere gradualmente ma inesorabilmente l’interesse, facendone la prima attrazione sportiva non solo degli Stati Uniti, ma del mondo intero. La storia è conosciuta, sappiamo tutti ciò che fece vincere Magic Johnson ai Los Angeles Lakers, stesso discorso vale per Larry Bird dei Boston Celtics, ma chi è riuscito a metterli sotto e rimanere nella leggenda è sempre e solo lui, Michael Jordan con i suoi Chicago Bulls.
    Anche Charles Barkley, ex stella dei Philadelphia 76ers, Phoenix Suns, e Houston Rockets, ha detto la sua:

    • Io e Michael siamo d’accordo al 100% su questo punto. Se tu sei il 2 volte M.V.P. in carica non vai da nessuna parte. Sono gli altri a dover venire da te. Quello che è successo è ridicolo. LeBron mi piace, è un grande giocatore. Ma non penso che nella storia dello sport si sia mai visto un 2 volte M.V.P. lasciare la sua squadra per andare a giocare con altra gente

    Poi sferra il colpo finale che risulta tagliente come la lama di una ghigliottina (che decapita il “Re”):

    • LeBron non sarà mai come Jordan. Non scherziamo. Potrà vincere tutti i titoli che vorrà, ma questa sua scelta lo toglie completamente da ogni paragone con M.J. Sarebbe stato onorevole restare a Cleveland e cercare di vincere come “The Man”. Se solo avesse vinto un anello a Cleveland, sarebbe stata una grandissima cosa, un’impresa veramente da ricordare visto ciò che è diventata Cleveland nella storia degli sport professionistici. Ma ora non mi interessa quanti titoli potrà vincere a Miami. Perché Miami è chiaramente la squadra di Dwyane Wade“.

    Insomma, piovono ancora critiche sul “Prescelto”, e l’unica cosa certa in tutta questa storia è che non finiranno di certo qui.