Autore: Federico Pisanu

  • Berlusconi rassicura Galliani “il migliore al mondo”

    Berlusconi rassicura Galliani “il migliore al mondo”

    Dopo le voci incontrollate dei giorni scorsi, è sceso in campo il Cavaliere Berlusconi per difendere l’immagine di un Milan sano e pacifico. Il numero uno dei rossoneri ha rispedito al mittente le malelingue che volevano Galliani al passo di addio, effetto di un amore ormai conclusosi tra lui e lo storico amministratore delegato. Fiducia incondizionata quella di Berlusconi nei confronti di chi da 26 anni è al timone di una tra le società più importanti in Europa e nel mondo, grazie anche al suo operato che negli anni è sempre stato apprezzato come uno dei migliori entro i confini nostrani. Il Cavaliere ha riconosciuto questo, sottolineando come Galliani sia uno dei “massimi manager calcistici a livello mondiale”. Oggettivamente possiamo anche convenire su quanto espresso da Berlusconi.

    Come dichiarato da molti ex rossoneri nella giornata di ieri, intervistati per rilasciare un’opinione sulle notizie circolate nelle ultime ore, per Galliani parla la bacheca dei trofei in Via Turati. Qualcuno potrebbe anche ricordare il fattaccio di Marsiglia, dove più di una persona il giorno dopo scrisse che a Galliani gli si fosse spenta più di una lampadina, ma un episodio (per quanto “storico”) non può intaccare un lavoro di oltre un quarto di secolo. Lo stile Milanè diventato unico. Sapienza con i media, trattative impossibili, colpi di teatro, un licenziamento ogni 10 anni, e possiamo continuare così per molte ore ancora. In tutto questo Galliani ha sicuramente svolto un ruolo fondamentale, se non decisivo. Però, lo dicevamo già ieri, qualcosa si è rotto.

    Galliani e Berlusconi, l’ultimo anno insieme? | ©Giuseppe Cacace/AFP/Getty Images

    Luca Serafini, esperto di faccende rossonere, ha voluto dire la sua in merito alla vicenda di un possibile licenziamento di Galliani da parte dell’ex presidente del Consiglio. Serafini ha spiegato come i rapporti tra i due non siano più idilliaci da tempo, dal 2006 per esattezza, una data piuttosto significativa. Siamo nel post Calciopoli, il Milan invischiato insieme ad altri club di Serie A e a rischio retrocessione. Alla fine fu soltanto una penalizzazione in classifica, ma da allora in Berlusconi qualche tarlo iniziò a consumare il feeling tra lui e Galliani.

    Ciò che potrebbe davvero portare alla fine di un amore pluridecennale è il capitolo allenatore. In tal senso Massimiliano Allegri è il tecnico della discordia. Dopo l’esperienza fallimentare di Leonardo al Milan, Berlusconi avrebbe comunque voluto proseguire quella linea già impostata in passato, e che rispondeva al motto “il Milan ai milanisti”. Ancelotti docet, 8 anni forse irripetibili nel breve periodo, che però hanno segnato profondamente l’immaginario collettivo dei dirigenti rossoneri. Allenatori preferibilmente provenienti da quel Milan sacchiano, con il Maestro a lanciare due dei tecnici che adesso sono considerati essere il meglio del made in Italy: Carlo Ancelotti e Antonio Conte (quest’ultimo non è mai stato a Milanello, ma l’avventura in Nazionale è stata particolarmente esaustiva).

    A Galliani è andata bene il primo anno, quando Allegri ha vinto lo scudetto, potendo comunque contare su un organico che non aveva forse pari in Italia. La scorsa stagione però non è andata poi così bene, specialmente se si ricordano le “smorfie” presidenziali durante il match contro il Barcellona a San Siro. L’inizio di questo campionato non ha fatto altro che peggiorare la situazione. Non è il solo Allegri a ballare quindi, anche Galliani rischia la poltrona.

  • Henrikh Mkhitaryan, l’uomo gol dello Shakhtar

    Henrikh Mkhitaryan, l’uomo gol dello Shakhtar

    Stasera allo Juventus Stadium la squadra di Carrera dovrà prestare particolarmente attenzione al calciatore armeno Henrikh Mkhitaryan. Il trequartista dello Shakhtar è il nome nuovo dell’Est europeo. Il suo rendimento è cresciuto in maniera esponenziale durante questo avvio di stagione. Undici le partite giocate dall’armeno, 15 i gol segnati. Nato a Yerevan nel 1989, Henrikh ha stupito anche in Europa, suo tallone d’Achille lo scorso anno. Alla prima giornata di Champions è arrivata una doppietta contro i campioni danesi del Nordsjaellan. Banco di prova non paragonabile a quello che vivrà oggi da protagonista, ma Henrikh ha già dimostrato abbondantemente di possedere qualità importanti tali da farlo brillare su qualunque palcoscenico, Stadium compreso.

    Fino al 2009 Henrikh Mkhitaryan rimane confinato in Armenia. In nove anni (dal 2001 al 2009) gioca sempre per il Pyunik, squadra che vince ininterrottamente lo scudetto. Nella società armena Henrikh ha collezionato in totale 70 presenza e 30 reti. Il salto in Ucraina è datato nell’estate del 2009, quando il Metalurg lo acquista per mezzo milione di euro. Trascorrono dodici mesi e lo Shakhtardecide di credere ciecamente nelle potenzialità dell’armeno, acquistandolo per 4 milioni.

    Henrikh Mkhitaryan, l’armeno può far male alla Juve | ©SERGEI SUPINSKY/AFP/GettyImages

    Prima stagione agli ordini di Lucescu ottima per Mkhitaryan, che nelle 22 partite in cui viene schierato da titolare va a segno 10 volte. L’unica pecca è appunto in Champions, dove non riesce ad essere incisivo come in campionato. Comunque un’annata trionfale che si conclude con la vittoria dello scudetto.

    Henrikh Mkhitaryan nel 4-2-3-1 occupa la posizione di trequartista alle spalle dell’unica punta (Devic o Luis Adriano). E’ il punto cardine dello scacchiere di Lucescu. Fonte di gioco inesauribile, ambidestro, giocatore di grande movimento, tutto questo è Henrikh. Non solo un fiuto del gol eccezionale per il giocatore, ma anche tanti assist per i suoi compagni di squadra (già cinque in questa stagione, contro i 7 dell’anno scorso).

    Per fermarlo la Juventus dovrà avere sempre il pallino del gioco in mano, senza lasciare Pirlo solo nell’uno contro uno, e avere reparti vicini e connessi tra di loro. Insomma, la solita Juve degli ultimi 14 mesi.

  • Biesuz per Galliani, l’ultimo ribaltone del Milan berlusconiano

    Biesuz per Galliani, l’ultimo ribaltone del Milan berlusconiano

    Nella serata di ieri la Milano bene è stata squarciata da una notizia che se fosse vera avrebbe del clamoroso. Il Milan di Berlusconi è pronto all’ennesima rivoluzione. Dopo aver stravolto la squadra in estate, il numero uno di Via Turati si appresterebbe ad “eliminare” quello che da tutti è considerato come l’autentico best seller rossonero: Adriano Galliani. Il nome del sostituto c’è già, ed è Giuseppe Biesuz. Sconosciuto ai più, Biesuz è in realtà un personaggio già noto nell’imprenditoria italiana. Nato in Svizzera nel ’62, Biesuz si laurea all’Università di Venezia Ca’ Foscari e da lì in poi inizia un’ascesa tale da essere chiamato oggi come il Super Manager svizzero. Tra le sue cariche più prestigiose possiamo citare ruoli di primo piano in aziende come Bialetti Bialetti e Richard Ginori. Da tre anni invece è l’amministratore delegato del nuovo gruppo Trenord, nato dall’accordo fra Trenitalia e Ferrovie del Nord, dedito alla gestione del trasporto ferroviario nella regione Lombardia.

    LA REGIA DI BARBARA– Quando parliamo della famiglia Berlusconi non possiamo non dimenticare lei, Barbara. Entrata in società ormai nel gennaio del 2011, la figlia di Berlusconi ha sempre ricoperto un ruolo scomodo per Galliani. A fare i conti adesso non c’è più lo storico ad rossonero, ma deve dar rendere conto (oltre a Silvio) anche alla figlia adesso. Va da sé che già questa è una novità piuttosto importante all’interno dell’organigramma societario di Via Turati. E la notizia data in esclusiva ieri da Dagospia non può non essere ricollegata alla presenza di Barbara in società. Qualcosa si è rotto tra Galliani e Berlusconi. Dalla scelta di Allegri al pasticcio Pato dello scorso inverno, crepe che oggi possono trasformarsi in un terremoto di proporzioni inusuali in quel di Milanello.

    Giuseppe Biesuz, l’anti Galliani scelto da Berlusconi | ©Marco Luzzani/Getty Images

    ANNO ZERO – Che al Milan sia l’anno zero non è difficile intuirlo. E nemmeno il futuro è ormai così indecifrabile. Da una parte l’azzeramento tecnico della squadra, che perdendo Ibrahimovic e Thiago Silva ha praticamente cancellato in una settimana ciò che in gergo si chiama valore assoluto. Il licenziamento di Galliani sarebbe la ciliegina sulla torta, una torta da offrire in pasto a chi vorrà acquistare questo Milan nuovo di zecca, azienda non più in perenne perdita e con il bilancio tornato ad essere quantomeno in pareggio. Da Vismara a San Siro, passando per le maglie dei calciatori, aleggia un marchio troppo “pesante” per essere considerato come un main sponsor uguale agli altri. L’accordo con la Fly Emirates è il primo assaggio di quello che potrà essere il Milan in un prossimo futuro non lontano. Manca un ultimo tassello, essenziale, per l’arrivo degli arabi: lo spazio per un nuovo stadio di proprietà.

    DOMANDA – Una domanda però sorge spontanea. Come può uno come Giuseppe Biesuz sostituire Adriano Galliani? Che affinità può esserci tra il calcio e qualche caffettiera? O peggio, tra il calcio e le porcellane? D’accordo anche Galliani non arrivava da Coverciano o da Oxford, ma il co-fondatore di Canale 5 aveva sicuramente più titoli rispetto a uno svizzero che ha vissuto tra cucine e ceramiche.

  • Lite De Rossi-Zeman, Capitan Futuro deluso

    Lite De Rossi-Zeman, Capitan Futuro deluso

    Prime crepe in casa Roma. Secondo quanto riporta Sportmediaset stamani, ci sarebbe stata un’accesa lite tra De Rossi e Zeman nell’immediato post-partita di Juventus-Roma, partita che ha visto i giallorossi uscire con le ossa rotta allo Juventus Stadium. Alla base del diverbio la ricerca del colpevole di questo avvio di stagione non certo esaltante. Zeman dichiara pubblicamente che i suoi giocatori non riescono ancora a mettere in pratica i dettami tecnici illustrati durante gli allenamenti. De Rossi invece inizierebbe a mostrare qualche perplessità nei confronti dei metodi del boemo, sia sul piano del gioco che per gli allenamenti troppo intensi. Ricordiamo che proprio Capitan Futuro è stato uno dei primi a farne le spese con uno stop di alcune settimane.

    In più De Rossi non avrebbe digerito la posizione in campo scelta per lui da Zeman, che lo vede non più come regista basso ma come interno di centrocampo. Fin qui la Roma ha vinto sul campo soltanto il match di San Siro contro l’Inter (se si esclude la vittoria a tavolino contro il Cagliari) e si trova a 8 punto di svantaggio dalla coppia di testa che vede Juventus e Napoli guardare tutti dall’alto verso il basso. Di certo non l’inizio che si aspettavano i giallorossi, dal momento che l’arrivo di Zeman era stato salutato in maniera trionfale.

    De Rossi e Zeman già ai ferri corti? | ©Giuseppe Bellini/Getty Images

    A discolpa del tecnico boemo bisogna ricordare come le sue squadre non siano mai state protagoniste di uno starter importante. La partenza di questa stagione è paragonabile a quella che l’anno scorso Zeman ebbe con il Pescara, salvo poi vincere il campionato con una squadra che sulla carta avrebbe dovuto ottenere un piazzamento ben lontano dalla stessa zona play-off.

    Inutile poi ricordare come De Rossi sia il calciatore che più ha diritto di lamentarsi della partenza giallorossa, visto che a fine agosto rinunciò ad una valanga di petroldollari pur di rimanere a Roma e far parte di un progetto vincente. Oggi, primo ottobre, risuonano beffarde le parole di Roberto Mancini, che durante un colloquio telefonico con Capitan Futuro aveva profetizzato una stagione fallimentare, cercando così di convincerlo ad accettare la proposta dei Citizen. Treno perso oppure “guadagnato”?

  • Cassano meglio di Pazzini, primo derby ai nerazzurri

    Cassano meglio di Pazzini, primo derby ai nerazzurri

    Alla sesta giornata di campionato la classifica marcatori dice: Cassano 4, Pazzini 3. I numeri dicono quindi che lo scambio estivo tra Inter e Milan sia stato fin qui favorevole ai nerazzurri. Sopratutto se consideriamo l’arco di tempo in cui i due sono andati a segno. Il milanista li ha realizzati tutti nei 90′ minuti del Dall’Ara, al suo debutto da titolare con la maglia rossonera. Il secondo invece li ha sapientemente smistati in queste sei incontri di Serie A. Tre dei quattro gol segnati da Fantantonio hanno portato a fine gara i tre punti per la squadra di Stramaccioni (Torino, Chievo, Fiorentina), e solo contro la Roma la sua marcatura si è rivelata inutile. A conti fatti quindi Cassano è due spanne sopra l’ex nerazzurro. Se poi aggiungiamo nell’analisi l’aspetto economico la situazione peggiora.

    Sette milioni, a tanto ammonta il conguaglio della società di Via Turativersato nelle casse dell’Inter al momento dello scambio dei due. Una cifra inizialmente ritenuta eccessiva dai tifosi del Milan. Con il senno di poi non avevano tutti i torti. Rimane comunque il fatto che l’acquisto di Pazzini serviva come il pane ai rossoneri, dopo la cessione di Ibrahimovic e gli obiettivi di mercato irrealistici per le finanze del Diavolo. C’è poi anche l’attenuante della preparazione fisica. Da quanto dichiarato dallo stesso Tassotti nel post partita di Milan-Cagliari, Pazzini non avrebbe ancora raggiunto una forma fisica decente e che le partite sono per lui un allenamento fondamentale per arrivare quanto prima al top della forma. In ultima analisi c’è anche il sistema di gioco proposto dal Milan in queste settimane, che di certo non aiuta l’ex bomber della Sampdoria. E quando la squadra non gira, l’attaccante principe non segna, è automatica l’equazione Pazzini=flop.

    Cassano al top con la maglia dell’Inter | ©ALBERTO PIZZOLI/AFP/GettyImages

    Dall’altra parte è normale l’equazione Cassano=top. Perché l’Inter viene da due vittorie consecutive, Stramaccioni sembra aver trovato la quadra, il rapporto tra giocatore e allenatore pare ottimo e così via.

    Bisogna anche ricordare però chi alla seconda giornata era pronto a bollare Cassano come acquisto insensato, mentre Pazzini il solito colpo di genio di Galliani. Questo poche minuti dopo la cocente sconfitta dell’Inter contro la Roma a San Siro e la prima vittoria in campionato del Milan al Dall’Ara di Bologna, proprio grazie alla tripletta del Pazzo. Fiumi di parole scritti, gente pronta a salire sul carro di Pazzini e abbandonare senza troppi patemi d’animo Cassano. Da quel 2 settembre è trascorso appena un mese. E fra sei giorni a San Siro c’è il derby.

    Vedremo nuovamente rimescolarsi le carte oppure gli strepiti della vigilia saranno confermati dall’ennesimo tonfo del Milan in questo avvio di stagione? Ormai non ci stupiamo di nulla. Di certo c’è quello che al primo ottobre i media dipingono: Cassano super, Pazzini problema. Le stesse parole usate non meno di 30 giorni fa. Non vogliamo pensare all’eventualità di un Milan vincente domenica. E nemmeno pensare ad un’eventuale vittoria dei rossoneri grazie ad un gol di Pazzini. Troppi titoli da cambiare, troppa carta da buttare. Allegri rimane, Stramaccioni sulla graticola, Cassano flop, Pazzini super, Galliani idolo, Branca incapace. No, davvero troppo.

  • Nuovo stop per il Milan, a Parma finisce 1-1

    Nuovo stop per il Milan, a Parma finisce 1-1

    L’anticipo pomeridiano Parma-Milan della sesta giornata di Serie A termina 1-1. Alla rete di El Shaarawy ad inizio ripresa risponde la punizione velenosa di Galloppa al 66′. Per il Milan un punto che serve a poco, con la Juve che ritorna a nove lunghezze di distanza dopo il trionfo allo Juventus Stadium contro la Roma del nemico Zeman. Massimiliano Allegri a fine partita si dice soddisfatto della prestazione, sopratutto quella di inizio secondo tempo, ma arrabbiato per il risultato finale, consapevole di come la sua squadra avrebbe dovuto chiudere subito la partita. Resiste l’imbattibilità interna dei ducali, che al Tardini non perdono da 8 incontri ufficiali. I rossoneri invece completano il lotto della classifica esterna: 1 vittoria (Bologna), 1 sconfitta (Udine) e il pareggio di ieri.

    ANCORA TU– Allegri sorprende all’inizio schierando l’inedito 4-2-3-1, con Nocerino in posizione più avanzata rispetto al passato, lasciando De Jong e Ambrosini in mediana. Il tridente reale è composto da El Shaarawy, Boateng e Bojan. Lo spagnolo vince in volata il ballottaggio col 17 enne Niang. Il primo tempo scivola via tra la noia generale. Soltanto nel finale prima una discesa impressionante di El Shaarawy sulla sinistra e poi un tiro a giro di Bojan da fuori area suonano la sveglia ai 15 mila del Tardini, fin lì rimasti svegli soltanto per la pioggia. Nella ripresa il Milan cambia marcia ed è ancora El Shaarawy l’uomo della provvidenza. Contropiede micidiale dei rossoneri, propiziato da Bojan che serve in velocità il Faraone. Progressione strepitosa per l’ex Padova che si allunga quanto basta per infilare Mirante. Quarto gol in campionato per El, che segna ininterrottamente dalla trasferta di Udine. Come allora però il suo gol non porterà i frutti sperati.

    Per El Shaarawy è al quarto gol stagionale | ©ALBERTO PIZZOLI/AFP/GettyImages

    PERCHE’ TU FAI COSI’ – Il Milan vive sulle ali di uno scatenato El Shaarawy. Sulla fascia di sinistra due 20 enni (De Sciglio li compierà fra poco) sono ad oggi gli uomini in più per Allegri. Fin quando il Faraone ne ha, la squadra rossonera continua a rendersi pericolosa. Prima con Boateng, che di testa tutto solo manca clamorosamente lo specchio della porta. Ancora il ghanese ci prova da fuori area, stavolta però è Mirante a dirgli di no. In una delle rare discese di Abate sulla destra il Milan ha di nuovo l’opportunità per portarsi sul 2-0 ma la difesa gialloblu si salva in qualche modo. E se nel calcio non concretizzi, gli altri solitamente ne approfittano.

    E’ LA DURA LEGGE DEL GOL – Montolivo appena entrato in campo al posto del capitano Ambrosini non trova di meglio che commettere fallo dal limite, concedendo così a Galloppa un’invitante punizione. L’ex Siena trova un sinistro micidiale che trova impreparato Abbiati sul primo palo, complice anche una deviazione della barriera. Il Parma così agguanta il pareggio dopo essersi trovata in svantaggio un quarto d’ora prima. Il Milan avrebbe anche il tempo per recuperare la situazione e riportarsi avanti, ma gli ingressi di Robinho e Pazzini nel finale si rivelano del tutto inutili. L’unica palla gol che i rossoneri producono è una punizione da 30 metri di Montolivo che per poco non beffa Mirante. E martedì c’è lo Zenit.

    Parma-Milan 1-1
    De Sciglio 7: insieme a Yepes è il migliore dei suoi in difesa. Il ragazzo ha personalità, corsa, voglia di arrivare in fondo e crossare, anche se il sinistro non è il suo piede. E’ lui l’erede di Maldini?
    De Jong 5,5: non riusciamo a dargli l’insufficienza anche oggi, nonostante abbia giocato per lunghi tratti insieme ad un solo centrocampista come era abituato al City. Diamo tempo al tempo.
    Boateng 6: segnali di ripresa dal Boa. Pesa però il gol fallito due minuti dopo il vantaggio di El Shaarawy. Il posto comunque non dovrebbe essere in discussione se il 4-2 fantasia continuerà a regnare.
    Bojan 6,5: dopo un avvio piuttosto monotono, lo spagnolo si accende a cavallo tra fine primo tempo ed inizio ripresa. Suo l’assist per El Shaarawy, suo il traversone che ha messo in porta da solo Boateng, sua una delle conclusioni più pericolose di giornata.
    El Shaarawy 7,5:  segna ancora il piccolo Faraone. Dimostra anche al Tardini di essere l’uomo che può fare la differenza in questo piccolo Milan. Allegri quando ritroverà Pato e Robinho potrebbe davvero dare una svolta alla stagione.

  • A Parma Niang titolare. Il Milan ritrova Amauri

    A Parma Niang titolare. Il Milan ritrova Amauri

    Questo pomeriggio al Tardini si gioca Parma-Milan, sfida valida per la 6 giornata di Serie A. Per i rossoneri un match senz’altro importante. La vittoria contro il Cagliari di mercoledì non ha infatti cancellato le ombre sullo stato di forma della squadra di Allegri, e la panchina di quest’ultimo resta ancora in bilico. Tre punti contro i ducali consentirebbero al Diavolo di ottenere quella fiducia indispensabile per affrontare le prossime partite con più tranquillità, a partire dalla sfida di Champions League contro lo Zenit di Spalletti in Russia. Difronte il Milan ritrova Donadoni, oggi tecnico dei padroni di casa ma indimenticabile ex rossonero degli anni ’90. Torna regolarmente in panchina Allegri, dopo aver scontato la squalifica nel turno infrasettimanale per essersi reso protagonista di un diverbio con l’arbitro Cieli nel post partita di Udine sette giorni fa.

    SORPASSO NIANG– Il tecnico livornese conferma il tridente delle ultime due giornate. Le novità nell’undici titolare però non mancheranno. Come confermato in conferenza stampa ieri, Allegri farà osservare un turno di riposo a Giampaolo Pazzini. Al posto dell’ex attaccante nerazzurro giocherà con ogni probabilità Niang, che ha superato la concorrenza di Bojan. Ancora panchina quindi per lo spagnolo. Dovrebbe riposare anche l’olandese Emanuelson. L’ex Ajax verrà rimpiazzato da uno tra Robinho e Boateng, con il ghanese favorito sul verdeoro. A centrocampo torna Nocerino, con Ambrosini e De Jong insieme dal primo minuto. In difesa Allegri si affiderà alla coppia colombiana Zapata-Yepes, mentre sugli esterni giocheranno Abate e Antonini.

    Lo spauracchio del Milan è Amauri | ©Claudio Villa/Getty Images

    STRISCIA POSITIVA – Negli ultimi 4 match contro il Parma il Milan ha sempre vinto. In Serie A le due squadre si sono affrontate 21 volte, con un bilancio favorevole ai colori rossoneri: 9 successi e 7 sconfitte. L’uomo più pericoloso per la difesa del Milan sarà Amauri. Tornato a Parma dopo una parentesi alla Fiorentina, l’italo-brasiliano sogna di ripetere la prestazione della primavera scorsa, quando a San Siro consentì ai viola di espugnare il campo dei padroni di casa. Quel gol sancì la resa quasi definitiva degli uomini di Allegri per il discorso scudetto, aprendo un’autostrada ai suoi vecchi compagni della Juventus.  La difesa del Milan dovrà fare attenzione anche a Dorlan Pabon, ex Nacional, che nel 3-5-2 di Donadoni agirà come seconda punta accanto allo stesso Amauri. Velocità e imprevedibilità sono le due armi che potrebbero mettere in difficoltà il reparto difensivo ospite, che nelle scorse settimane non ha dato grande prova di solidità. Fin qui il Milan nei due match giocati in trasferta ha collezionato 3 punti, frutto di una vittoria a Bologna e la sconfitta di Udine domenica scorsa. Il Parma invece non perde in casa da 7 incontri. In questa stagione tra le mura amiche i ducali hanno conquistato una vittoria (2-0 al Chievo) e un insperato pareggio al 90′ contro la Fiorentina.

    Parma-Milan le probabili formazioni
    Parma (3-5-2): Mirante, Zaccardo, Paletta, Lucarelli, Rosi, Parolo, Musacci, Galloppa, Gobbi, Pabon, Amauri.
    Panchina: Pavarini, Arteaga, Maceachen, Benalouane, Fideleff, Acquah, Morrone, Marchionne, Biabiany, Ninis, Sansone, Belfodil. Allenatore: Donadoni.
    Milan (4-3-3): Abbiati, Abate, Yepes, Zapata, Antonini, De Jong, Ambrosini, Nocerino, El Shaarawy, Boateng, Niang.
    Panchina: Amelia, Narduzzo, De Sciglio, Acerbi, Bonera, Mexes, Emanuelson, Constant, Montolivo, Bojan, Robinho, Pazzini. Allenatore: Allegri.

  • El Shaarawy è l’attaccante giusto per il dopo Ibra?

    El Shaarawy è l’attaccante giusto per il dopo Ibra?

    El Shaarawy è in questo momento l’uomo in più del Milan. La doppietta contro il Cagliari di mercoledì ha elevato le quotazioni del Faraone in maniera esponenziale. Tre gol nelle prime cinque giornate, contro le due reti della scorsa stagione in 22 partite (sempre contro l’Udinese). A Milanello ci si chiede se l’ex Padova possa davvero prendere per mano la squadra rossonera e riportarla nei piani alti della classifica, dopo un avvio shock (tre sconfitte nelle prime 4 giornate di campionato). E qualcuno si chiede anche se El Shaarawy possa diventare quello che Ibrahimovic ha rappresentato per due anni, ovvero l’uomo della provvidenza, il calciatore che ti risolveva le partite da solo. Se si vuole ragionare come il Trap potremmo bollare tale pensiero come folle, prendendo come valore assoluto la carta d’identità. Siamo d’accordo tutti che El sia un classe ’92, ma è altrettanto vero che in Italia attaccanti come lui se ne trovano pochi.

    Lo ammettiamo, siamo stati i primi a dare contro il Faraone ad inizio stagione. Contro Samp e Bologna prestazioni da peggiore in campo. Spaesato, fuori ruolo, mai nel vivo del gioco, quasi come se giocasse a nascondino. Era questo l’El Shaarawy di inizio campionato, fra le altre cose pure appesantito. Poi la chiamata di Devis Mangia, neo ct dell’Under 21, che lo convoca per le ultime due partite del girone di qualificazione per gli Europei 2013. Con la maglia azzurra qualcosa in El Shaarawy cambia. Prima il ruolo, restituito finalmente alla fascia di sinistra, la stessa dove a Padova aveva fatto il bello e il cattivo tempo. Poi il gol, due, contro i modesti giocatori del Liechtenstein. Tre giorni dopo contro l’Irlanda arriva la sconfitta, ma il Faraone parte nuovamente titolare e conferma di aver recuperato quella brillantezza fisica che pareva aver perduto. Quando torna a Milano, Allegri riabbraccia un nuovo El Shaarawy.

    Stephan El Shaarawy, l’uomo in più del Milan | ©OLIVIER MORIN/AFP/GettyImages

    Il Faraone è stato bravo a conquistarsi nuovamente il Milan grazie a tre gol nelle due partite successive. La prima inutile in quel di Udine, una doppietta fondamentale contro i sardi a San Siro. La svolta appare chiara da Udine, quando Allegri ha variato l’assetto della squadra. Niente più trequartisti, spazio al tridente. Proprio in questo tridente El Shaarawy potrà dare un contributo importante, anche perché dalle sue parti la concorrenza è pressoché nulla (non calcoliamo Emanuelson perché l’olandese non ha la freddezza sotto porta dell’italiano).

    Tre gol nelle ultime due gare ed un attacco composto da Emanuelson a destra e Pazzini al centro. El Shaarawy potrebbe trarre ulteriore vantaggio dalla presenza dei due brasiliani che ancora mancano all’appello nell’undici titolare del Milan. Robinho a destra e Pato al centro, un tridente che non avrebbe eguali in Italia. Il Faraone non è mai andato in doppia cifra fin qui. La sua migliore stagione è stata a Padova. Due anni fa in Serie B, dove esplose, segnò 7 reti in 19 partite da titolare (cinque gol tra aprile e maggio). Dopo cinque giornate El Shaarawy è già a quota 3 gol. Il numero 92 del Milan ha tutte le potenzialità per abbattere già da quest’anno la barriera dei 10 gol stagionali e diventare l’uomo in più del Diavolo.

  • Klose confessa gol di mano, eroe o furbetto?

    Klose confessa gol di mano, eroe o furbetto?

    La mano di Klose in Lazio-Napoli è l’argomento del giorno. I media nazionali hanno prontamente elevato ad eroe nazionale il tedesco subito dopo l’ammissione del gesto che gli ha consentito di segnare in maniera irregolare. Un fatto che ricorda molto da vicino quello che vide come protagonista Daniele De Rossi in un Roma-Messina del 2006, quando il centrocampista giallorosso segnalò all’arbitro Bergogni di aver realizzato il gol con la mano. Pesando i due episodi, sicuramente il gesto di Klose rimane quello più “complicato”, dal momento che il risultato era ancora fermo sullo 0-0, e una rete al 3′ minuto di gioco poteva cambiare gli equilibri dell’intero match, costringendo la squadra di Mazzarri a giocare su ritmi a lei non congeniali. Ma Klose è davvero un santo?

    Qualche dubbio in effetti c’è. D’accordo, il pentimento è sempre un gesto nobile. La sportività però è qualcosa di più. Perché se tu, Klose, sei sportivo, la mano la usi per correre, non per tirare in porta. E se tu sei sportivo, Klose, non alzi il braccio in segno di esultanza dopo aver segnato con la mano. No, non ci inganni Klose.

    Klose ammette il fallo di mano | ©Giuseppe Bellini/Getty Images

    Dopo la mano il tedesco ha semplicemente azionato la testa, e qui si è dimostrato meno ingenuo rispetto a tanti altri suoi colleghi. Ben consapevole che il gol di mano sia punito dal giudice sportivo con 3 giornate di squalifiche, il biancoceleste ha fatto uno più uno e ha infine ammesso. Fedina pulita, amore di media e pubblico. Cos’altro?

    Oltre al pensiero rivolto al giudice sportivo, Klose forse si è spaventato anche per la furia napoletana nei suoi confronti qualche attimo dopo che il pallone era entrato. Vedersi l’onda azzurra scagliarsi contro ha di certo agevolato la sua decisione, che forse all’Olimpico non sarebbe stata la stessa. Certo, sempre meglio di non ammettere. Però così, Klose, è troppo facile.

    Mano Klose, il video

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  • El Shaarawy battezza San Siro, il Milan e Allegri respirano

    El Shaarawy battezza San Siro, il Milan e Allegri respirano

    E fu luce. Sì, si doveva attendere Milan-Cagliari, quinta giornata di Serie A, per ritrovare 3 punti e sfatare il tabù di San Siro. Il Divino Otelma non deve più disturbarsi, ci ha pensato El Shaarawy a scacciare la maledizione con una doppietta da capogiro, fissando il risultato finale sul 2-0 in favore dei padroni di casa. Proprio lui, il Faraone, che al momento (Pato e Robinho a mezzo servizio, Bojan fantasma) rappresenta l’uomo con più classe all’interno dello spogliatoio del Milan. Parliamo di un classe ’92, pagato 7 milioni dai rossoneri quest’estate e che Galliani ha paragonato ad Eto’o per il senso di sacrificio dimostrato ieri sera, quando i pochi tifosi presenti allo stadio lo hanno visto andare su e giù per la fascia sinistra come se fosse tarantolato. Costanza, quella invocata da Tassotti e Allegri per lui e per la squadra. Sono arrivati i tre punti, soffrendo ma sono ugualmente arrivati. E di questi tempi è già una notizia dalle parti di Milanello.

    PRIMO GOL A SAN SIRO – Con Allegri squalificato, è Mauro Tassotti a guidare il Milan. Dopo 30 anni spesi tra campo e panchina una bella soddisfazione per l’eterno rossonero. Lì davanti confermato lo stesso tridente visto a Udine, mentre a centrocampo da registrare la sorpresa Traorè. In difesa De Sciglio compie un altro step importante, venendo schierato sulla corsia di sinistra, dove non fa rimpiangere Antonini. Pronti-via ed è subito un Milan in palla, che difende alto e pressa con raziocinio. Il gol arriva subito. E’ il 13′ minuto quando Montolivo serve un ottimo assist per il taglio da sinistra di El Shaarawyche davanti ad Agazzi non sbaglia. Dopo 180′ minuti e due sconfitte, quello del Faraone è il primo gol del Milan a San Siro in questa stagione, il secondo personale per l’ex Padova (dopo quello firmato a Udine domenica).

    Stephan El Shaarawy, prima doppietta in carriera per il rossonero | ©Claudio Villa/Getty Images

    PAURA – A questo punto la squadra rossonera ricade nella paura. I tifosi hanno la fortuna nel vedere i primi numeri di Traorè. Il maliano, al suo debutto da titolare, conferma quanto il suo acquisto rimanga ad oggi un grosso punto interrogativo per tutti gli addetti ai lavori e non. E fa specie vederlo nell’undici iniziale. Tutto però si spiega quando nella ripresa entra il suo sostituto: Constant. Ad inizio secondo tempo il Milan soffre parecchio. I sardi arrivano ad un soffio dal pareggio con Pinilla e Ibarbo, gli uomini più pericolosi tra gli ospiti. Solo un grande Abbiati e Bonera dicono no alla rimonta rossoblu.

    CHIAVE – Ci pensa poi Conti a ridare ossigeno alla banda Tassotti, ricevendo due cartellini gialli nello spazio di due minuti. Cagliari in 10 quando ancora manca mezzora al triplice fischio dell’arbitro De Marco. Di fatto l’espulsione rappresenta la fine del match. I rossoneri riprendono fiducia, anche grazie al prezioso contributo di Ambrosini (entrato al posto di Montolivo) che veste i panni di assist-man e manda in porta El Shaarawy per due volte. Alla seconda il Faraone non fallisce, trovando la rete del 2-0. Allegri scaccia le streghe, San Siro ridiventa amico, la classifica non fa più paura come quattro giorni fa.

    Milan-Cagliari 2-0, le pagelle
    De Sciglio 6,5: in panchina c’è il suo mentore, nel divano di casa la leggenda. A 20 anni De Sciglio sta facendo innamorare il pubblico di San Siro ripercorrendo le orme di un certo Paolo Maldini. Ieri la svolta a sinistra (definitiva?). E’ lui il terzino che il Milan cerca da 3 anni?
    Ambrosini 6,5: quando entra in campo fa luce su molti aspetti: De Jong con un centrocampo a due migliora il proprio rendimento; l’equilibrio della squadra trova da subito nuova linfa; è ora di passare al 4-4-2.
    El Shaarawy 8: serata magica per il Faraone. Prima doppietta in carriera, primo gol contro una squadra che non sia l’Udinese, dimostrazione di continuità per 90′ minuti. Dopo un brutto inizio di stagione El prende per mano il Milan.

    HIGHLIGHTS MILAN-CAGLIARI 2-0
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