Autore: Federico Pisanu

  • Hector Otin il nuovo baby talento della Juventus

    Hector Otin il nuovo baby talento della Juventus

    La Juventus ha ufficializzato nei giorni scorsi l’acquisto del giovane Hector Otin, attaccante spagnolo classe ’96. Il giocatore militava nelle giovanili del Real Zaragoza, sua squadra del cuore. Il talento del 16 enne aveva convinto il tecnico Manolo Jimenez  a portarlo il in Prima squadra durante la preparazione estiva per valutarne meglio le potenzialità per una futura convocazione tra i “grandi”. Alla fine l’ex allenatore di Siviglia e AEK Atene si ritrova a mani vuote. Infatti il talentuoso calciatore, in accordo con la sua famiglia, dopo due mesi di fitti contatti con la dirigenza della Juventus, accetta il trasferimento a Torino. Le prime parole dello spagnolo sono d’amore per la società bianconera, definita come una delle squadre più forti in Europa.

    In Spagna è alta la considerazione per questo attaccante classe ’96. Già protagonista nelle Nazionali Under iberiche, il delantero Hector  viene apprezzato sopratutto per una buona tecnica di base. Tutti i siti di calciomercato che hanno riportato la notizia del trasferimento di Otin alla Juventus sottolineano come il giovane sia definito l’elemento più prezioso (la “perla”) del vivaio zaragocista, che ovviamente non basta per essere considerato un crack, ma è ugualmente un ragazzo dal sicuro talento. Quest’ultima considerazione è dettata dall’interesse di club come Liverpool e sopratutto Manchester United nei confronti di Hector, e quando si parla della rete di scouting Red Devils la certificazione D.O.C.

    Hector Otin il nuovo baby talento della Juventus

    Le informazioni tecniche su Otin sono piuttosto frammentarie. Hector è un attaccante centrale, dotato di una buona struttura fisica considerata la giovane età, oltre che a una spiccata tecnica di base (sempre secondo quanto si apprende da Aragona). In una recente intervista rilasciata a El Periodico de Aragon la giovane punta ha rivelato come Vucinic sia il suo giocatore preferito della squadra bianconera, sottolineando però che in realtà il suo vero modello rimanga lo svedese Zlatan Ibrahimovic.

    Il suo inserimento nel club bianconero prevede un iniziale percorso nella Primavera di Marco Baroni, nonostante abbia soltanto 16 anni, saltando così la fase intermedia degli Allievi Nazionali. Antonio Conte però, al suo arrivo, ha da subito voluto metterlo alla prova con il gruppo della Prima squadra, ma Hector complice un piccolo infortunio alla caviglia non ha potuto rispondere alla chiamata del tecnico juventino. Otin già pregustava l’allenamento con i suoi nuovi compagni di squadra, come i campioni del mondo Buffon e Pirlo. Convocazione soltanto rimandata per il giovane spagnolo.

  • Esonero Allegri? Udine decisiva

    Esonero Allegri? Udine decisiva

    Qual è la parola chiave più ricercata su internet relativa al Milan? Esonero Allegri. Sì, pare che ormai tutti gli indizi portino al licenziamento del tecnico livornese. Come riportato da Sky stamani, Galliani ha ricevuto nel post partita di ieri la telefonata del patron Silvio Berlusconi. Un colloquio telefonico, il secondo nel giro di pochi giorni, che ha per certi versi segnato il destino di Allegri. La condanna sull’ex allenatore di Sassuolo e Cagliari è stata già firmata: il giudice ultimo sarà l’Udinese. Quattro giorni ancora e poi si saprà se l’attuale tecnico rossonero resterà in sella o meno. La crisi è ormai aperta, profonda, poco controllabile anche da chi è stato un perfetto gestore in questi due anni al Milan. Succede sempre così nel calcio, alla fine sono i più deboli a pagare il prezzo più salato.

    Sarebbe da stupidi pensare che il flop della squadra rossonerain questo avvio di stagione sia da attribuire esclusivamente ad Allegri. Lo stravolgimento estivo della rosa non poteva non avere conseguenze immediate sul piano sportivo, anche se nessuno immaginava che potessero essere di tale portata. Manca la qualità in mezzo al campo, in attacco Ibrahimovic non c’è più, e la difesa è orfana di quello che è tutt’ora considerato il centrale difensivo più forte al mondo. Tutto chiaro, meno il perché la società non abbia rimpiazzato a dovere i calciatori che sono andati via, considerato il denaro entrato nelle casse rossonere. Qui finiscono le colpe della società, se di colpe si può parlare, e qui iniziano quelle di Allegri.

    Massimiliano Allegri durante Milan-Anderlecht | ©OLIVIER MORIN/AFP/GettyImages

    Dal livornese ci si aspettavano nuove idee, un gioco diverso rispetto a quello offerto negli ultimi due anni, che aveva in Ibrahimovic l’accentratore totale. Sono trascorsi più di tre mesi e la situazione sotto questo punto di vista è disperata. Contro la Sampdoria sembrava quasi che in campo ci fosse ancora Ibrahimovic, con lanci lunghi incomprensibili verso una prima punta che non c’è più. Pazzini è diverso da Ibra, non brilla tanto nel far risalire la squadra o giocare di sponda quanto invece per colpo di testa e finalizzazione  in area di rigore. Sapendo questo, perché allora proseguire nello stesso canovaccio delle ultime due stagioni?

    C’è poi il caso Boateng che merita una riflessione particolare. Il ghanese si è preso la maglia numero 10, quella promessa da Galliani a Ibra prima che lo svedese fosse venduto insieme a Thiago Silva al Psg. Un maglia e un numero che assegnano pressione e responsabilità a chi la indossa. Che il Prince sia fuori forma è fin troppo evidente. Ma forse c’è qualcosa di più, un problema psicologico di fondo che frena il ghanese. Senza Ibrahimovic sono forse troppe le responsabilità che gravano sul Boa? Sì. Prima bastava passarla a Ibracadabra e lanciarsi in area (vedi Nocerino, vedi Boateng). Ora non è più possibile giocare in questa maniera e i limiti tecnici del Prince vengono a galla indistintamente. Perché quindi ostinarsi a schierarlo in quella posizione, anche se è quella preferita dal ghanese? Perché non varare il 4-3-3, con Bojan ed El Shaarawy esterni insieme a Pazzini, retrocedendo Boateng a centrocampo per dare più forza ad un reparto che con De Jong e Montolivo è ancora competitivo? L’ora della verità si avvicina, Udine è alle porte.

  • San Siro resta tabù, Milan fermato dall’Anderlecht

    San Siro resta tabù, Milan fermato dall’Anderlecht

    Termina a reti bianche la sfida tra Milan-Anderlecht, valida per la prima giornata della Fase a gironi di Champions League. Un pareggio che non aiuta la condizione psicologica della squadra rossonera, tanto meno quella del tecnico. Allegri rischia, lo sa, e dopo lo 0-0 di ieri sera serpeggia in Via Turati il desiderio di voltare pagina. In questo senso Udine diventa una tappa fondamentale, crocevia chiave per l’intera stagione del Milan. Tornare al gol, ma sopratutto alla vittoria, darebbe ossigeno puro alla squadra e un’esame in più per il livornese. La volontà nello proseguire insieme è stata ancora una volta espressa nella giornata di ieri da Adriano Galliani, ma è normale che l’allenatore di un club come quello rossonero debba sempre confrontarsi con i risultati. Quando questi vengono a mancare, va da sé che la fiducia intorno a lui può scemare, fino all’inevitabile licenziamento. I segnali lanciati dalla squadra contro i campioni del Belgio non sono incoraggianti. San Siro d’altronde ha palesato chiaramente ciò che prova in questo momento, il più difficile se consideriamo la sola gestione Allegri.

    Primo tempo da brividi per il Milan, con l’Anderlecht capace di tenere maggiormente palla nonostante difronte abbia quelli che fino a due anni fa erano considerati i maestri del palleggio. Le scelte iniziali del tecnico toscano non sortiscono l’effetto sperato. Boateng è ancora lontano dalla migliore forma fisica, mentre Pazzini non riceve quasi mai il pallone, nonostante il modulo prevedesse un uomo in più (Emanuelson) deputato a servire cross importanti per la testa dell’ariete rossonero. L’ex centravanti di Inter e Samp appare ancora poco mobile lì davanti, corpo estraneo alla “manovra” della squadra. La più ghiotta occasione nella prima frazione di gioco capita fra i piedi di Flamini, servito ottimamente da Emanuelson, ma il francese spreca la palla del possibile vantaggio. Per il resto è più Anderlecht che Milan, con Abbiati bravo a sventare i pericolosi attacchi degli ospiti. La ripresa inizia subito con l’occasionissima per Biglia, a cui risponde El Shaarawy (entrato al posto di Boateng), che di testa per poco non trova la rete dell’1-0. Con l’ingresso del Faraone i rossoneri appaiono più volitivi. La catena di destra è quella che convince di più, anche grazie a un bravissimo De Sciglio. Il giovane terzino destro serve un cross perfetto per l’inserimento di Pazzini che manca di un soffio la deviazione vincente. L’ultimo sussulto alla gara lo da Emanuelson che in corsa spara alto da posizione difficile, dopo l’ennesima discesa dalla sinistra di El Shaarawy. Finisce tra i fischi di un San Siro deluso. La musica della Champions stavolta non ha aiutato il Diavolo.

    Kevin Prince Boateng al momento della sostituzione | ©Claudio Villa/Getty Images

    Milan-Anderlecht le pagelle

    De Sciglio 6,5: insieme al rientrante Mexes è il più brillante del reparto difensivo rossonero. La personalità del ragazzo classe ’92 è importante.
    De Jong 5: a tratti imbarazzante la prova dell’olandese. In fase di palleggio sbaglia tanto, troppo quando sei in mezzo al centrocampo del Milan.
    Boateng 4: il ghanese è fuori forma. Come aggravante, il numero 10 del Milan cerca sempre la conclusione personale anziché il passaggio ai compagni.
    Pazzini 5: fa davvero poco per smarcarsi dal suo diretto avversario. Il gioco dei rossoneri non lo aiuta, ma anche lui non è esente da colpe.
    El Shaarawy 6,5: entra in campo ad inizio ripresa e dopo cinque minuti ha subito il pallone dell’1-0. Mostra costanti segnali di crescita dal punto di vista fisico.
    Allegri 5: si ostina ad utilizzare dal primo minuto Boateng anche se fuori condizione. Ancora una volta non convincono i cambi, specialmente Emanuelson sostituito nel finale da Constant. Perché non mettere una punta in più (Bojan)?

    GLI HIGHLIGHT DI MILAN-ANDERLECHT

     

  • Allegri cambia il Milan, Pazzini unica punta

    Allegri cambia il Milan, Pazzini unica punta

    Stasera a San Siro il Milan fa il suo esordio nell’edizione 2012-2013 della Champions League. Ospite dei rossoneri l’Anderlecht, i campioni del Belgio in carica. Un match che può dire tanto sull’immediato futuro in casa Milan. Allegri è a rischio, nonostante le continue cene tra lui e Galliani facciano pensare ad una situazione ancora piuttosto stabile. Sullo sfondo si profila un inedito duo composto da Tassotti e Inzaghi, soluzione che ad oggi rimane come la più probabile, considerando anche l’assenza di alternative. La sconfitta interna contro l’Atalanta tre giorni fa ha gettato nello sconforto il tifo rossonero e la sfida di oggi sarà un test probante anche per misurare lo stato d’animo degli spettatori presenti al Meazza. La tradizione e il blasone europeo del Milan sarà sufficiente per avere la meglio sull’Anderlecht oppure si registrerà l’allargarsi di una crisi il cui unico rimedio sembra quello del licenziamento di Allegri?

    L’undici titolare del Milan di questa sera potrebbe essere molto diversorispetto a quello visto negli ultimi 2 anni con il tecnico livornese e più in generale negli ultimi dieci anni. Allegri infatti pare intenzionato a giocarsi la carta del 4-3-2-1. Il ritorno all’albero di Natale segnerebbe un cambio storico, che i maligni leggono come scelta dettata dalla sindrome da “ultima spiaggia”. La crisi tattica-tecnica dei rossoneri si è palesata in questo primo mese di competizioni ufficiali. Una vittoria esterna a Bologna stentata e i due ko in casa contro Samp e Atalanta segnano di fatto un punto di non ritorno. A non tornare più sarà proprio il 4-3-1-2, sostituito dal modulo di ancelottiana memoria. Per onore di cronaca va detto che lo schieramento di stasera non deve considerarsi una novità assoluta per il Milan di Allegri. Anche d’estate il tecnico aveva optato per questa soluzione tattica, per poi abbandonarla ad inizio stagione. E’ la notte del Conte Max, forse l’ultima per stravolgere un destino già scritto da giorni a Milanello.

    Urby Emanuelson, la carta di Allegri per l’Anderlecht | ©Claudio Villa/Getty Images

    I due trequartisti dietro Pazzini saranno Boateng ed Emanuelson. Bocciatura totale per El Shaarawy e Bojan, considerando che l’albero di Natale esclude gli esterni offensivi. Tornano dal primo minuto anche i due francesi Flamini e Mexes. Il primo occuperà la posizione di interno destro, e verosimilmente sarà lui a sobbarcarsi il lavoro offensivo, considerando la scarsa forma dimostrata fin qui da Nocerino. In mezzo al campo il nuovo acquisto De Jong. Per l’ex difensore della Roma invece si tratta dell’esordio assoluto in questa stagione. Il transalpino sostituisce Acerbi, andando a fare coppia con Bonera. Sulla corsia di destra il giovane De Sciglio viene preferito ad Abate mentre a sinistra gioca Antonini.

    Milan-Anderlecht le probabili formazioni

    Milan (4-3-2-1): Abbiati, De Sciglio, Bonera, Mexes, Antonini, De Jong, Flamini, Nocerino, Boateng, Emanuelson, Pazzini.
    A disposizione: Amelia, Abate, Yepes, Constant, Ambrosini, Bojan, El Shaarawy. Allenatore: Massimiliano Allegri.
    Anderlecht (4-4-2): Proto: Wasilewski, Kouyatè, Nuytinck, Deschant, Biglia, Kljestan, Gillet, Kanu, Yakovenko, Mbokani.
    A disposizione: Kaminski, Safari, Juhasz, Praet, Vargas, De Sutter, Bruno. Allenatore: John van den Broum.

  • Alla scoperta dell’Anderlecht: Jovanovic l’esperto, Mbokani il bomber

    Alla scoperta dell’Anderlecht: Jovanovic l’esperto, Mbokani il bomber

    Domani il Milan di Allegri comincia la sua avventura in Champions League. L’esordio è fissato per le 20.45, a San Siro, con l’Anderlecht. I belgi sono i campioni in carica del proprio Paese, nel quale sono da anni i padroni incontrastati. Dal 1999 ad oggi hanno conquistato 7 scudetti. Quello vinto l’anno scorso è stato il 31 titolo, record della Jupiler Pro League, stagione nella quale l’Anderlecht ha chiuso la stagione regolare con 6 punti di vantaggio sul Brugge (con un ruolino di 20 vittorie, sette pareggi e tre sconfitte). In campo internazionale la squadra belga può vantare nel proprio palmares due Coppe delle Coppe, due Supercoppe Europee ed una Coppa Uefa (stagione ’82-83). Inutile ribadire che anche in campo internazionale l’Anderlecht fino ad oggi non ha avuto rivali.

    Dal luglio scorso c’è un nuovo tecnico alla guida dei belgi, l’orange John van den Brom, nel 2011-2012 condottiero del Vitesse, che è riuscito a spingere a giocarsi i play-off per un posto in Europa League con una formazione sulla carta decisamente inferiore rispetto a tante altre avversarie più quotate (spiccavano le individualità di Alexander Buttner, neo acquisto del Manchester United, e il georgiano Giorgi Chanturia, in passato cercato anche dal Grifone del presidente Enrico Preziosi). Il nuovo tecnico però non ha convinto in questo avvio di campionato. L’Anderlecht è reduce da tre pareggi consecutivi (l’ultimo questo sabato a Lierse). Dopo sette giornate, i detentori del titolo si ritrovano al secondo posto in coabitazione con il Zulte-Waregem, distante 4 punti dalla vetta occupata dai rivali del Brugge. Anche la qualificazione alla Fase a gironi di Champions League non è stata particolarmente agevole per l’Anderlecht. Sconfitti a Cipri dal Limassol per 2-1, i belgi sono riusciti ad ottenere il pass per il turno successivo grazie al 2-0 tra le mura di casa del Constant Vanden Stock, incontro sbloccato soltanto a dieci minuti dal termine grazie alla rete del bomber congolese Mbokani (quattro reti per lui in questa Champions) e quella di Yakovenko quando mancava un solo giro di lancette al 90′.

    Dieumerci Mbokani, il bomber dell’Anderlecht | ©VIRGINIE LEFOUR/AFP/GettyImages

    L’Anderlecht di John van den Brom è solito schierarsi con un offensivo 4-4-2. L’uomo con maggiore spessore internazionale è senza dubbio il numero 11 Jovanovic, esterno di sinistra d’attacco ex Liverpool, dalla scorsa estate in forza ai belgi. Tra le altre cose proprio il serbo l’anno scorso fu vicino al trasferimento in rossonero. La punta centrale, colui che è deputato a centrare la porta avversaria, è però Mbokani, attaccante congolese classe ’85, in quest’avvio di stagione autore di 7 gol in 8 presenze complessive, sicuramente il giocatore più in forma del momento su cui il tecnico olandese può contare. In coppia con lui gioca il belga De Sutter, alto 192 cm e che può dire la sua nei calci piazzati, da sempre tallone d’Achille della difesa del Milan (a maggior ragione ora che Thiago Silva e Nesta non ci sono più). Sulla corsia di destra corre invece  Gillet, anche lui fisicamente prestante (187 cm) e con una buona esperienza alle spalle (18 presenze con la Nazionale del Belgio e dal 2008 tra le fila dell’Anderlecht). A centrocampo troviamo poi Kanu, altro gigante della squadra belga (190 cm per il brasiliano 24 enne), il quale nasce come esterno di sinistra ma che nelle ultime partite è stato schierato in mezzo al campo dove spesso e volentieri ha dato una mano al reparto offensivo (anche in termini di reti segnate, con 3 gol tra campionato e Champions). Anche la coppia dei centrali difensiva può rappresentare un pericolo costante nelle aeree, dal momento che Kouyate e Wasilewski superano il metro e novanta.

    Va comunque sottolineato come la tradizione dell’Anderlecht in Coppa Campioni sia pressoché nulla. Attualmente occupa il 41° nel Ranking Uefa e può vantare due semifinali. Negli ultimi dieci anni il miglior risultato è stato il raggiungimento del secondo turno a gironi (stagione 2000-2001). L’ultima volta che il Milan ha incontrato i belgi ha poi vinto la Champions (2006-2007), l’ultima del club rossonero.

  • Esonero Allegri, Berlusconi pensa ad Inzaghi

    Esonero Allegri, Berlusconi pensa ad Inzaghi

    Esonero Allegri, l’indiscrezione arriva dalla Gazzetta dello Sport e porta la firma di Berlusconi. Il pensiero del presidente va a Tassotti e Inzaghi.

    Il ducato di Massimiliano Allegri si avvia alla conclusione. In casa Milan si percepiscono in maniera chiara gli spifferi presidenziali, i quali soffiano pesantemente sulla panchina del Conte Max. Berlusconi è sceso di nuovo in campo (lo speciale al Tg4 di ieri sera non lascia dubbi in merito) e ora per il tecnico livornese l’atmosfera diventa irrespirabile. Una partenza da brividi quella della squadra rossonera, la peggiore degli ultimi 82 anni (si è dovuti risalire fino al 1930 per certificare due ko nelle prime tre partite di campionato). Sconfitte rimediate fra l’altro contro squadre sulla carta nettamente inferiori alla rosa di Allegri, che sebbene sia stata mutilata degli ultimi due fuoriclasse rimasti (Ibrahimovic e Thiago Silva), non può e non deve considerarsi inferiore a squadre che hanno iniziato la stagione con l’obiettivo salvezza da raggiungere. Come affermato all’indomani della sconfitta di sabato contro l’Atalanta, Allegri non può contare su molti altri esami. Gli appelli stanno per finire, inesorabilmente. Già da domani potrebbe registrarsi l’ultimo. Anche se perdere domani contro l’Anderlecht non se lo augura nessuno dei tifosi del Milan, nemmeno il più acerrimo nemico del tecnico.

    Mauro Tassotti pensieroso sulla panchina del Milan | ©Marco Luzzani/Getty Images

    L’ultima idea di Berlusconi è affidarsi al duo Tassotti-Inzaghi. Da una parte un’esperienza infinita, sebbene la guida della Prima squadra ne segnerebbe il debutto ufficiale. Dall’altra invece un pezzo recente di storia rossonera, che di diritto si è preso un posto nel grande libro del Milan, sia nei capitoli nazionali che in quelli internazionali. Una carriera appena iniziata, quella da allenatore, per Inzaghi, ma che ha già ricevuto la benedizione di due illustri neo colleghi come Carlo Ancelotti e Jose Mourinho. Il campo, sebbene sia presto per lanciare una sentenza di terzo grado, sta dando ragione a Superpippo (due vittorie su due con gli Allievi Nazionali, sei gol segnati e uno subito), e se continuasse con la stessa determinazione e passione che era solito mettere sul terreno di gioco in ogni partita, allora non potremmo esimerci dal dire che la carriera di Inzaghi come allenatore ha tutte le premesse per essere una brillante e fortunata scommessa vinta.

    C’è poi Tassotti. Zitto zitto, l’ex laterale destro del Milan di Sacchi e Capello è rimasto sempre a stretto contatto con lo spogliatoio. Sono trascorse diverse generazioni, ma Tassotti è una presenza costante al fianco dell’allenatore rossonero. Undici anni sono tanti, troppi per non ambire alla guida tecnica di una squadra e di un club nel quale si è dentro da 32 anni ormai. I maestri di certo non sono mancati all’attuale vice-allenatore rossonero, fra tutti Sacchi. Forse è arrivato davvero il tempo di offrire questa opportunità all’uomo ombra di Ancelotti, Leonardo e ora Allegri. Le carte in regola crediamo le abbia, così come in pochi possono vantarsi di conoscere meglio di lui lo spogliatoio e l’ambiente del Milan. Adesso però c’è ancora Allegri.

    Crisi Milan, giusto addossare le colpe solo ad Allegri?

    • No, è l’effetto del ridimensionamento attuato dalla società (72%, 108 Voti)
    • Si, non è l’allenatore adatto per il Milan (28%, 43 Voti)

    Totale Votanti: 151

  • Milan-Atalanta 0-1, Allegri ora rischia. Decide Cigarini

    Milan-Atalanta 0-1, Allegri ora rischia. Decide Cigarini

    Il Milan incappa nella seconda sconfitta casalinga consecutiva dopo le prime tre giornate di campionato. A San Siro l’Atalanta strappa una storica vittoria per 1-0 grazie alla rete di Cigarini nella ripresa. Tifo rossonero spaccato, con gli applausi nel finale di partita a testimoniare ciò che pensano i pochi supporter del Diavolo presenti ieri sera (circa 34 mila, di cui 23 mila abbonati): i giocatori hanno poche colpe. Quando Boban, che di Milan se ne intende, sostiene come la rosa di quest’anno sia la più mediocre dell’era Berlusconi, forse non si discosta molto dalla realtà. Quello di ieri sera era il primo esame di Allegri, atteso da altre 6 partite nelle prossime due settimane e mezzo. La sensazione è che abbia ancora poche carte da giocarsi.

    La partita Confermate le indiscrezioni della vigilia che volevano El Shaarawy al fianco di Pazzini dal primo minuto. Dall’altra parte Colantuono si presenta a San Siro con un coperto 4-4-1-1, rivelatosi al termine della partita letale per la difesa rossonera. L’intero match sembra una replica della prima giornata di campionato. Un Milan irriconoscibile nel primo tempo, mentalmente assente, privo di qualsiasi idea che abbia come affinità il gioco del calcio. Ciò che cambia è l’avversario, che a differenza della Sampdoria non rinuncia ad attaccare, sfruttando a dovere le ripartenze con il funambolo Moralez e un brillante Denis. In una di queste la squadra di Colantuono sfiora il vantaggio già nel corso del primo tempo, ma il palo dice no al Tanque. Gli errori in difesa iniziano a diventare macroscopici per i padroni di casa, dove Acerbi e Antonini interpretano il ruolo di protagonisti in negativo della serata (si aggiungerà poi anche Abate nel secondo tempo). La ripresa conosce le scelte piuttosto discutibili di Allegri. Prima fa entrare uno spento Nocerino per Ambrosini, poi arriva il turno di Bojan che sostituisce un propositivo El Shaarawy e infine arriva la perla del cambio Emanuelson-Constant. In tutto questo si rimane ancorati al 4-3-1-2 di partenza, senza neanche provare a rendere più offensiva una squadra che si trova in svantaggio, per lo più di fronte al proprio pubblico. Il triplice fischio del direttore di gara sancisce il peggior avvio casalingo del Milan in campionato degli ultimi 82 anni.

    Le pagelle di Milan-Atalanta

    Luca Cigarini esulta dopo il gol vittoria a San Siro | ©OLIVIER MORIN/AFP/GettyImages

    Acerbi 5: nell’ordine delle idee di Galliani l’ex Chievo dovrebbe andare a rimpiazzare Nesta. Purtroppo del difensore romano Acerbi non ha nulla, ma proprio nulla.
    De Jong 6: insieme al Faraone è l’unico a salvarsi nella disfatta contro l’Atalanta. Onnipresente a centrocampo, spazia da sinistra a destra in cerca di palloni. A calcio però si gioca in 11.
    Boateng 5,5: la partenza del ghanese non è malvagia. Dimostra però di essere ancora lontano dal top della forma, spegnendosi del tutto nella ripresa.
    Pazzini 5: alzi la mano chi l’ha visto. Per tutta una serie di fattori i palloni toccati dall’ariete rossonero sono nulli. Colpa dei compagni, ma anche del suo immobilismo.
    Consigli 5,5: per fortuna che i tre punti sono arrivati, altrimenti la critica non lo avrebbe risparmiato dopo le parate a dir poco insicure offerte durante la partita.
    Cigarini 6,5: metronomo del centrocampo nerazzurro, da solo mostra più tecnica di Ambrosini-De Jong-Emanuelson messi insieme. E’ lui il match winner della serata.
    Denis 6,5: è bastato El Tanque per mettere in bambola la difesa del Milan. L’ex attaccante di Napoli e Udinese sfiora il gol nel primo tempo colpendo il palo alla destra di Abbiati.

    Il tabellino di Milan-Atalanta
    Milan: Abbiati 6, Abata 5, Bonera 5,5,  Acerbi 5, Antonini 5, De Jong 6, Ambrosini 5,5 (55′ Nocerino 5), Emanuelson 5,5 (79′ Constant s.v.), Boateng 5,5, El Shaarawy 6 (70′ Bojan 5), Pazzini 5. Allenatore: Allegri 5
    Atalanta: Consigli 5,5, Bellini 6, Lucchini 6, Manfredini 6, Brivio 6, (72′ Ferri 6), Raimondi 6, Cigarini 6,5 (80′ Cazzola s.v.), Biondini 6, Bonaventura 6 (77′ De Luca s.v.), Moralez 6,5, Denis 6,5. Allenatore: Colantuono 6,5

    Gli highlights di Milan-Atalanta
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  • Milan con Pazzini sfida l’Atalanta e il tabù San Siro

    Milan con Pazzini sfida l’Atalanta e il tabù San Siro

    Torna la Serie A con i due anticipi del sabato. A San Siro i riflettori saranno puntati su Milan-Atalanta, match valido per la terza giornata di campionato. Per i rossoneri non sarà un impegno facile, sebbene i bergamaschi rappresentino un avversario storicamente agevole, con il Diavolo imbattuto negli ultimi nove incontri disputati contro la squadra nerazzurra. I rossoneri, reduci dall’importante successo esterno al Dall’Ara, vogliono essere i primi a sfatare il tabù San Siro, che da quando ha cambiato manto erboso non ha ancora assistito ad una vittoria delle due squadre di casa. Da valutare anche la situazione di Allegri, apparso come sempre rilassato e sorridente nella conferenza alla vigilia della partita, ma sul quale pende una spada di Damocle non indifferente. Il rumore dei “nemici” diventa ogni giorno più assordante per il livornese, con una fila dietro la panchina rossonera che continua a infoltirsi. L’ultimo in ordine di tempo ad aggiungersi allo speciale casting è stato Ruud Gullit, che è arrivato dopo le new entry Inzaghi e Tassotti (sebbene quest’ultimo non possa definirsi proprio un nome nuovo, leggi post Ancelotti). Ogni gara sarà un esame diverso per Allegri. Stanotte il primo.

    Carta EmanuelsonCome anticipato nella giornata di ieri, Giampaolo Pazzini figura regolarmente nell’undici titolare di oggi. A far coppia con l’ex Inter sarà con ogni probabilità il Faraone, che ha vinto il secondo ballottaggio consecutivo con lo spagnolo Bojan. Su El Shaarawy la pressione rimane comunque elevata, nonostante ci piaccia ricordare come il talentuoso calciatore milanista abbia soltanto 19 anni (che in Italia significa essere ancora bebè). El verrà schierato sul lato sinistro dell’attacco, dove ha dimostrato di saper  offrire prestazioni qualitativamente superiori. Alle spalle delle due punte agirà Boateng, pienamente recuperato dopo l’intervento alla mano subito la settimana scorsa. A centrocampo invece Allegri si gioca la carta Emanuelson, alla sua prima presenza da titolare in questa stagione. L’olandese ricoprirà il ruolo di mezzala sinistra, posizione nella quale l’ex lanciere si è disimpegnato in maniera brillante durante il finale di campionato conclusosi quattro mesi fa. La diga difronte alla difesa sarà costruita da Ambrosini. Il capitano, tornato a completa disposizione dopo la buona prova di Bologna, dovrà quindi essere il collante tra difesa e centrocampo, con compiti che saranno per lui prettamente difensivi, dovendo saper tamponare gli spazi lasciati indifesi da Emanuelson quando quest’ultimo si sgancerà verso la trequarti avversaria. Parte dal primo minuto anche De Jong, impegnato sul centrodestra. In difesa recupera Abate, che si riprende così la maglia da titolare ai danni del giovane De Sciglio. Invariate le restanti pedine del reparto arretrato tutto italiano, con Abbiati tra i pali, Antonini a sinistra e la coppia centrale costituita da Acerbi e Bonera.

    Allegri cerca i tre punti contro l’Atalanta | ©AFP PHOTO / FABRICE COFFRINI

    Chiave di lettura L’undici titolare del Milan lascia adito a diverse speculazioni tattiche. Nella specifica realtà sarà un 4-3-1-2, ma gli interpreti scelti da Massimiliano Allegri possono adattarsi anche ad un più difensivo/offensivo 4-4-2, con Emanuelson e Boateng sulle fasce e la diga di centrocampo costituita da Ambrosini e De Jong. C’è poi anche una remota ipotesi di 4-2-3-1, con Ambrosini e De Jong in mediana, Emanuelson ed El Shaarawy esterni offensivi, Boateng trequartista e Pazzini unica punta.

    Milan-Atalanta le probabili formazioni
    Milan (4-3-1-2): Abbiati, Abate, Bonera, Acerbi, Antonini, Ambrosini, De Jong, Emanuelson, Boateng, El Shaarawy, Pazzini.
    A disposizione: Amelia, Zapata, Yepes, De Sciglio, Mesbah, Flamini, Nocerino, Constant, Traorè, Valoti, Bojan, Niang. Allenatore: Allegri.
    Atalanta (4-4-2): Consigli, Bellini, Lucchini, Manfredini, Brivio, Raimondi, Cigarini, Biondini, Bonaventura, Maxi Moralez, Denis.
    A disposizione: Frezzolini, Polito, Stendardo, Matheu, Ferri, Cazzola, Scozzarella, Triosi, Parra, De Luca. Allenatore: Colantuono

  • Ibrahimovic e Verratti firmano la prima del Psg

    Ibrahimovic e Verratti firmano la prima del Psg

    La macchina del Paris Saint Germain inizia a carburare. Al Parco dei Principi la squadra di Carlo Ancelotti batte per 2-0 il malcapitato Toulouse, issandosi momentaneamente al terzo posto in classifica. Dopo i tre pareggi consecutivi nelle prime tre giornate di Ligue 1, il Psg ha collezionato due vittorie consecutive (dieci giorni fa il successo nella trasferta di Lille). E’ bastato relativamente poco per la corazzata degli sceicchi ribadire quel concetto di supremazia sbandierato nel corso di una campagna acquisti faraonica. La partita di ieri sera è stata il miglior trampolino per il debutto di martedì in Champions, quando il Psg affronterà sempre difronte ai propri tifosi gli ucraini della Dinamo Kiev. Importante sottolineare come alla fuori-serie di ieri mancasse un elemento che non può e non deve essere considerato un dettaglio: Thiago Silva. Anche il brasiliano finalmente esordirà con la maglia della sua nuova squadra dopo un periodo ai box che l’ha tenuto lontano dal terreno di gioco fino ad oggi.

    Ibrahimovic deluxeFin qui l’avventura parigina di Zlatan Ibrahimovic è da considerarsi perfetta. Cinque gol nei primi 5 turni di campionato, considerando le due doppiette e il gol di ieri sera che è valso il definitivo 2-0 alla squadra di Ancelotti (nell’occasione assist dell’ex romanista Menez). Le parole di Fabio Capello stanno rivelandosi quantomai profetiche, sebbene non ci volesse il ct della Russia per scoprire quanto lo svedese dia un contributo fondamentale a ciascun club dove approdi (anche al Barcellona a suo modo, sì). Ibracadabra è sempre lo stesso. Ieri sera subito pericoloso in avvio di partita, poi il buio, durante il quale è stato più facile vederlo a centrocampo piuttosto che lì davanti. Quindi la ripresa, quindi il gol, l’ennesimo della sua avventura francese. Forse la Ligue 1 non diventerà mai il campionato più bello del mondo, ma un Ibrahimovic in queste condizioni vale già metà Serie A. Che poi non ci sarà storia nelle rimanenti 33 giornate è un altro discorso (la Liga d’altronde non è molto differente, con l’eccezione che in Spagna ci sono due club, tutto il resto è noia).

    Ibrahimovic festeggia con Menez dopo il 2-0 | ©FRANCK FIFE/AFP/GettyImages

    Re Leone Nella prestazione del Psg contro il Toulose va comunque sottolineata l’ottima impressione destata da Marco Verratti, autentico re del centrocampo parigino. Corsa, qualità, contrasti, rabbia agonistica (prima di confezionare l’assist a Pastore per il gol che ha sbloccato l’incontro, l’ex Pescara stava rischiando di essere espulso dal direttore di gara per proteste). Alla fine sono stati soltanto applausi per Marco, con i complimenti di tecnico e giocatori. Proprio Ibrahimovic ha voluto incoronare il proprio compagno di squadra, lasciandosi sfuggire un eloquente “Non è grande, è grandissimo”, che la dice lunga su quanto la reputazione di Verratti conti all’interno dello spogliatoio. Ad Ibra si è aggiunto anche Carlo Ancelotti, il quale si è detto felice della prova offerta in campo, tirandogli poi le orecchie per l’eccessivo agonismo riscontrabile in certe partite. La prestazione di ieri sera ha scalfato qualsiasi dubbio sulla sua presenza o meno da titolare in Champions, rivelata dallo stesso Ancelotti nelle interviste post-partita. Il centrocampo del Psg è nelle mani di Verratti.

    HIGHLIGHTS DI PSG-TOULOSE 2-0

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  • Kevin Strootman e Davy Klaassen il Milan torna orange?

    Kevin Strootman e Davy Klaassen il Milan torna orange?

    Non conosce soste il calciomercato Milan. Sebbene la finestra dei trasferimenti si sia chiusa ufficialmente due settimane fa, Galliani è alla ricerca di ulteriori tasselli per migliorare la rosa a disposizione di Allegri fin da gennaio. La parola d’ordine in Via Turati è “giovani”. Non sembra vero che proprio Milanello possa diventare il centro di una nuova rivoluzione culturale nel nostro Paese. Sono finiti i tempi durante cui la società rossonera puntava alle starlette del calcio mondiale (vedi Ronaldinho, Rivaldo, Ronaldo, Redondo, limitandoci alla lettera R). Quest’estate la svolta. Sono arrivati nell’ordine Gabriel, Niang e Bojan, senza dimenticare l’acquisizione a titolo definitivo del gioiellino El Shaarawy e l’esplosione dell’Under 21 Mattia De Sciglio. Avanti il prossimo.

    Nel segno orange Proprio durante la visita a Milano di Ruud Gullit, le pagine dei quotidiani sportivi rivelano l’interesse del Milan nei confronti di due calciatori olandesi. Entrambi militano in Eredevisie e rappresentano fin da ora due pezzi fondamentali nello scacchiere di Psv e Ajax. Il primo è un nome ormai diventato noto ai tifosi del Milan, sopratutto nella recente campagna acquisti estiva. Stiamo parlando di Kevin Strootman, 22 enne centrocampista del Psv Eindhoven, considerato uno dei prospetti più brillanti della terra dei tulipani.

    kevin strootman

    Conferme  Nel frattempo arrivano le prime conferme direttamente dall’Olanda. Nella tarda serata di ieri il portale di informazione rossonero Milannews.it ha riportato le indiscrezioni secondo cui il Milan avrebbe pronta un’offerta da 13 milioni di euro per convincere il club olandese a vendere quello che è considerato in patria come il nuovo Van Bommel.

    Nome nuovo Strootman non è però il solo orange in orbita rossonera. Infatti Galliani avrebbe individuato in Davy Klaassen come il futuro trequartista per il Milan. Classe ’93, prodotto delle giovanili dei lancieri, Davy sta conquistando l’esigente pubblico olandese. Il 19 enne dell’Ajax ha un contratto in scadenza nel 2016 e può liberarsi per una cifra intorno ai 7 milioni di euro.