Autore: Federico Pisanu

  • Ricorso contro Vettel, Alonso campione? La Ferrari temporeggia

    Ricorso contro Vettel, Alonso campione? La Ferrari temporeggia

    Il ricorso contro Vettel non è più utopia. Dopo il nuovo video proveniente dalla Spagna, i tifosi della Ferrari vogliono vedere Alonso campione. Nel nuovo filmato vediamo come Vettel superi la Toro Rosso in regime di bandiere gialle. Ovviamente questo è vietato dal regolamento della Fia e punito con una sanzione di 20 secondi al pilota che commette tale infrazione. Ciò avverebbe anche una volta terminato il Gran Premio, qualora la scuderia presentasse ricorso, con il pilota tedesco della Red Bull che scalerebbe di due posizioni, retrocedendo all’ottavo posto. Perché sono così importanti questi venti secondi di penalità? Semplice, perché se Vettel fosse arrivato ottavo il titolo sarebbe finito nelle mani di Alonso. Dopo una stagione ricca di colpi di scena, ci sarà anche l’ultimo, quello più clamoroso? Ai posteri l’ardua sentenza.

    IL TEMPO STRINGE– Posteri mica tanto comunque, perché la Ferrari avrà tempo fino al 30 novembre per presentare ricorso contro Vettel. Meno di 48 ore dunque per porre la parola fine, questa volta in maniera definitiva, al Mondiale di Formula 1 2012. L’unica cosa certa è che i tifosi di entrambe le scuderie non dovranno aspettare in eterno un’eventuale risposta della Fia. Ricordiamo infatti che la premiazione ufficiale si svolgerà il prossimo 9 dicembre a Montecarlo.

    F1 Grand Prix of Brazil
    Alonso campione del mondo? Una possibilità c’è, ed è il ricorso contro Vettel | ©Clive Mason/Getty Images

    PIEDI DI PIOMBO – Nonostante il video parli da solo, la Ferrari continua a temporeggiare e proseguire la sua politica all’insegna della diplomazia. Fino a quando? In queste ultime ore sono in tanti a chiedersi il motivo per il quale da Maranello non si prenda una posizione netta in merito alla vicenda. In gioco non c’è la vittoria di un singolo Gran Premio ma di un Mondiale, il primo dal 2007 ad oggi. Il vento di passione per Alonso riuscirà dalla Spagna a raggiungere la flemmatica Rossa?

    Federico Pisanu

    Il video del sorpasso di Vettel in regime di bandiere gialle [jwplayer config=”240s” mediaid=”161808″]

  • Progetto Parma, da Ghirardi a Donadoni. L’Europa non è tabu

    Progetto Parma, da Ghirardi a Donadoni. L’Europa non è tabu

    Tornano le sette sorelle nel calcio italiano, e con loro il Parma di Donadoni. Dopo la vittoria sull’Inter lunedì scorso, i ducali sono saliti a quota 20 punti, a tre lunghezze dalla sesta posizione, ultimo posto utile per la qualificazione in Europa League, attualmente occupata dalla Roma. Quando ormai il girone d’andata volge al termine, possiamo affermare con discreta sicurezza che il progetto Parma rappresenta una delle sorprese più belle del campionato. Sorpresa perché il mercato estivo suggeriva una stagione dal profilo basso, con la cessione di Giovinco e le varie scommesse del direttore sportivo Leonardi. Chi pensava però ad un Parma ridimensionato, capace di esprimersi a buoni livelli soltanto grazie alla stella Giovinco, si è dovuto ricredere nel giro di tre mesi. Dopo un finale di stagione strepitoso nella primavera del 2012, culminato con l’ottavo posto (a due soli punti dall’Europa League ndr), la squadra gialloblu si sta riconfermando ad alti livelli anche quest’anno. Quali sono dunque i segreti del Parma formato 2012-2013?

    MERCATO – Quello che era stato giudicato un mercato appena sufficiente, se non mediocre, si sta rivelando invece una campagna acquisti lungimirante. A partire dal gioiellino Nicola Sansone, arrivato in Emilia a parametro zero dal Bayern Monaco e fatto crescere un anno a Crotone, in Serie B. Adesso è lui l’uomo copertina del Parma, l’attaccante che ha abbattuto la ben più blasonata Inter. Sempre in attacco troviamo anche il talentuoso Belfodil, giovane francese strappato al Lione con un assegno da 2,5 milioni di euro.
    Come non citare poi Amauri, sbarcato a Parma come Sansone senza sborsare nemmeno un euro. Nel reparto offensivo attenzione anche a Dorlan Pabon. Il colombiano deve ancora ambientarsi al calcio italiano, ma il talento e le qualità fisiche dell’ex Atletico Nacional potranno essere ammirate già nel prossimo girone di ritorno.
    Sottolineiamo infine come il mercato estivo firmato da Leonardi abbia portato in Emilia calciatori del calibro di Marco Parolo e Ninis, quest’ultimo a parametro zero, così come l’esterno destro giallorosso Aleandro Rosi, che ha accettato la corte del Parma dopo la scadenza del suo contratto con la Roma.
    E così dal nulla è stata allestita una squadra giovane e competitiva, che fra gli altri poteva già contare sul francese Biabiany, il cui cartellino è stato acquistato per intero dalla Sampdoria per una cifra vicina ai 3,5 milioni di euro.

    Udinese Calcio v Parma FC - Serie A
    La mente di Donadoni dietro il progetto Parma | ©Dino Panato/Getty Images

    ALLENATORE – Roberto Donadoni a Parma ha trovato la propria dimensione ideale. Il suo carattere serio unito alla professionalità della dirigenza (il presidente Ghirardi in testa) costituiscono le due colonne portanti su cui si poggia il tempio ducale, con divinità guerriere pronte a tutto pur di trionfare nelle Gigantomachie domenicali. Artefice della stagione ricca di soddisfazioni dello scorso anno, Donadoni vuole ottenere la consacrazione definitiva del suo lavoro qui, nella placida cittadina di Parma. L’ex tecnico di Livorno e Napoli, senza dimenticare i suoi trascorsi come commissario tecnico della Nazionale italiana ad Euro 2008, mostra di avere idee chiare e vincenti per la squadra gialloblu. Riuscirà a scrivere il suo nome accanto ai futuri successi del nuovo progetto Parma 2.0?

    Federico Pisanu

  • La verità di Almir Gegic…Il capo degli zingari

    La verità di Almir Gegic…Il capo degli zingari

    Almir Gegic si è costituito. No, non siete su Scherzi a parte, Gegic in carcere non è l’ultima trovata per fare un po’ di cinema. Nella giornata di ieri lo “zingaro” è sbarcato in Italia per consegnarsi alla giustizia. Termina così la latitanza di quello che era diventato un po’ il simbolo del calcioscommesse “fuoriporta”. L’ex giocatore del Chiasso ha detto basta dopo oltre cinquento giorni. Le sue interviste passate fanno già venire l’acquolina in bocca ai magistrati, sicuri di potersi giocare l’asso nella manica più prezioso. Ora che Gegic è tornato in Italia il libro del calcioscommesse potrà nuovamente essere riletto sotto una luce diversa. Adesso che trascorrerà qualche giorno/settimana/mese in carcere, Almir Gegic non incuterà più paura per il suo fisico “agghiacciante”, volendo citare indirettamente una persona a noi tutti nota, quanto invece per le parole che dirà agli inquirenti. E c’è da scommetterci (scusate l’ironia banale) che niente sarà più come prima.

    TI RICORDI QUELL’ESTATE– Almir Gegic, per tutti semplicemente capo degli zingari, l’organizzazione (sarebbe meglio usare il virgolettato comunque) che secondo la procura di Cremona avrebbe manipolato molte partite, comprese alcune di Serie A. Lui, Gegic, ha sempre negato di far parte di un’organizzazione a delinquere, affermando di aver solamente comprato le informazioni riguardo una partita, se questa fosse truccata o meno, senza mai tra l’altro aver usato le maniere forti per estorcere le preziose “dritte”. Sempre Gegic raccontava che se si fosse costituito, in Italia sarebbe successo il finimondo. Bene, con puntualità quasi svizzera, sempre se diamo retta ai Maya, Almir ha fatto il suo ingresso definitivo nel Bel Paese. Che cosa accadrà adesso? Lo scopriremo solo vivendo.

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    Almir Gegic alleato di Antonio Conte? | ©GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images

    CONTE CHI? – Nell’ultima intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport (ancora continuiamo a chiederci come mai la Gazzetta sapesse alla perfezione la posizione di un latitante mentre la Polizia restava con le braccia conserte) Almir Gegic ha poi rivelato un episodio che se fosse vero sarebbe quantomeno curioso. Lo zingaro infatti nella sua “ultima cena”, in compagnia con la famiglia e appunto la Rosea, ha confidato come nel recente passato fosse stato avvicinato da un emittente televisiva (senza farne il nome ndr) che gli avrebbe offerto 5 mila euro se avesse parlato del tecnico della Juventus Antonio Conte. Proposta che venne rifiutata da Almir Gegic, in quanto lui stesso non sapeva nulla circa l’allenatore bianconero. Ma allo stesso tempo Gegic conferma come fosse a conoscenza del fatto che quasi tutta la rosa del Siena (quando Conte era sulla panchina dei toscani) scommettesse sulle partite. La fonte? Filippo Carobbio. Aspetta, questo nome l’ho già sentito…

    Federico Pisanu

  • Milan Under 23, i suggerimenti di Van Basten

    Milan Under 23, i suggerimenti di Van Basten

    Prosegue il progetto del Milan Under 23, tracciato a chiare lettere da Silvio Berlusconi durante l’ultima visita a Milanello di sabato scorso. Dopo gli El Shaarawy e i De Sciglio, senza dimenticare Bojan e Pato, il club di Via Turati vuole costruire una squadra di giovani dal talento cristallino. Importanti in quest’ottica quindi i suggerimenti che Marco Van Basten ha dettato nella serata di domenica al presidente dei rossoneri, resi pubblici da quest’ultimo nella giornata di ieri. L’indimeticato numero nove del Diavolo ha voluto proporre alla sua ex squadra due trequartisti dal sicuro avvenire. Uno è Filip Djuricic ed è il faro dell’attuale club allenato da Van Basten, ovvero l’Heerenveen. L’altro invece è Trindade de Vilhena, talentuoso centrocampista del Feyenoord di Ronald Koeman, una delle sorprese più gradite di questa Eredivisie. Due nomi, quelli di Van Basten, ancora poco conosciuti dal grande pubblico, e forse anche per questo più avvicinabili rispetto alle grandi stelle che brillano in Sudamerica.

    FILIP DJURICIC– Ve ne avevamo parlato tempo fa, più precisamente ad aprile. Troppo bravo per non essere notato nella terra dei talenti per eccellenza, l’Olanda appunto. Filip Djuricic anche in questa stagione sta confermando quanto di buono espresso nel 2011-2012, quando trascinò l’Heerenveen al quinto posto della classifica generale, posizione che valse alla squadra la qualificazione in Europa League. Vent’anni compiuti lo scorso gennaio, il giovane talento serbo è il classico regista offensivo, bravo a portare palla dalla metà campo fino a raggiungere la trequarti avversaria dove poi sceglie se armare la punta oppure allargare il gioco sugli esterni. Nel Milan andrebbe a ricoprire il ruolo rimasto vacante dai tempi di Kakà, sebbene la strada tattica tracciata da Massimiliano Allegri sembri indirizzata in un’altra direzione. In ogni caso qualsiasi discorso concernente Djuricic andrebbe rimandato a giugno, visto e considerato che il trequartista ha passaporto extra-comunitario.

    SC Heerenveen v PSV Eindhoven - Dutch Cup Semi Final
    Filip Djuricic il nome nuovo per il Milan Under 23 sognato da Berlusconi | ©Dean Mouhtaropoulos/Getty Images

    TRINDADE – Marco Van Basten regala poi un nome che speriamo non si riveli nel prossimo futuro la classica perla data ai porci. Perché per Vilhena il Milan deve agire subito, prima che le altre squadre posino gli occhi su di lui. Classe ’95, titolare (no, non stiamo farneticando) nel Feyenoord, Trindade è uno dei potenziali fenomeni del calcio europeo vista 2014-2015. Anche lui trequartista, rispetto a Djuricic ha tre anni in meno ma un carisma eccezionale. Le qualità tecniche non si discutono. Mancino (chi vi ricorda nel Milan?) naturale, Vilhena è dotato di una verticalizzazione davvero impressionante. Roba per pochi, roba per eletti. In Eredivisie ormai stanno iniziando a conoscerlo bene, fin troppo. Consigliamo a Braida di tornare in Europa, magari passando prima a Rotterdam. Consigli per gli acquisti, Van Basten dixit.

    Federico Pisanu

    Il video di Filip Djuricic [jwplayer config=”120s” mediaid=”161713″]

    Il video di Trindade de Vilhane [jwplayer config=”180s” mediaid=”161714″]

    LA SCHEDA DI FILIP DJURICIC 

  • Crisi Inter, colpa degli arbitri o c’è dell’altro?

    Crisi Inter, colpa degli arbitri o c’è dell’altro?

    La sconfitta di ieri a Parma getta ulteriori ombre sulla reale forza dell’Inter allenata da Stramaccioni. Dopo un filotto di dieci vittorie consecutive culminato nel successo esterno di Belgrado, la squadra nerazzurra ha raccolto un punto in quattro partite, subendo tre sconfitte (Atalanta, Rubin, Parma) e cogliendo solo nel finale il pareggio contro il Cagliari. La classifica comunque vede l’Inter in terza posizione ancora, distante quattro lunghezze dalla vetta. Ciò che preoccupa però è il (non) gioco della formazione allenata dal tecnico romano. Ad inizio stagione molti successi erano arrivati grazie a prestazioni non di certo esaltanti, nascoste soltanto dai tre punti. Forse l’unica gemma reale di questa stagione rimane la partita perfetta allo Stadium, dove però furono le motivazioni più che il gioco a spingere Milito e compagni verso quello che viene riconosciuto ad oggi essere il trionfo dell’Inter. In ogni caso i difetti sono ancora lì, messi a nudo in maniera imnbarazzante da squadre organizzate (vedi Atalanta e Parma) e dotate di grande personalità (vedi Cagliari). Dove arrivano le colpe di Stramaccioni, e dove quelle della società (leggi Sneijder)? Si ha la netta sensazione infatti che la crisi Inter non dipenda solo da un fischietto.

    FUORIGIRI– Dopo il successo contro la Juventus Stramaccioni venne ribattezzato come il nuovo Mourinho. Vuoi per il feeling con i giocatori, vuoi per gli show in conferenza di antico stampo mourinhiano, vuoi per il modo di esultare. Sì d’accordo, però dire che Stramaccioni sia abile come il portoghese sotto l’aspetto tattico equivale ad un’eresia bella e buona. Non ce ne voglia l’ex tecnico degli Allievi Roma, ma l’Inter ha dimostrato in queste prime quattordici partite di campionato di non avere ancora una qualsivoglia logica. Non dimentichiamo infatti come siano arrivate alcune di queste vittorie (vedi Catania e Milan, ma anche contro la Samp), senza tralasciare i brucianti ko casalinghi contro Roma e Siena di inizio stagione. Il cambio di modulo, il famoso 3-5-2, ha sì portato benefici dal punto di vista dell’equilibrio della squadra, ma ha reso quest’ultima paradossalmente più piatta e povera di idee lì davanti. Ed in contemporanea con le prime sconfitte è arrivato anche il classico fuorigiri. Stramaccioni ha infatti perso la bussola, proseguendo sulla falsa riga del post-partita di Torino. E con lui hanno perso la via illuminata anche i dirigenti, a partire dal presidente Massimo Moratti.

    Atalanta BC v FC Internazionale Milano - Serie A
    Crisi Inter, quante le colpe di Stramaccioni? | ©Marco Luzzani/Getty Images

    COLPA DEGLI ARBITRI? – Può rivelarsi un grave errore strategico aver riposto la colpa esclusivamente sulla classe arbitrale per gli ultimi ko subiti. Non sempre può essere colpa del Rizzoli o del Mazzoleni di turno. In campo scendono undici giocatori, e quegli undici calciatori devono trovare la forza di essere più forti di qualunque decisione arbitrale avversa. Un chiaro esempio è il match casalingo contro il Cagliari. Se infatti l’Inter fosse scesa in campo come quella famosa sera a Torino, non ci sarebbe stata partita e a quest’ora le discussioni sul rigore non concesso nel finale agli uomini di Stramaccioni sarebbero soltanto aria fritta. Moratti, invece che prendersela con il direttore di gara, si sarebbe dovuto chiedere il motivo della vulnerabilità della retroguardia nerazzurra, il motivo per il quale l’Inter è restata a guardare il Cagliari mentre giocava a calcio. Niente di tutto questo, no.

    CAPITOLO GIOVANI – Arriviamo poi ai giovani, tanto esaltati dalla dirigenza interista. I vari Coutinho, Alvarez e compagnia cantante (non citiamo quelli della Primavera) non stanno rendendo come ci si aspettava ad inizio anno. Il nuovo ciclo nerazzurro, nelle intenzioni di Moratti, doveva basarsi principalmente sull’esplosione dei giovani. E invece, fin dallo scorso anno, si è capito come gli acquisti targati Sudamerica (Alvarez e Jonathan) siano stati piuttosto insensati. A questo poi si aggiunge Coutinho, che resta di fatto l’oggetto misterioso della Pinetina. Senza parlare poi di Samuele Longo, ceduto in prestito all’Espanyol quando invece Stramaccioni aveva disperato bisogno di un’altra punta. E allora ecco che si rimane con dei ragazzi come Livaja, Garritano e Duncan, non ancora pronti al grande salto. La faccenda è resa poi grottesca dal momento che sull’altra sponda del Naviglio i cugini assistono alle prodezze di El Shaarawy e alla crescita impetuosa di De Sciglio.

    DULCIS IN FUNDO – Per non farci mancare niente c’è infine il capitolo Sneijder. La bomba ad orologeria è definitivamente esplosa. Prima il divieto di usare Twitter, ora la firma obbligatoria di un contratto che l’orange non è disposto a sottoscrivere, pena l’esclusione dalla squadra. Col senno di poi la gestione del caso Sneijder è stata piuttosto deleteria, sia per la squadra che per l’immagine del direttore tecnico Marco Branca. Wesley servirebbe come il pane a quest’Inter, che difetta in qualità nella manovra, sopratutto se manca (come a Parma ieri) un calciatore come Cassano. Siamo quindi davvero sicuri che la crisi Inter sia colpa solo degli arbitri?

    Federico Pisanu

  • Montolivo capitano del Milan, uno schiaffo alla tradizione

    Montolivo capitano del Milan, uno schiaffo alla tradizione

    Ha destato non poche perplessità vedere ieri sera Montolivo capitano del Milan nel big-match contro la Juventus. Perché l’ex viola ha indossato la fascia di leader? Questa la domanda che si pongono i tifosi del Diavolo, stupiti nello scorgere Riccardo con quello che è un qualcosa di più di un semplice simbolo. Montolivo come Baresi, Maldini, Gattuso, Seedorf, Pirlo? No, in realtà le cose non stanno esattamente così. C’è un abisso tra il centrocampista rossonero e le vecchie glorie del Milan, ciò è chiaro anche ai sassi. Chi è stato capitano della squadra rossonera capirà subito come ci sia qualcosa di diverso, quasi come se in atto ci fosse una svolta rivoluzionaria. E la fascia di capitano a Montolivo rappresenta l’esatto stato d’animo che si respira in quel di Milanello. Il passato è bello che morto, adesso l’unica cosa che conta per davvero è il futuro.

    L’INVESTITURA– Ipse dixit, così si diceva un tempo. In questo caso l’ipse è Berlusconi, che nella giornata di sabato, durante la sua seconda visita a Milanello, ha proclamato Montolivo capitano del Diavolo. Perché proprio l’ex giocatore della Fiorentina? Semplice, perché Montolivo ha dimostrato sul campo di avere tutte le qualità per indossare una fascia tanto pesante quanto carica di significato. Berlusconi l’ha definito il cervello del Milan, l’unico calciatore che può raccogliere l’eredità lasciata vacante da Pirlo. Lo stesso Montolivo ha poi dato lezione di carattere difronte a vecchi e nuovi compagni di squadra, tracciando la strada per un futuro più luminoso. Montolivo è infine il simbolo del nuovo corso, di quel progetto tanto sventolato ai quattro venti nelle ultime settimane. E allora è forse giusto così, Montolivo capitano in barba a tradizioni vecchie e ritrite, diventate ormai quasi stucchevoli.

    AC Milan v Juventus FC - Serie A
    Riccardo Montolivo capitano ieri contro la Juventus. Uno schiaffo alla tradizione | ©Claudio Villa/Getty Images

    GIA’, LA TRADIZIONE – C’era una volta la tradizione. No, non è l’inizio della favola per addormentare i bambini la notte. Un tempo al Milan vigeva la regola dell’età. Chi primeggiava nella speciale classifica della “permanenza”, si vedeva automaticamente assegnata la fascia da capitano in assenza del leader storico. Per questo appartiene tuttora ad Ambrosini, e per lo stesso motivo anche i vari Abbiati e Bonera possono beneficiare di tale titolo. Sì, fino a quando però? Da ieri a Milano, sponda rossonera, è stato tracciato il nuovo corso. Un futuro che vede il presidente Berlusconi più vicino, un futuro che strizza l’occhiolino ai giovani, un futuro che rompe definitivamente gli schemi col passato. Montolivo capitano, e niente sarà più come prima.

  • Pato incontra Galliani domani, i possibili scenari

    Pato incontra Galliani domani, i possibili scenari

    Dopo la vittoria di ieri contro la Juventus, il Milan è pronto ad affrontare la grana Pato. Martedì è previsto il vertice tra il calciatore e Adriano Galliani. Sarà presente anche il procuratore del numero 9 rossonero, Gilmar Veloz. In agenda il futuro del Papero a Milanello, messo in serio dubbio nella notte di Bruxelles. Le parole di Pato, oltre a rappresentare una nota stonata in un momento positivo per il club di via Turati, hanno il sinistro sapore dell’addio. Da valutare se si tratti di un addio definitivo o meno, dal momento che appare difficile pensare a un Milan pronto a cedere l’intero cartellino del brasiliano. Alexandre Pato incontra Galliani, inizia la resa dei conti tra il carioca ed il Milan. L’ipotesi più probabile resta comunque il prestito in Brasile.

    IL PROGETTO– La parola chiave, il tormentone che pervade gli antri di Milanello è “progetto”. Un progetto giovane, da realizzare nel giro di due-tre anni, e che ha come fine il ritorno al successo in campo nazionale. Le basi di questo progetto sono già presenti a Milano, e sono estremamente chiare a tutti. Fra queste Stephan El Shaarawy recita il ruolo di protagonista assoluto, il vero fiore all’occhiello della squadra allenata da Allegri. Ma Berlusconi ha ripetuto più volte che il “progetto” non si basa soltanto su di un unico elemento. Come sottolineato anche nella giornata di sabato, i tre uomini su cui rifondare il Milan sono quelli di Bojan, Pato e appunto il Faraone. Già, Pato, il fuoriclasse arrivato all’età di 18 anni e che fino a 2 anni e mezzo fa sembrava potesse spaccare il mondo, prima che gli infortuni prendessero il sopravvento.

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    Alexandre Pato in contra Galliani con il suo procuratore Gilmar Veloz. Sarà addio? | ©OLIVIER MORIN/AFP/Getty Images

    LA CURA– Su un punto siamo tutti d’accordo, Pato vuole giocare. Il voler essere sul terreno da gioco a tutti i costi non significa lasciare su due piedi il Milan e un club che comunque ha sempre avuto fiducia totale in lui. Voler giocare significa anche cogliere l’opportunità di un prestito, magari in Brasile (Corinthians?) oppure anche in Spagna (sì, ma in quale squadra?), nazioni dove possa avere quella tranquillità che il campionato di Serie A non riesce a trasmettergli, recuperando così una forma fisica ottimale per poi tornare in Europa rigenerato. Se lo augurano i tifosi, se lo augura il Milan, se lo augura lo stesso Pato.

    HA MERCATO? – Il prestito è una soluzione sotto tutti i punti di vista abbastanza razionale e logica. Chi infatti spenderebbe anche un solo euro per un calciatore sempre fermo ai box? Francamente nessuno, nemmeno quei club che hanno soldi da buttare (vedi Paris Saint Germain, vedi Manchester City). Lo sanno bene in Via Turati, lo capisce altrettanto bene Alexandre Pato, così come il suo procuratore. Appuntamento quindi a domani, quando verosimilmente Gilmar Veloz proporrà un prestito in Brasile per il proprio assistito. Un prestito adesso per tornare più forte di prima, o almeno quanto lo era prima.

    Federico Pisanu

  • Milan-Juventus 1-0, nove mesi dopo ancora polemiche

    Milan-Juventus 1-0, nove mesi dopo ancora polemiche

    Sono trascorsi nove mesi esatti da quel celeberrimo Milan-Juventus, matrix di tutte le polemiche trascinatesi fino al termine della stagione scorsa. Dopo 270 giorni i rossoneri si prendono la rivincita, battendo i campioni d’Italia per 1-0 grazie al discusso rigore trasformato da Robinho alla mezzora del primo tempo. Discusso per usare un eufemismo, in quanto la moviola ha chiarito ben presto come il penalty in realtà fosse inesistente. L’errore di Nicola Rizzoli è costato caro alla Juventus, che dopo essersi trovata in svantaggio non ha avuto la forza nei restanti 60 minuti di trovare la rete del pareggio. Al termine della partita ha vinto però il fair play, nota piacevolissima in rapporto a quanto accaduto nove mesi prima. Allegri ammette che il rigore fosse inesistente, così come Buffon e Marotta strigliano i giocatori per non aver giocato da Juve. Dopo la sconfitta di ieri i bianconeri restano fermi a quota 32 punti, in ogni caso saldamente al comando della classifica. Risale invece il Milan, che si porta in ottava posizione a 18 punti, a cinque lunghezze dal quinto posto.

    RUOLI INVERTITI – Il Diavolo ha vestito i panni della provinciale, come la posizione di classifica imponeva. Per novanta minuti il Milan ha recitato al meglio il copione che per anni è stato il canovaccio vincente della Juve. Orgoglio, cuore, pressing, c’era un po’ di tutto nelle gambe e nei polmoni dei calciatori rossoneri, guidati ieri sera dal capitano Montolivo, acclamato dal gruppo come nuovo leader vista l’assenza contemporanea di Ambrosini e Abbiati. Dall’altra parte c’era una Juventus manovriera, capace di realizzare un 62% di possesso palla rivelatosi alla fine infruttuoso. I ritmi utilizzati da Pirlo e compagni hanno ricordato al pubblico di San Siro quelli che il Milan era solito attuare in questi ultimi anni, dall’ultimo Ancelotti fino all’avvento di Leonardo. E’ stato quindi un Milan-Juventus alla rovescia se vogliamo, così come il punteggio finale, che ha premiato la squadra messa peggio in classifica.

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    La gioia dei rossoneri dopo Milan-Juventus | ©GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images

    LA CHIAVE – Oltre alla grinta e alla determinazione messe in mostra per novanta minuti, il Milan ha vinto la partita tagliando completamente i rifornimenti alle due punte centrali (Vucinic e Quagliarella, quest’ultimo sostituito da Giovinco nella ripresa). In questo hanno giocato un ruolo fondamentale l’ex Nocerino e sopratutto l’olandese De Jong, che come mediano di rottura davanti alla difesa riesce a dare il meglio di sé. I vari Pirlo, Vidal, e Marchisio non sono riusciti mai ad accendere e dialogare con i due attaccanti, rendendo così del tutto vano il copioso possesso palla. L’altra nota stonata in casa bianconera è rappresentata dall’ennesima prova negativa del cileno Isla, preferito a Liechtsteiner. La partita dell’ex Udinese dura soltanto un tempo, con Padoin che gli subentra ad inizio ripresa. E’ lo stesso Isla a indurre Rizzoli all’errore, con un intervento da Superman (cit. Francesco Falleti) in piena area di rigore. In assenza di Ibrahimovic il cileno ha voluto in un certo senso non far rimpiangere lo svedese. Peccato che il risultato non sia stato dei più felici.

    Le pagelle di Milan-Juventus 1-0 (25-11-2012)
    Mexes 7: ottima prova difensiva del francese dopo la brillante prestazione di Bruxelles. Allegri forse ha trovato la coppia titolare da qui fino al termine della stagione, con il colombiano Yepes (7) decisamente in palla affianco all’ex giallorosso.
    Montolivo 7: a fine partita dichiara come la serata di ieri sia stata la più bella della sua vita. Avere la fascia da capitano e l’investitura direttamente da Berlusconi ha reso Montolivo leader carismatico del nuovo centrocampo rossonero insieme a De Jong e Nocerino (6,5 ad entrambi).
    El Shaarawy 6,5: forse più in ombra rispetto ad altre partite, ma i suoi sono novanta minuti di completo sacrificio e abnegazione. Il 92 rossonero dà un ulteriore conferma di come la testa faccia la reale differenza tra un talento e un campione.
    Isla 3: disastroso. L’ex Udinese non ne azzecca una. Falloso tecnicamente, indisciplinato tatticamente, consegna il penalty agli avversari. La sua partita da incubo termina subito dopo l’intervallo. Rispetto ad Asamoah (5,5), il suo acquisto inizia ad essere considerato un grave errore.
    Pirlo 4,5: male, male, male. Torna a San Siro e torna ad essere il giocatore lento e poco lucido “ammirato” nell’ultimo periodo con la maglia del Milan. L’accoglienza dei tifosi rossoneri e le fatiche di Champions fanno il resto. Non che i suoi compagni di reparto, Vidal (5) e Marchisio (5) facciano di meglio, ma qualcosa in più i supporter bianconeri si aspettavano dall’ex Trilly Campanellino (cit. Carlo Pellegatti)
    Quagliarella 4: un fantasma. Mai in partita, mai un pallone giocabile. Ma la vera chicca la regala una volta sostituito, passando vicino ad Alessio e sussurandogli qualcosa. Mettiamo la mano sul fuoco che non siano stati gli auguri di Natale anticipati di un mese.

    Il tabellino di Milan-Juventus 1-0 (25-11-2012)
    Milan (4-3-3): Amelia 6, De Sciglio 6,5, Mexes 7 (Zapata 72′ 6), Yepes 7, Constant 6,5, Montolivo 7, De Jong 6,5, Nocerino 6,5, Robinho 6,5, (65′ Pazzini 6), Boateng 6 (83′ Flamini s.v.), El Shaarawy 6,5. Allenatore: Allegri 7
    Juventus (3-5-2): Buffon 6, Barzagli 5,5, Bonucci 5, Caceres 5, Isla 3 (46′ Padoin 5,5), Vidal 5, Pirlo 4,5, Marchisio 5, Asamoah 5,5 (72′ Pogba 5,5), Vucinic 5,5, Quagliarella 4 (57′ Giovinco 5). Allenatore: Conte 5

    Il video di Milan-Juventus 1-0 (25-11-2012) [jwplayer config=”60s” mediaid=”161556″]

  • Milan-Juventus, la notte delle stelle. Vucinic contro El Shaarawy

    Milan-Juventus, la notte delle stelle. Vucinic contro El Shaarawy

    La notte delle stelle, la notte dei rimpianti, la notte dei riscatti: a San Siro c’è Milan-Juventus, posticipo serale della 14 giornata di Serie A. Fino ai primi giorni di luglio si sarebbe parlato di Milan-Juventus come l’ennesima sfida scudetto tra le due protagoniste principali della passata stagione. Adesso invece, dopo la burrascosa estate vissuta a Milanello, il match di questa sera diventa classifica alla mano discretamente anonimo. C’è un Milan voglioso di riconquistare la sua perduta fama, dopo la qualificazione agli ottavi di Champions League e la seconda visita presidenziale nel giro di dieci giorni. Dall’altra c’è la Juventus, la stessa squadra capace di ammazzare il campionato lo scorso anno senza perdere neanche una partita. Il campo confermerà quanto già detto dai numeri?

    SORPRESA ROBINHO – Allegri ripropone anche per stasera il modulo visto nelle ultime due partite giocate dai rossoneri (Napoli, Anderlecht), dove il Milan ha conquistato 4 punti senza dubbio importanti, sia sotto il profilo psicologico (San Paolo), sia per l’aspetto sportivo-finanziario (Bruxelles). In attacco il capocannoniere della Serie A El Shaarawy sarà aiutato da Robinho e Boateng. Sorprendente la scelta dal primo minuto del brasiliano, autore dell’assist decisivo per El Shaarawy in occasione della seconda rete contro il Napoli. Binho è stato sponsorizzato dallo stesso presidente Berlusconi durante la visita di ieri a Milanello. Dopo aver parlato di Guardiola, evidentemente il numero uno di Via Turati ha usato argomenti altrettanto convincenti per la scelta del numero 7 rossonero. A centrocampo salvo sorprese Montolivo giocherà centrale tra Nocerino e De Jong, quest’ultimo apparso in ripresa nelle ultime uscite giocando come mediano di rottura. In difesa Allegri recupera Mexes e Constant dopo i problemi accusati nella trasferta belga. Tutto confermato quindi nel reparto arretrato, dove De Sciglio e Yepes (preferito ad Acerbi) insieme ad Abbiati cercheranno di fermare le offensive degli ospiti.

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    Il bianconero Vucinic, una delle tante stelle di Milan-Juventus | ©OLIVIER MORIN/AFP/Getty Images

    GIOVINCO INSIEME A VUCINIC – Ormai siamo abituati al rebus che accompagna la Juventus negli immediati pre-partita di Serie A e adesso anche d’Europa. Per il match contro il Milan Conte ha scelto Giovinco come compagno del montenegrino Vucinic. Per il resto non ci sono grandi variazioni di rilievo, se non la defezione di Chiellini in difesa, fermato da una leggera contrattura. Al posto del livornese scenderà in campo Caceres. L’uruguaiano ha già dimostrato di saper fare male nella scorsa stagione, quando un suo gol regalò il successo a San Siro agli uomini di Conte nella semifinale d’andata di Coppa Italia. A centrocampo i soliti noti, Vidal-Pirlo-Marchisio, chiamati a dominare la zona nevralgica del terreno di gioco. Per l’ex Pirlo quello di oggi sarà il quinto confronto con i rossoneri dopo esser arrivato a Vinovo la scorsa estate. Bilancio più che positivo per il bresciano, con una vittoria e tre pareggi complessivi.

    LA VARIABILE – Quando in campo scendono due squadre come Milan e Juventus l’attenzione ai dettagli deve essere fondamentale. E siccome siamo in Italia, la variabile impazzita del match potrebbe essere Nicola Rizzoli, l’arbitro designato da Braschi per dirigere Milan-Juventus. Hai visto mai che…

    Probabili formazioni Milan-Juventus (25-11-2012)
    Milan (4-3-3): Abbiati, De Sciglio, Yepes, Mexes, Constant, Montolivo, De Jong, Nocerino, Boateng, El Shaarawy, Pazzini.
    Juventus (3-5-2): Buffon, Bonucci, Barzagli, Caceres, Asamoah, Isla, Pirlo, Vidal, Marchisio, Vucinic, Giovinco.

    Federico Pisanu

  • Milan-Juventus ai raggi x, decisivo il centrocampo?

    Milan-Juventus ai raggi x, decisivo il centrocampo?

    Stasera si gioca Milan-Juventus, big-match della 14 giornata di Serie A. Per l’occasione abbiamo deciso di proporvi le due squadre sotto la nostra lente d’ingrandimento. Dal reparto difensivo a quello d’attacco, senza trascurare il centrocampo. Nomi, statistiche, curiosità, precedenti, tutto ciò che c’è da sapere su Milan-Juventus. Dove si deciderà la partita? Chi ha le migliori chances di aggiudicarsi la palma di migliore in campo? E’ davvero una partita sulla carta già scritta? Analizziamo tutto, ma proprio tutto, sulla sfida odierna. Prima del fischio d’inizio resta comunque una sola certezza: chiunque uscirà dal campo con i tre punti in mano avrà compiuto un’impresa. Bisogna però capire se sarà l’ennesima (sponda Juve) o la prima (vedi Milan). Tuffiamoci insieme nel mare di Milan-Juventus.

    LA DIFESA– Il primo round se lo aggiudica la formazione bianconera. Tra Buffon (8) e Abbiati (6) non c’è davvero storia. Sempre regolare il primo, mentre il rossonero è costante nella sua imprevedibilità (dalla Russia al San Paolo, tanto per citare un esempio). Passando alla difesa, è vero che nella Juve mancherà Chiellini, ma il reparto bianconero ha comunque dimostrato di cavarsela egregiamente anche senza il livornese (sopratutto se a sostituirlo è Caceres, in gol a San Siro nella semifinale d’andata di Coppa Italia lo scorso anno), potendo contare su una certezza come Barzagli (8). Di contro la retroguardia del Milan quest’anno ha fatto acqua da tutte le parti (in tredici partite 18 gol subiti, di cui sette in casa), offrendo in più di un’occasione il fianco alla critica. Che Mexes (6) risulti ancora una volta decisivo come in Champions stentiamo a crederlo.

    Milan-Juventus
    Arturo Vidal, sarà lui a decidere Milan-Juventus? | ©Claudio Villa/Getty Images

    IL CENTROCAMPO – E qui il divario si trasforma in abisso. Il reparto nevralgico della Juventus è tra i migliori in Europa per corsa, qualità e aggressività. Uno dei suoi degni rappresentanti è Pirlo (8) che solo due anni fa viveva il “clasico” italiano nella Milano rossonera. Ora invece è il regista di un’orchestra perfetta, con Vidal (9) massimo interprete della filosofia bianconera. Se la Juve prenderà in mano la partita, e di questo siamo più che certi, il centrocampo di Conte distruggerà quello di casa, con il solo Montolivo (7) degno di nota. Se poi aggiungiamo all’analisi anche gli esterni, sulla fascia sinistra la sfida tra Asamoah (8) e De Sciglio (7) sarà con ogni probabilità vinta dal ghanese, con la diretta conseguenza di mancanza di cross per l’ariete Pazzini.

    L’ATTACCO – L’unico reparto dove regna l’equilibrio. Due top-player la faranno da padrone. Da una parte El Shaarawy (9), il capocannoniere del campionato, dall’altra Vucinic (8), l’unico attaccante di vera caratura internazionale della truppa di Conte. Tutto il resto è noia, come direbbe il mio amico Califano. Se Giovinco (6,5) si è reso suo malgrado protagonista di prove opache quando l’avversario era di un certo calibro (sopratutto in Nazionale), non va meglio in casa Milan, dove si continua a sperare nella rinascita di Boateng (5) e nei gol di Pazzini (6).

    MILAN                                       JUVENTUS    
    Abbiati 6                                    Buffon 8
    De Sciglio 7                              Bonucci 7
    Mexes 6                                     Barzagli 8
    Yepes 6,5                                 Caceres 6,5
    Constant 6                                Isla 6
    Montolivo 7                                Asamoah 8
    De Jong 5,5                              Pirlo 8
    Nocerino 5,5                             Vidal 9
    Boateng 5                                  Marchisio 7,5
    Pazzini 6                                    Giovinco 6,5
    El Shaarawy 9                          Vucinic 8

    TOT:  69,5                                  82,5

    Federico Pisanu