Autore: Federico Pisanu

  • Milan Pato si ferma ancora. Dal Genoa arriva Ze Eduardo

    Milan Pato si ferma ancora. Dal Genoa arriva Ze Eduardo

    Rieccolo. Alexandre Pato si è nuovamente infortunato. Stavolta il colpevole è l’adduttore (sinistro), parte del corpo che i maligni mettono in relazione spesso e volentieri con “dolci pratiche”. E a dire che il brasiliano era tornato bello carico, rinfrancato da una preparazione in Brasile senza alcun problema, anche se poi il finale di Londra non è stato dei migliori. C’è una sorta di maledizione intorno alla figura del Papero. Il cambio del numero di maglia non ha portato i frutti sperati evidentemente. Gli stregoni di Milanello avevano dato la colpa al 7, numero ereditato dall’ucraino Shevchenko. Pato aveva percepito tale suggerimento occulto, passando al 9 di Pippo Inzaghi. Anche l’altro maggiore indiziato è risultato mancante: San Siro. Lo sconforto regna a Milanello.

    La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno nel primo pomeriggio. Carlo Laudisa, esperto di calciomercato e giornalista della Gazzetta dello Sport, è stato il primo a darne l’annuncio attraverso il proprio profilo personale di twitter. Inutile dire come questa si sia poi nel giro di poche ore propagata fino a raggiungere ogni angolo della penisola italiana, bussando anche alle porte del Sudamerica. Nei prossimi giorni si saprà qualcosa di più circa l’entità del nuovo infortunio di Pato. Tra i tifosi del Diavolo si fanno gli scongiuri e c’è chi, forse più vicino agli affari celesti, consiglia un viaggio a Medjugorje.

    alexandre pato | ©Claudio Villa/Getty Images

    Quasi in contemporanea, come se Adriano Galliani avvertisse il pericolo che incombeva sull’attacco rossonero, si è sparsa la voce di una trattativa in fase avanzata tra il Milan e il Genoa per Ze Eduardo. L’ex giocatore del Santos non ha trascorso sicuramente una stagione (la prima) felice in Liguria, non trovando praticamente mai spazio, prima con Malesani e poi con Marino (idem durante l’ultima parte di campionato con De Canio). Sinceramente fatichiamo a capire il perché di Ze Eduardo, che dovrebbe arrivare in prestito con diritto di riscatto a favore della società di Via Turati. Sicuri di ricevere risposte più esaustive, rivolgiamo la domanda ai tifosi del Milan: perché Ze Eduardo?

    D’accordo, è brasiliano, ma anche Roque Junior lo era. Forse il paragone non calza a pennello, perché quest’ultimo era un difensore centrale. Diciamo allora Oliveira, forse il confronto regge maggiormente. Almeno Ze Eduardo arriva gratis, mentre l’altro arrivò a Milano a peso d’oro. La sostanza comunque rimane quella. E se proprio dobbiamo ripercorrere le orme di Holmes, ci domandiamo: perché Milan e Genoa riescono a concludere operazioni di mercato in un amen? Senza dover andare troppo lontano ricordiamo Constant mezzora dopo che Muntari si fosse rotto il crociato. Ora il caso Pato-Ze Eduardo. Sarà un caso?

  • Braga-Udinese vale la Champions. Di Natale orfano di Muriel

    Braga-Udinese vale la Champions. Di Natale orfano di Muriel

    Notte di Champions, notte bianconera. L’Udinese vuole ricordare la serata di Braga a lungo, renderla storica. Per farlo c’è solo un modo: porre quel gradino che renda più agevole il passaggio in Paradiso, volgarmente chiamato Coppa Campioni. Scacciare l’incubo Gunners può essere in un certo senso salutare, anche se noi crediamo che dimenticare l’estate 2011 sia la migliore medicina possibile, affinché non ci siano né fantasmi né magliette rosse da ricordare durante il match di stasera. Come ogni anno i Pozzo si sono divertiti a prendere 4 nelle pagelle del calciomercato. Isla, Asamoah, Handanovic sono partiti, per un affare complessivo da capogiri sia economicamente che tecnicamente (per la testa dei tifosi e di Guidolin). In aiuto è arrivato ancora il Sudamerica. Basterà?

    SENZA MURIEL – Per l’andata del preliminare di Champions League l’Udinese dovrà fare a meno di Muriel. Il colombiano infatti ha riportato un affaticamento muscolare all’adduttore destro e dovrà stare fermo per 4 settimane. Al fianco di Di Natale dovrebbe giocare il talentuoso Fabbrini, dopo l’apprendistato della scorsa stagione. Guidolin schiererà i suoi uomini con il consueto 3-5-2. In porta partirà titolare la giovane promessa Brkic. La difesa sarà composta dal trio Benatia-Danilo-Domizzi. A centrocampo invece debutterà il neo acquisto Williams (brasiliano classe ’86). L’ex giocatore del Flamengo giocherà insieme a Pinzi e l’argentino Pereyra. Partiranno dalla panchina invece i vari Faraoni, Battocchio, Maicosuel.

    antonio di natale | ©Dino Panato/Getty Images

    PRECEDENTI – Fino ad oggi Udinese e Braga non si sono mai incrociate nei loro cammini europei. La squadra lusitana vanta tre precedenti contro squadre italiane, tutti nella vecchia Coppa Uefa. Nel 2006 fece a pezzi il Chievo Verona. Sempre in quell’anno sconfisse agevolmente i gialloblu del Parma, accedendo così agli ottavi di finale. Due anni dopo invece i portoghesi affrontarono il Milan, venendo sconfitti per 1-0 (per i rossoneri andò a segno Ronaldinho).

    LE PROBABILI FORMAZIONI DI BRAGA-UDINESE

    Braga (4-2-3-1): Quim, Salino, Douglao, Vinicius, Ismaily, Custodio, Hugo Viana, Alan, Mossorò, Amorim, Lima.
    Panchina: Beto, Baiano, Elderson, Ruben Micael, Djamal, Helder Barbosa, Carlao. Allenatore: Peseiro.
    Udinese (3-5-1-1): Brkic, Benatia, Danilo, Domizzi, Basta, Armero, Pinzi, Williams, Pereyra, Fabbrini, Di Natale.
    Panchina: Romo, Coda, Pasquale, Faraoni, Battocchio, Badu, Maicosuel. Allenatore: Guidolin.

  • Rivoluzione: 12 riserve! Panchina lunga in Serie A

    Rivoluzione: 12 riserve! Panchina lunga in Serie A

    Nuova rivoluzione in Serie A, arriva la “panchina lunga“. Vi starete chiedendo: che diavoleria è mai questa? Niente di speciale d’accordo, ma forse è la prima volta che siamo noi ad anticipare la “moda” calcistica. Quest’anno la Figc ha deciso di aggiungere cinque posti a tavola in più. Fuori massaggiatori, fuori addetti stampa, via amuleti porta fortuna e similia varie: è tempo di calciatori. A molti sembrerà una sciocchezza, un semplice stretching  di una panchina posta su di un manto erboso che da le spalle, nella migliore delle ipotesi, a 10 mila persone. Invece la novità è piuttosto rivelante. Saranno tre le categorie coinvolte in questa sorta di rivoluzione culturale sportiva: allenatori, giocatori, società. Insomma, ce n’è per tutti i gusti.

    La panchina lunga in Serie A

    1) ALLENATORI: Finalmente potranno tirare un sospiro di sollievo. Già, perché ogni volta avere addosso la pressione di scegliere quello oppure quell’altro, per poi essere bersagliati da tutta la stampa il giorno dopo la partita, non era certamente salutare per la salute dei tecnici. Avere tutta la rosa a disposizione forse non fungerà da deterrente definitivo, ma offrirà agli allenatori qualche ora in più per dormire. In fondo, la notte prima degli esami è sempre stata quella più traumatica, e se nel calcio come nella vita gli esami non finiscono mai, è evidente come la panchina lungapossa (relativamente al rettangolo di gioco più famoso al mondo) cambiare le carte in tavola.

    una panchina di successo | ©Jasper Junien/Getty Images

    2) CALCIATORI: Ci sono poi loro, i giocatori. Le tribune sono solo un lontano ricordo da oggi, a meno che la rosa della squadra non conti più di 23 giocatori (in effetti in squadre come Juve, Inter e Milan forse qualche scontento continuerà ad esserci). Avere 12 riserve in panchina significa poter chiamare anche i giovani (finalmente), che potranno avere più possibilità di debuttare nel campionato più bello del mondo (siamo di parte, lo confessiamo giuria), a meno che non ti chiami Insigne o De Sciglio (loro non hanno di questi problemi).

    3) SOCIETÀ’: Il cerchio si chiude con i club, la piramide è così completata. Non a caso siamo partiti dall’anello più debole per arrivare al maestro dell’orchestra. Chi decide gli acquisti? Chi parla il politichese? Chi manda avanti la baracca? Esatto: presidente, direttore generale, ds. Finalmente ciascun acquisto avrà un senso, dal momento che non marcirà sempre in tribuna. Certo, magari marcirà in panchina, nessuno può dirlo. Da quest’anno anche i famosi doppioni potranno sedere al fianco del proprio allenatore, svolgendo così il proprio ruolo per cui sono stati cercati. E magari chissà, incrociare il suo sguardo e convincerlo a puntare su di lui.

    POSTILLA: Non l’abbiamo detto prima perché pensiamo sia un concetto scontato, però per onor di cronaca ci sentiamo ugualmente in dovere di aggiungere un’ultima postilla per completare l’articolo. In campo continueranno a scendere 11 calciatori e il numero di cambi consentiti durante l’arco dei 90′ minuti sarà sempre tre. Il caldo di questi giorni potrebbe giocare brutti scherzi. Tutto chiaro?

  • Olimpiadi Calcio, maledizione Brasile, oro Messico

    Olimpiadi Calcio, maledizione Brasile, oro Messico

    Big surprise. Il lupo perde il pelo ma non il vizio. La prima volta non si scorda mai. Non sappiamo come dirvelo, però dobbiamo farlo: il Brasile non ha vinto, a festeggiare l’oro olimpico è il Messico. Ciò che neanche il miglior Nostradamus dei nostri giorni poteva predire si è avverato. Gli “alieni verdi” sono sbarcati a Londra con i fari della navicella spenti ma dopo due settimane hanno accecato i verdeoro e si sono mostrati al mondo intero. Sì, gli alieni esistono. Il capobranco è l’inossidabile Oribe Peralta, 28 enne attaccante del Santos Laguna, autore ieri dei due gol che hanno spento i sogni e la samba dei carioca. Intorno a lui montagne verdi (vedi Marco Fabian, Hector Herrera, Aquino) e giovani che saranno famosi. Davide batte Golia, la storia si ripete.

    Finisce 2-1 per il Messico la finale delle Olimpiadi di calcio targate Londra 2012. Il Brasile, super favorito alla vigilia, esce con le ossa rotta e una medaglia d’argento che ha il profumo della delusione. Un intero Paese (e forse qualcosa di più) si aspettava dai ragazzi di Mano Menezes la vittoria del torneo, specialmente dopo l’uscita di scena di Spagna e Uruguay durante la Fase a gironi. Così non è stato, e forse l’aver sciupato anche quest’occasione rende le cose maledettamente più complicate.

    neymar | ©Michael Regan/Getty Images

    Vedere Neymar e compagni a fine partita increduli, al limite dello sconforto, non è stato di certo un bello spettacolo per la torcida verdeoro. Però il calcio è anche questo, e i tifosi purtroppo conoscono fin troppo bene la storiella. C’era una volta l’incredibile Hulk, ieri sera forse è entrato troppo tardi, forse ha segnato troppo tardi, forse non era semplicemente destino. Non è piacevolissimo andare sotto di un gol in una finale dopo appena 30 secondi, rete che di fatto ha cambiato gli equilibri in campo. Ugualmente non sarà stato fantastico per Thiago Silva e compagni poter fare affidamento su un Gabriel così insicuro (non è che Galliani ha acquistato Dida 2 la vendetta?). E infine non sarà stato esaltante per i tifosi del Chelsea (e non solo) vedere Oscar al 93′ fallire la più facile delle occasioni per impattare il risultato sul 2-2 e aprire un nuovo capitolo della finale. Ma questa è un’altra storia.

    Il tabellino di Brasile-Messico, finale delle Olimpiadi Calcio 2012

    Brasile: Gabriel, Rafael (84′ Lucas), Juan Jesus, Thiago, Marcelo, Sandro (71′ Pato), Romulo, Oscar, Alex Sandro (32′ Hulk), Neymar, Damiao. Allenatore: Mano Menezes.
    Messico: Corona, Jimenez (81′ Vidrio), Mier, Reyes, Salcido, Chavez, Enriquez, Aquino (57′ Ponce), Herrera, Fabian, Peralta (85′ R. Jimenez). Allenatore: Tena
    Marcatori: 1′ Peralta (M), 75′ Peralta (M), 90′ Hulk (B)

    Gli highlights di Brasile-Messico 1-2

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  • Olimpiadi Calcio, Brasile sfida il Messico e la maledizione dell’oro

    Olimpiadi Calcio, Brasile sfida il Messico e la maledizione dell’oro

    Questo pomeriggio a Londra si assegna l’oro per il torneo olimpico di calcio. In finale ritroviamo Brasile e Messico, rispettivamente vittoriose su Corea del Sud e Giappone nelle semifinali. Il pronostico sembra nettamente a favore dei carioca di Mano Menezes, che fin qui non hanno ancora perso un colpo. Cinque vittorie su cinque match disputati, ma anche tanti spauracchi salvati sempre dalle individualità superiori alla media dei calciatori verdeoro. Neymar e compagni non potranno però sottovalutare il Messico. Sarebbe un peccato mortale, anche perché i centroamericani sono tutto fuorché una Nazionale arrendevole. Lì davanti gli “alieni verdi” fanno paura, sebbene non possano contare sulla straripante forza di un Damiao o sulla classe infinita di Neymar.

    Comunque si sa, le finali hanno sempre fatto una storia a sé. Sono tante le storie che potremmo raccontare, facendo riferimento anche al banalissimo episodio di Davide contro Golia, abusato più e più volte nel mondo dello sport, profanando se vogliamo le Sacre Scritture. Anche oggi siamo difronte ad una sfida che sulla carta parrebbe a senso unico. Il capocannoniere del torneo, il miglior giocatore del torneo, il miglior centrocampista del torneo, il miglior difensore del torneo; di contro invece forse il miglior collettivo visto fin qui sul Tamigi. Nel calcio moderno, in una finalissima, può il collettivo superare le individualità? Risposta puramente soggettiva, alla quale rispondo di no (felice di sbagliarmi ovviamente).

    neymar | ©PAUL ELLIS/AFP/GettyImages

    Ciò che più mi fa propendere verso la massa dei bookmakers è il possesso palla attuato dalle due formazioni. Un qualcosa di incessante, di incontrollabile. Non siamo folli se diciamo che la partita verrà vinta dalla squadra che riuscirà a prendere in mano il pallino del gioco, e sinceramente penso che quella squadra sarà proprio il Brasile di Oscar. Se davvero andasse così per i ragazzi di Luis Fernando Tena sarà come morire, dal momento che gran parte del gioco messicano si basa sopratutto sul palleggio e già contro il Senegal (a tratti anche col Giappone) hanno mostrato notevoli lacune quando si trattava di difendere.

    C’è infine un ulteriore dato che mi porta a credere che quest’oggi la finale sarà piuttosto agevole per i verdeoro, ovvero l’assenza di Giovani Dos Santos, infortunatosi alla fine del primo tempo del match contro il Giappone. Fin qui è stato uno degli uomini chiave del Messico, come dimostrano le tre reti segnate nei cinque match disputati.

    Ricordiamo che per Brasile e Messico sarà una prima volta assoluta: i verdeoro per l’oro, i centroamericani (oltre che per l’oro) per la prima finale olimpica conquistata nella loro storia. Appuntamento alle ore 16 (diretta live su Sky Olimpiadi 7).

    Le probabili formazioni di Brasile Messico, finale Olimpiadi calcio 2012

    Brasile (4-3-3): Gabriel, Rafael , Juan, Thiago, Marcelo, Sandro, Romulo, Oscar, Hulk, Neymar, Damiao. Allenatore: Mano Menezes
    Messico (4-3-3): Corona, Jimenez, Salcido, Mier, Chavez, Reyes, Enriquez, Aquino, Herrera, Fabian, Peralta. Allenatore:

    SPECIALE OLIMPIADI LONDRA 2012

  • “Non siamo la Solbiatese” Galliani Allegri, la coppia scoppia a New York

    “Non siamo la Solbiatese” Galliani Allegri, la coppia scoppia a New York

    Non siamo la Solbiatese, sì, ma neanche il Real Madrid. Con tutta franchezza lo sfogo di Adriano Galliani nei confronti di Massimiliano Allegri mi pare un tantino esagerato. Oggetto del contendere è ovviamente la colossale disfatta rossonera in quel di New York, un 5-1 contro i Blancos difronte a oltre 50 mila spettatori, in quello che è ribattezzato da anni come il derby d’Europa. Siamo sicuri che al termine dei primi 45′ minuti l’umore di Galliani fosse tutto sommato sotto controllo, nonostante uno schiacciante possesso palla degli avversari spagnoli contemporaneamente ad un parziale che vedeva il Milan in scia al Real (1-1). Qualcosa però evidentemente si è rotto ad inizio ripresa, quando un tranquillo Allegri ha cambiato 9 uomini su 11 (fra cui l’intera difesa ndr). Sciagura biblica.

    Mai l’avesse fatto, apriti cielo. Conseguenza immane, 4 gol durante una ripresa da incubo, nella quale appunto Galliani si è sentito più in Brianza che tra i grattacieli della Grande Mela. Una figuraccia che ha letteralmente trasformato il volto dell’ad rossonero in qualcosa di simile ai kouros di età arcaica, senza quel sorriso a 32 denti dei tempi migliori.

    massimiliano allegri | ©Jeff Zelevansky/Getty Images

    E’ forse il primo attacco frontale contro il tecnico livornese dopo 24 mesi a Milanello, per niente paragonabile al pur sempre astio provato da Galliani nel post partita di Arsenal-Milan, quando i rossoneri agguantarono i quarti di finale con la paura di sciupare in maniera ignobile il trionfo di San Siro fatto registrare soltanto due settimane prima (la migliore partita di Allegri sulla panchina dei Diavoli).

    La coppia scoppia? Fin qui il tecnico aziendalista era stato trattato con i guanti dalla dirigenza di Via Turati, in particolare dallo stesso Galliani, che l’ha difeso a spada tratta durante gli ultimi mesi del campionato scorso, quando la squadra conobbe l’autodistruzione prima in Champions e poi entro i confini nazionali. E’ stato sempre l’ad a convincere Berlusconi nel riconfermarlo anche per quest’anno. C’è però il fantasma di Zaccheroni che aleggia. L’ex friulano perse 5-1 a San Siro contro il Real nell’estate del 2000. Pochi mesi più tardi il patron Berlusconi lo esonerò senza troppi complimenti. Coincidenze?

  • Cristian Zapata in prestito, Milan dice addio a Tevez e Dzeko

    Cristian Zapata in prestito, Milan dice addio a Tevez e Dzeko

    Dopo ricerche affannose il dado è tratto. Il rinforzo tanto decantato nel reparto arretrato del Milan è giunto. A sorpresa è Cristian Zapata, il colombiano ex Udinese che tanto fece bene in Italia quanto male in Spagna. Fatalità vuole che dopo il suo arrivo a Villareal, il sottomarino giallo è affondato veramente, in Segunda. I tifosi rossoneri possono già fare gli scongiuri, affinché l’acquisto del sudamericano non profetizzi alcuna sciagura futura. Per il dopo Thiago quindi la dirigenza di Via Turati ha scelto il profilo basso, sebbene il Zapata formato “italiano” non era dispiaciuto affatto, tanto da essere ricercato dallo stesso Milan quando la gioielleria Pozzo chiedeva oltre 10 milioni di euro per la sua cessione. Non è come avere Thiago però, d’altronde chiunque fosse arrivato non lo sarebbe stato.

    Per prima cosa dovrà dimostrare di essersi ripreso dopo lo sbandamento generale durato meno di 12 mesi nelle terre di Spagna. Non che abbia giocato come ai livelli di Roque Junior (per voler resuscitare un datato ex difensore rossonero), diciamo però che non ha offerto prestazioni esaltante come ci aveva abituati al Friuli.

    cristian zapata | ©JOSE JORDAN/AFP/Getty Images

    Il prestito di Zapata però fa riflettere il tifoso del Milan. Perché proprio il colombiano? Perché rinunciare oggi, 9 agosto, con 20 giorni d’anticipo ai sogni Tevez e Dzeko? Non dimentichiamoci infatti che l’ex friulano è extra-comunitario, e dopo il suo arrivo le caselle rossonere sono nuovamente occupate per tutto il resto della stagione.

    Un lato positivo, paradossalmente, forse c’è: almeno stavolta i fan del Diavolo non potranno dire di essere stati raggirati. Galliani va ripetendo da settimane ormai che a Milano non arriveranno più top-player, e l’acquisto di Zapata conferisce alle parole dell’amministratore delegato i crismi della veridicità. D’accordo non sentirsi presi in giro, ciò non toglie però ad una pacifica potenziale protesta contro la dirigenza di Via Turati. Si era partiti da Rolando, per passare poi al capitano del Montpellier, arrivando infine a Zapata. Triplo salto mortale all’indietro, voto 10.

  • Crollo Milan, il Real è di un altro pianeta

    Crollo Milan, il Real è di un altro pianeta

    Giornata in chiaroscuro quella di ieri per i tifosi del Milan. Se da una parte l’avvio sembrava essere piuttosto incoraggiante dopo l’annuncio ufficiale dell’acquisizione in prestito del forte difensore colombiano Zapata, dall’altra la notte si è trasformato in un brutto sogno di mezz’estate.  Stavolta non c’entra nulla Shakespeare. Era il derby d’Europa, così è stato ribattezzato dai media cartacei, sebbene si giocasse a New York (le coincidenze). La disfatta contro il Real Madrid, sebbene fosse soltanto un amichevole, è di quelle che assomigliano tanto a un pugno in pieno viso, stile Cammarelle o giù di lì. Il caso ha voluto che la sconfitta per 5-1 per mano del Real non sia stata vista da una folla tale da rendere necessaria una spedizione punitiva presso le terre di Colombo.

    Ciò non toglie però che la figura da parte del Milan non sia stata di quelle migliori, specialmente perché arrivata dopo discrete prestazioni, come ad esempio quella contro i campioni d’Europa del Chelsea di Di Matteo. A dire che il primo tempo si era concluso in parità, con Robinho bravo nel rispondere al vantaggio iniziale di Di Maria. Poi durante la ripresa si è assistito al naufragio biblico, mancava soltanto l’arca di Noè dove i calciatori rossoneri potessero nascondersi.

    cristiano ronaldo | ©STAN HONDA/AFP/GettyImages

    Purtroppo per loro invece hanno dovuto subire la doppietta di uno scatenato Cristiano Ronaldo, per poi perdere completamente la bussola negli ultimi 10′ minuti, quando i Blancos hanno arrotondato la serata con altri due gol. Manco farlo apposta uno dei migliori al termine della gara è stato Ricardo Kaka, autore di tre assist decisivi per i propri compagni di squadra (nei 30′ minuti di gioco concessi da Mourinho).

    Ora una domanda sorge spontanea: perché la dirigenza rossonera continua a organizzare amichevoli contro il Real in questo periodo dell’anno? Ormai si dovrebbe sapere come vanno a finire. Non più tardi di 12 anni fa i Blancos affettarono i Diavoli nell’inferno di San Siro con un identico 5-1. Sfidare il Levante no?

    Highlights dell’amichevole Milan Real Madrid (1-5)

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  • Fenomeno Damiao, Brasile-Messico finale Olimpiadi calcio

    Fenomeno Damiao, Brasile-Messico finale Olimpiadi calcio

    Avevate dubbi? Noi sinceramente pochi, anche perché le Olimpiadi di calcio avevano già dato in termini di surprise. Stavolta la sorte non poteva giocare brutti scherzi alle due Nazionali che più di ogni altra sono riuscite a far divertire il pubblico inglese. Una squadra, il Messico, di cui si fa ogni volta fatica a capire il modulo tattico (forse perché un reale numero non c’è), caratteristica che pone i centroamericani sopra il gradino dell’imprevedibilità. Il collettivo è ciò che fa la differenza, terzini che spingono come ali, difensori che ricoprono il ruolo di centrocampisti, e classe lì davanti da vendere. Dall’altra c’è la superpotenza, il Brasile, costruito intorno a Oscar e Neymar, con uno splendido finalizzatore, Leandro Damiao, attuale capocannoniere del torneo con 6 reti.

    MESSICO-GIAPPONE  3-1 – Il dilemma che attanagliava i tifosi alla vigilia è stato presto risolto: Kensuke Nagai gioca, nonostante fosse stato costretto ad uscire anzitempo nell’incontro dei quarti contro il Senegal per infortunio. E proprio Nagai ieri è stato l’ombra di se stesso, forse condizionato da quell’infortunio di tre giorni fa. Il Giappone ha pagato cara la sua “assenza”, perché ieri serviva qualcosa di più che una pur lodevole organizzazione tattica, che per buona parte del primo tempo era riuscita a imbrigliare la manovra del Messico. Tutto merito del vantaggio iniziale di Otsu dopo 10′ minuti, con i binari della gara impostati sulle frequenze nipponiche. Però i verdi non sono tipi da sciogliersi come neve al sole. Ieri l’avevamo chiamato, lui ha risposto puntualmente presente. Quel Marco Fabian, rimasto a secco fino ad ora, ieri ha recitato il ruolo di protagonista assoluto del match, sia per il gol del pareggio, sia perché con le sue giocate ha destabilizzato spesso e volentieri la difesa avversaria. Nella ripresa il Messico saluta tutti e se ne va. E’ il minuto 65′ quando Peralta trova un angolo impossibile per la rete del 2-1. La risposta del Giappone non si fa attendere, ma ha il demerito di essere concentrata nello spazio di dieci minuti. Poi è di nuovo e solo Messico, che proprio nei minuti di recupero realizza il terzo gol dell’incontro, con il neo entrato Cortes (assist di tacco da parte di Peralta).

    leandro damiao | ©Stanley Chou/Getty Images

    BRASILE-SUD COREA 3-0 – Cinque vittorie su cinque e una finale da molti pronosticata prima che i verdeoro atterrassero a Londra. In fondo il roster parlava da sé, troppo superiore a qualsiasi Nazionale approdata ai Giochi. Anche ieri Golia ha trionfato, tre reti, ancora doppietta per Leandro Damiao, il quale se prima aveva una valutazione intorno ai 25 milioni di euro, ora crediamo che non si muoverà dall’Internacional per meno di 35. Per onor di cronaca bisogna sottolineare come in realtà i primi minuti del match siano stati a favore degli avversari orientali, salvo poi giungere come la lieta novella del mattina Romulo, autore dell’1-0 al 38′. Nel secondo tempo Damiao si è vestito da becchino e ha letteralmente seppellito il match, inchiodandolo sul definitivo 3-0.

    Una domanda sorge spontanea: chi può fermare questo Brasile? Chi crede agli alieni forse una risposta ce l’ha già, ma se la tiene per sé. Appuntamento fra 3 giorni, sabato alle ore 16, quando Londra incoronerà il suo Re. Brasile o Messico, la prima volta non si scorda mai.

    HIGHLIGHTS DI BRASILE SUD COREA
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    LA VITTORIA DEL MESSICO SUL GIAPPONE
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    SPECIALE OLIMPIADI DI LONDRA 2012

  • Kaka al Milan, Galliani incontra Perez

    Kaka al Milan, Galliani incontra Perez

    Una rapina al lume di candela ieri sera non ha scombussolato i piani del Milan e del suo amministratore delegato Adriano Galliani. Domani ci sarà l’amichevole di lusso contro il Real Madrid, ma tutti gli occhi sono puntati sull’incontro fra il numero due di Via Turati e Florentino Perez. Ovviamente l’argomento del contendere sarà Ricardo Kaka. La situazione intorno al brasiliano è ormai chiara da tempo immemore, da quando Mourinho gli ha annunciato apertamente come il suo tempo al Real Madrid sia terminato. Tra i grattacieli di New York, Galliani e Perez parleranno dell’ex Bambino d’oro. I rossoneri puntano al prestito gratuito, il numero uno dei madrileni invece non vuole perdere Kaka senza incassare un cent. Ci sono ancora 24 ore, la fretta è cattiva consigliera.

    Molto dipenderà anche dallo stesso brasiliano. Per il Milan infatti è fondamentale che il calciatore scelga di ridursi lo stipendio di oltre il 50%, dagli attuali 9 milioni che percepisce in Spagna. Decisione difficile, sebbene a volte negli affari non sempre decida il denaro. In ballo poi non ci sono soltanto 5 bigliettoni. C’è un Mondiale che attende Kaka, quello del 2014, quasi con certezza l’ultimo che l’ex Pallone d’oro potrà disputare ad alto livello. Restare al Real, sapendo di trascorrere in panchina il resto dell’avventura madrilena, non è forse il miglior futuro che Kaka possa immaginare.

    kaka | ©CHRISTOF STACHE/AFP/GettyImages

    Il matrimonio s’ha da fare? Il Real non vuole più Kaka, il Milan vuole Kaka, Kaka vuole il Milan. Che cosa manca quindi? I soldi, appunto. Dettaglio che in certe occasioni è terribilmente fondamentale. In ogni caso tutto lascia pensare che il ritorno di Ricky a San Siro sarà presto realtà. Le voci che vogliono Modric al Real sono sempre più insistenti, e l’approdo del fantasista croato significa soltanto una cosa: tanti saluti a Kaka, costi quel che costi, perché un ingaggio come quello del brasiliano neanche più il Real può permetterselo, specialmente se il calciatore è destinato a non giocare.

    Tutto in una notte. Dalla Grande Mela i tifosi rossonero aspettano il colpo dell’estate 2012.